Celiachia: impariamo a conoscerla

Che cos’è la celiachia
Avvertite gonfiore e dolore addominale, fate fatica a digerire, vi sentite affaticate, magari siete anche un po’ nervose e non siete ancora riuscite a capire perché, nonostante gli esami medici di routine siano tutti a posto? Potrebbe essere colpa della celiachia, una patologia subdola e a volte difficile da individuare. La celiachia è una malattia infiammatoria e autoimmune dell’apparato digerente che danneggia l’intestino tenue, scatenata – in persone geneticamente predisposte – dall’assunzione di alimenti contenenti glutine, al quale l’organismo risulta intollerante. Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali (frumento, segale, orzo, farro, spelta, kamut, triticale). L’intolleranza, infatti, fa sì che quando si consumano alimenti contenenti glutine (anche in tracce) o altre sostanze derivate dai cereali a rischio  l’organismo cerchi di difendersi producendo anticorpi che danneggiano i villi intestinali, provocando così un difetto nell’assorbimento delle sostanze nutritive. I principali anticorpi responsabili della malattia sono quelli diretti contro la transglutaminasi intestinale, un enzima necessario per la digestione del glutine. Questa reazione immunitaria anomala, però, si verifica solo in persone geneticamente predisposte, portatrici di due geni specifici (HLA DQ2 e DQ8). Il possesso di questi geni, comunque, è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per lo sviluppo della celiachia e non è detto che chi li ha nel proprio DNA si ammali per forza. A scatenare la malattia, infatti, concorrono anche fattori ambientali ancora largamente sconosciuti. Uno di questi potrebbe essere l’infezione da rotavirus, uno dei più diffusi e pericolosi virus intestinali che colpiscono i bambini.

Celiachia - EsseredonnaonlineCome si manifesta
La malattia celiaca, in effetti, esordisce spesso nell’infanzia, ma può comparire o aggravarsi anche in età adulta (sembra siano in aumento i casi diagnosticati dopo i 60 anni). Nel bambino, le manifestazioni tipiche sono perdita di peso, carenze nutritive di vario tipo, affaticamento e anemia – tutte riconducibili al malassorbimento dei nutrienti -, accompagnate da disturbi gastrointestinali di vario tipo, tra cui bruciori di stomaco, difficoltà di digestione, gonfiore e dolori addominali, diarrea intermittente e inappetenza. Talvolta possono essere accompagnate da stomatiti orali (formazione di ulcere dolorose in bocca) ricorrenti, cefalee, sensazione di malessere generale, senza trascurare segnali psicologici come ansia, nervosismo e depressione. Di tutto un po’, insomma. Nell’adulto sono meno frequenti i sintomi legati al tratto digerente e sono invece più comuni quelli extra-intestinali; inoltre, la sintomatologia può essere lieve e un po’ sfumata, o addirittura del tutto assente (si parla in questi casi di celiachia silente), tanto che il celiaco può convivere con la patologia per anni stando benissimo, senza rendersi conto di averla. Di norma, la gravità delle manifestazioni è correlata all’estensione della malattia lungo l’intestino, ma sarebbe un errore pensare che le forme silenti siano più ‘benigne’ e meno pericolose. Le conseguenze di una celiachia non trovata e curata per tempo, infatti, possono essere serie, e anche chi non presenta alcun sintomo, col tempo, può sviluppare complicazioni come osteoporosi (legata al ridotto assorbimento di calcio e alla carenza di vitamina D), aborti spontanei, infertilità e tumori intestinali.

