Abbasso il colesterolo! Con gli integratori…

Ne soffre oltre la metà della popolazione italiana.
L’ipercolesterolemia è uno dei problemi caratteristici dei paesi occidentali, con le note conseguenze sull’incidenza delle famigerate malattie cardiovascolari.
Si calcola che in Italia il 44% di tutti i decessi sia dovuto a patologie del sistema cardiocircolatorio e che considerando i parametri attuali della cosiddetta “speranza di vita”, ogni anno queste malattie sottraggano potenzialmente circa 300 mila anni alle persone under 65. Si capisce perché il colesterolo sia diventato nell’immaginario collettivo uno dei principali spauracchi invitati (non graditi) alle nostre tavole, ma questo comporta spesso esasperazioni e interpretazioni sbagliate della questione, in particolare del ruolo dell’alimentazione.

Ne parliamo con il professor Cesare Sirtori, Preside della facoltà di Farmacia, Professore di Farmacologia Clinica presso l’Università degli Studi di Milano e Presidente SINut (Società Italiana di Nutraceutica).

Perché il colesterolo è prima di tutto una sostanza indispensabile alla sopravvivenza degli organismi animali, una molecola lipidica necessaria alle nostre funzioni vitali. Il punto è controllarne quantità e qualità, perché è quando raggiunge livelli eccessivi che diventa davvero dannoso. Ecco perché è importante prima di tutto adottare uno stile di vita corretto, concetto che comprende non solo le abitudini alimentari ma anche, per esempio, la lotta alla sedentarietà e al fumo. Quando questo approccio non dovesse bastare, entrano in campo la farmacologia e – per le forme di ipercolesterolemia modesta o moderata – un’ampia gamma di integratori e nutraceutici, ovvero estratti di piante, animali, minerali e micro-organismi che vengono utilizzati come nutrienti isolati o supplementi.

«Il colesterolo è un componente dietetico e delle cellule, nonché una sostanza base per la vita degli organismi superiori. È tra l’altro il precursore della vitamina D e degli ormoni sessuali, e in breve senza di lui la cellula muore, spiega il Professor Sirtori. D’altra parte è anche l’unico di quelli che chiamiamo “grassi” a determinare dei cristalli, e poiché quando è in eccesso si accumula nelle arterie la sua forma cristallina rende le loro pareti instabili, a rischio di rottura. Potenzialmente è dunque anche molto dannoso e può determinare un rischio mortale. Parlando di quantità, peraltro, va detto che non più del 20% del colesterolo proviene dall’alimentazione (il restante 80% è di natura endogena, ndr) e che nelle persone molto grasse può arrivare a quantità totali nell’intero organismo che non superano l’etto di peso. Parliamo quindi di numeri bassi in senso assoluto». Sempre restando alla natura del colesterolo.

 

C’è colesterolo e colesterolo…
Quello presente nel sangue è veicolato da vettori diversi, le lipoproteine, che possono essere a densità bassissima (vldl), bassa (ldl) o alta (hdl). Nel dettaglio, le lipoproteine ldl veicolano tra il 60 e l’80% del colesterolo sierico, quello che va nei tessuti e che può finire nelle arterie (per questo è detto “cattivo”). Le hdl svolgono la
funzione opposta, ossia trasportano quello in uscita e lo rimuovono dalle arterie (ecco la medaglia di “colesterolo buono”).
Infine le lipoproteine a bassissima densità sono quelle che veicolano i trigliceridi.

Precisa il Professor Sirtori: «Di solito negli individui magri e in salute, che praticano attività fisica e hanno uno stile di vita sano i valori hdl sono più alti. Schematizzando si può dire che in un maschio adulto sano e non fumatore (il fumo abbassa il livello di hdl) il colesterolo ldl dovrebbe essere sotto il valore 160 mg/dl e l’hdl sopra i 40. In una donna il valore ideale ldl resta costante, mentre sale a oltre 50 quello hdl. Se il primo parametro va oltre la soglia e l’altro è invece più basso, si entra nella fascia di rischio cardiovascolare.
Il problema maggiore è poi l’associazione tra trigliceridi alti, hdl basso e pressione moderatamente alta: in quel caso si ha la cosiddetta Sindrome Metabolica, che porta a un notevole aumento di rischio vascolare, soprattutto per le donne con accumulo adiposo nella parte alta del corpo».

 

Quando si entra in zona di allarme diventano necessari l’approccio dietetico ed eventualmente quello farmacologico.

La dieta e gli integratori
A tavola bisogna eliminare prima di tutto le uova, i grassi saturi (quelli solidi a temperatura ambiente, per esempio burro e strutto) e i cibi ricchi di grassi animali, come formaggi, carni rosse, frattaglie. Viceversa va aumentato il consumo di proteine vegetali come quelle contenute nelle leguminose, per esempio nella soia e nel lupino – «Sono nutraceutici molto importanti e risultano particolarmente attivi in chi ha una colesterolemia elevata» – e gli alimenti ricchi di fibra, a cominciare da frutta e verdura. Se regolarsi ai pasti non basta, ecco che entrano in gioco gli integratori, prima di assumere i quali è però sempre importante consultare un medico, per verificare l’esistenza di possibili controindicazioni individuali. Ancora Sirtori: «Gli integratori funzionano se il problema è modesto, nel senso che l’abbassamento c’è ma è moderato. In certi casi però è lecito provare con questi prima che con i medicinali, guardandosi dai messaggi pubblicitari con promesse miracolose.»

Le molecole che fanno bene
«Le molecole più interessanti in questo senso sono i fitosteroli, sostanze simili al colesterolo ma di origine vegetale. In natura si trovano negli oli vegetali, nella frutta secca e in alcuni semi e legumi. Come integratori di solito sono inseriti nello yogurt e nel latte e dunque sono facilmente assimilabili.
Diminuiscono l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale e possono portare a una sua diminuzione di circa il 10%. Noti sono anche gli effetti del riso rosso fermentato, che contiene una statina naturale. In alcuni soggetti l’integrazione con il riso rosso ha dimostrato di avere un’ottima attività normalizzante sui livelli di colesterolemia totale. Una sostanza che negli ultimi anni ha riscosso molto interesse in ambito scientifico è poi la berberina, un alcaloide vegetale rivelatosi particolarmente efficace nell’aumentare l’attività dei recettori epatici per le ldl». In parole semplici, accresce la capacità del fegato di catturare e metabolizzare il colesterolo in eccesso: i livelli della sua concentrazione ematica possono diminuire del 29%, quelli dei trigliceridi anche del 35%. In commercio esistono dei prodotti in cui la berberina è associata al riso rosso e ai policosanoli, altre sostanze di origine vegetale importanti su questo fronte. Un posto importante è occupato poi dai polifenoli, le molecole antiossidanti
più presenti nel mondo vegetale, utili nel prevenire appunto l’ossidazione delle lipoproteine e quindi nel ridurne l’effetto nocivo. Dei polifenoli fanno parte per esempio il resveratrolo (presente nella buccia dell’uva, nel vino rosso e nelle arachidi, ma commercializzato come integratore), le catechine del tè e la quercitina delle cipolle. Conclude il professor Sirtori: «Infine gli Omega 3, noti anche come Olio di pesce, sono una miscela di grassi insaturi che pur avendo un effetto limitato sul colesterolo (un lieve aumento dell’hdl) abbassano i trigliceridi anche dal 25 al 30%, e perciò possono essere molto utili per ridurre il rischio cardiovascolare».

 

A cura di: Natalia Mongardi

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?