Contro i calcoli anche la dieta può aiutare

Contro i calcoli anche la dieta può aiutareCon la consulenza della dottoressa Rossella Gaggi, nefrologa dell’Ospedale S. Orsola Malpighi di Bologna.
Chi ha avuto i calcoli renali almeno una volta (un italiano su 10, secondo una recente indagine) e, a causa loro, ha vissuto l’esperienza di una colica renale, difficilmente se ne dimentica. I dolori delle coliche, infatti, sono tra i peggiori possibili. Dato che i fastidiosi ‘sassolini’ hanno una spiccata tendenza a riformarsi, cercare di prevenirli è d’obbligo. Come? Seguendo due regole basilari: bevendo a sufficienza e stando attenti alla dieta.
Acqua in abbondanza
Il primo accorgimento da seguire per allontanare il rischio di nuovi calcoli è bere acqua in abbondanza, in modo da diluire a sufficienza nelle urine le sostanze che, se troppo concentrate, possono precipitare e aggregarsi, dando origine ai calcoli. In genere, alle persone predisposte, si consiglia un consumo di circa 2-3 litri al giorno, meglio se suddivisi equamente in tante piccole bevute durante la giornata. L’obiettivo dovrebbe essere quello di produrre 2 litri di urina nelle 24 ore.
Anche con l’acqua, comunque, non bisogna eccedere: il rischio, infatti, è quello di sottoporre i reni a un superlavoro che potrebbe danneggiarli e provocare alterazioni dell’equilibrio idrosalino. L’apporto idrico andrebbe incrementato soprattutto in situazioni potenzialmente critiche come pasti abbondanti, perdita copiosa di liquidi dovuta a vomito o diarrea, sudorazione eccessiva legata all’attività sportiva o al caldo.
Un’ottima spia del giusto grado di idratazione è il colore dell’urine: tutto ok se è giallo pallido; se, invece, è più scuro e tendente al marrone, la pipì è troppo concentrata e ciò può favorire la formazione dei calcoli.
Chi tende a formare questi depositi, inoltre, dovrebbe preferire acque a basso contenuto di sodio e di calcio, che facilitano la diuresi: quelle minimamente mineralizzate (con un residuo fisso cioè inferiore a 50 mg/l) e le oligominerali (con un residuo fisso inferiore a 500 mg/l). No, invece, alle acque minerali (fino a 1000 mg/l di residuo fisso), ma anche agli alcolici, che fanno aumentare l’escrezione nelle urine di alcune sostanze responsabili dei calcoli.
Da limitare, se non proprio eliminare, anche caffè, tè e succhi di frutta. Queste bevande, infatti, sono tutte ricche di ossalati e andrebbero limitate, in particolare da chi tende a formare calcoli di ossalato di calcio.
Attenzione alla dieta, ma che sia su misura
Sì, perché i calcoli non sono tutti uguali. Al contrario, ne esistono diversi tipi. I più comuni sono quelli di ossalato di calcio (circa il 70% dei casi), seguiti da quelli di urato di calcio (10%), fosfato di calcio (3-10%) e struvite (10-20%); più rari quelli di cistina (1%). E il primo passo per combatterli con l’alimentazione è capire di che cosa sono fatti, rivolgendosi al medico curante per tracciarne l’identikit chimico e avere consigli nutrizionali ‘su misura’, i più indicati al proprio caso. Dato che i calcoli sono diversi, infatti, non esiste una dieta preventiva uguale per tutti. Inoltre, anche se il ruolo dell’alimentazione nello sviluppo dei calcoli renali è stato molto ridimensionato negli ultimi anni e nessun calcolo, a prescindere dalla composizione, dipende solo da una dieta sbagliata – a contare è soprattutto la predisposizione genetica -, è altrettanto vero che alcune abitudini sbagliate possono favorirli e chi ne soffre, pertanto, deve stare particolarmente attento a cosa mangia.
Carne con moderazione, verdure sì, ma non tutte
Le persone che tendono a formare calcoli di urato (tipicamente associati a urine con pH acido), dovrebbero per esempio ridurre il consumo di carni (soprattutto carni rosse) e, in particolare, evitare un eccesso di proteine animali e limitare gli alimenti ricchi di purine, che vengono trasformate dall’organismo dando origine a cristalli di urato. Occhio, dunque, a salumi e insaccati, fegato, interiora, estratti di carne e selvaggina, ma anche acciughe, sardine, merluzzo e crostacei.
È risaputo, invece, che una dieta sana deve prevedere frutta e verdura in quantità. In caso di calcolosi renale, tuttavia, qualche distinguo è d’obbligo. Alcuni vegetali, infatti, sono particolarmente ricchi di ossalati e andrebbero quindi mangiati con parsimonia in presenza di calcoli di ossalato di calcio (associati a urine con pH neutro o basico). Tra questi, ci sono bietole, barbabietole, cavoli, piselli spinaci, asparagi, rabarbaro, noci, nocciole e – brutta notizia per i cioccolato-dipendenti – anche il cacao. Via libera, invece, a carote, sedano e cavolfiore. Ottimi anche il limone e, in generale, le spremute di agrumi, che, grazie all’acido citrico, fanno aumentare il pH delle urine e riducono la formazione dei cristalli di urato e cistina. Altri vegetali di cui si può ed è bene abbondare sono cipolla, carciofo, cavolo e mela, grazie allo spiccato effetto diuretico.
Il ruolo dei sali
Una raccomandazione generale su cui tutti gli specialisti concordano è quella di ridurre l’apporto di sale da cucina e di alimenti molto salati, come carni conservate, insaccati, snack e cibi confezionati. Una dieta ricca di sale e in particolare di sodio, infatti, fa aumentare la concentrazione di calcio delle urine e le rende più acide, favorendo la formazione dei calcoli. Per questo, non bisognerebbe superare i 5-6 grammi al giorno, compreso il sale contenuto nei cibi, e quindi non oltrepassare i 3 grammi da aggiungere gli alimenti.
Altro discorso, invece, per quanto riguarda il calcio. Un tempo era messo all’indice, tanto che ai formatori di calcoli si consigliava di bandire totalmente o quasi dalla tavola i cibi ricchi di questo elemento, come latte e formaggi, con il rischio di andare incontro a gravi carenze e, nelle donne in menopausa, facilitare la comparsa dell’osteoporosi. Oggi, invece, si sa che un apporto corretto di calcio (circa 1200 mg al giorno) non solo non predispone ai calcoli, ma può avere addirittura un effetto preventivo, in quanto riduce l’assorbimento intestinale dell’acido ossalico, che è in realtà il principale colpevole dei ‘sassolini’. È ormai appurato, infatti, che la probabilità di formare ripetutamente calcoli dipende molto più dai livelli urinari di ossalato che non da quelli di calcio. L’importante, quindi, è non esagerare.

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