Come si scopre
Purtroppo, l’estrema variabilità e aspecificità delle manifestazioni della celiachia, comuni anche a molte altre patologie, fa sì che la diagnosi non sia facile e, spesso, sia tardiva o addirittura sbagliata. In media, passano più di 6 anni dal momento in cui ci si accorge di qualche sintomo alla scoperta effettiva della malattia. Inoltre, secondo alcune stime, per ogni caso noto ce ne sarebbero almeno dieci ignari di essere malati e che, di conseguenza, non fanno alcuna dieta gluten-free. Una diagnosi precoce, invece, è molto importante; nel bambino per garantire uno sviluppo corretto, più in generale per evitare complicazioni nel lungo periodo. Gli esami da fare sono sostanzialmente due: un’analisi del sangue alla ricerca di anticorpi specifici e una biopsia per verificare le condizioni dell’intestino. Il primo step è il dosaggio nel sangue degli anticorpi anti-transglutaminasi tissutale (anti-tTG) di classe IgA, semplice, economico e molto sensibile. Nei casi dubbi, si possono affiancare anche il dosaggio degli anticorpi anti-endomisio di classe IgA (EMA) e, specie nei bambini al di sotto dei 2 anni, quello degli anticorpi anti-gliadina di classe IgA e IgG (AGA), sebbene l’utilità di quest’ultimo sia oggi fortemente dibattuta. Se entrambi i test sono negativi, la celiachia si può escludere, se sono positivi, invece, la presenza della malattia è fortemente probabile, sebbene non certa al 100%. Per una conferma definitiva occorre fare una biopsia intestinale, eseguita per via endoscopica mediante gastroscopia al fine di controllare lo stato dei villi. L’esame si esegue introducendo un tubicino lungo e sottile (l’endoscopio) attraverso la bocca e lo stomaco, fino ad arrivare all’intestino tenue, dove lo strumento preleva alcuni campioni di tessuto che saranno poi sottoposti a un esame istologico per valutare se e quanto la mucosa è danneggiata, e in particolare se i villi sono atrofizzati.

Novità all’orizzonte per la diagnosi
La biopsia è considerata il “gold standard” per una diagnosi certa della celiachia. Resta il fatto, però, che sia un esame invasivo, e costoso. Proprio per questo, la sua obbligatorietà per confermare la presenza della malattia quando i test degli anticorpi sono positivi inizia a essere messa in discussione. Per esempio, secondo le nuove linee guida della European Society of Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) per la diagnosi in età pediatrica, non è più obbligatoria. Invece, quando il test degli anti-tTG è positivo (con valori oltre 10 volte la norma), bisogna procedere con il dosaggio degli EMA, abbinato a un test genetico per verificare se si è portatori dei geni predisponenti HLA DQ2 e DQ8. Se anche questi due esami sono positivi, la diagnosi è sicura e si può iniziare subito la terapia, che consiste unicamente nell’eliminazione totale del glutine dalla dieta, evitando così la gastroscopia. Ma all’orizzonte c’è anche un test, messo a punto all’Istituto Gaslini di Genova, che potrebbe consentire nei soggetti predisposti una diagnosi molto precoce della celiachia, ben prima dell’esordio dei sintomi e della comparsa degli anticorpi anti-tTG. L’esame richiede un semplice prelievo di sangue e consiste nella ricerca nel siero di anticorpi diretti contro una proteina prodotta dal rotavirus, chiamata VP7. In precedenza, il team del Gaslini aveva scoperto che l’infezione da rotavirus può scatenare la celiachia in presenza della predisposizione genetica e che i bambini infettati producono anticorpi diretti contro la VP7 anche 10 anni prima della comparsa della malattia e prima degli anti-tTG. Da lì a sviluppare un test per il dosaggio di questi anticorpi il passo è stato breve. Per ora, l’esame è disponibile soltanto nel centro genovese, ma in tempi brevi, assicurano i ricercatori, potrebbe diffondersi anche in altri ospedali.

 

Alla ricerca della spiga sbarrata

A cura della Redazione

Una dieta gluten-free richiede l’eliminazione di tutti gli alimenti che contengano frumento, (compresi kamut, spelta, farro, malto), orzo e segale, e loro derivati. Pasta, pane e in generale tutti i prodotti da forno sono dunque messi al bando. Sono invece permessi altri cereali (il riso ed il mais, il miglio, la quinoa e l’amaranto), purché non contaminati da glutine nel corso della lavorazione.

Nessun problema per tutti quegli alimenti che sono naturalmente privi di glutine quali verdure, legumi, frutta, carne, pesce, uova, latte e derivati. E’ tuttavia bene ricordare che anche questi – in origine privi di glutine – potrebbero contenerne nel prodotto lavorato e finito che troviamo in commercio.

Per non correre rischi, è bene cercare prodotti contrassegnati dal simbolo della spiga di grano sbarrata. Questo marchio – presente sempre più spesso sulle confezioni di prodotti in commercio – certificano la totale assenza – anche in tracce – di glutine.

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