Educazione alimentare: come insegnare ai bambini a mangiare correttamente

Con la consulenza del dottor Pier Carlo Salari, da vent’anni pediatra di Consultorio a Milano nonché traduttore dell’edizione italiana di “Pediatrics”.


Dottor Salari, come s’insegna ai bimbi la buona alimentazione?
Premessa indispensabile: ai genitori, per primi, spetta la responsabilità di educare al gusto il proprio bimbo. Ogni papà e ogni mamma, infatti, deve conoscere come nascono le preferenze alimentari, così da essere in grado di indirizzarle e, quando necessario, correggerle. Per i bambini i sapori – al pari di ogni altra stimolazione sensoriale – rappresentano un’esperienza nuova. L’unica propensione naturale è quella per il sapore dolce (nella fattispecie il lattosio, principale zucchero del latte, funge da importante stimolo guida). Gli altri gusti, invece, vengono scoperti con lo svezzamento.

È tuttavia opportuno tenere ben presenti alcuni punti. Fra questi:

  • non pensare che il piccolo abbia le nostre stesse preferenze;
  • ricordare che i sapori forti (dolce/salato) danno luogo a un imprinting per cui il bambino che viene condizionato in tal senso tenderà anche in seguito a preferire alimenti carichi di sapore, o a fare un uso spropositato di zucchero e/o sale;
  • il sale non va introdotto prima dell’anno d’età, dopodiché bisogna sempre controllarlo (è oggi dimostrato che gli adulti assumono due volte, e talvolta tre, il fabbisogno di sodio!);
  • dal 6° al 15°-18° mese il bambino si trova nella migliore condizione di accettare cibi e sapori nuovi. poiché poi subentra la cosiddetta “neofobia”, cioè la paura per le esperienze nuove, che rende il bambino meno recettivo e disposto ad accostarsi ad alimenti non ancora sperimentati.

 Sappiamo che in Italia si sta raggiungendo il non invidiabile primato di incidenza dell’obesità infantile
Purtroppo sì. Ed è anche per questo motivo che una corretta alimentazione “vale doppio”: fa crescere bene il proprio bambino e lo prepara ad essere un adulto più sano, consapevole dei pericoli cui si va incontro con una propensione precoce all’obesità. Insomma: adottare uno stile di vita all’insegna dell’equilibrio e della salute previene fin dall’inizio i gravi rischi di sovrappeso e di obesità infantile.


Parliamo del rapporto con il cibo: c’è un modo per riconoscere la fame reale?

Fino a un anno il lattante si autoregola. Il modello fisiologico è quello dell’allattamento al seno a richiesta. I bambini alimentati al biberon non vanno forzati. Spesso i genitori fanno riferimento a tabelle di consumi medi e non considerano che ogni bambino ha esigenze diverse.
Durante la fase dello svezzamento il bambino non deve essere costretto a finire la pappa; se è molto vorace, è meglio proporgli la pappa in 2-3 riprese anziché in un piatto solo. Importante è poi il rispetto dell’orario dei pasti, che scandisce la giornata e i ritmi quotidiani del piccolo. Ai più grandicelli, in caso di fame fuori orario, è meglio dare un frutto (per esempio, una mela), piuttosto che non uno spuntino. Infine, se un bambino pratica attività ludico-sportiva, non bisogna pensare che i suoi fabbisogni energetici aumentino a dismisura.

Mangiare bene: che cosa cucino al mio bambino?

  • Cominciare facendo una spesa sana (no al junk food): privilegiare alimenti naturali, non precotti.
  • frutta e verdura: sempre!
  • forme e colori: anche la presentazione è importante: per il bambino, anzi, l’aspetto è fondamentale. Ricordare poi che il clima emotivo in cui si consumano i pasti può contribuire a legare alimenti o piatti a stati d’animo o momenti più o meno piacevoli.
  • Autonomia a tavola accompagnata dall’attenzione a tutti i “riti” della tavola apparecchiata; è importante lasciare il bambino libero di manipolare il cibo.
  • Dopo l’anno è giusto cheil piccolo possa assaggiare gli stessi piatti degli adulti (sono gli adulti che devono rendere il proprio menu a misura di bambino). Ricordate però che i prodotti per gli adulti non rispondono sempre a standard rigorosi come quelli imposti ai baby food

 

Ci fornisce indicazioni pratiche per educare ad una dieta corretta e salutare i propri figli?
Volentieri. La mia esperienza professionale di pediatra, unita alla ricerca sperimentale e clinica nell’ambito della nutrizione cui mi dedico, m’impongono di consigliare per una corretta alimentazione dei bambini, in primis, queste dritte: in famiglia mangiare assieme gli stessi cibi (il buon esempio è fondamentale!); evitare pressioni, divieti e premi; al contrario, stimolare la curiosità alimentare. In particolare, è bene seguire una sorta di vademecum, composto da almeno nove punti:

  1. dedicare il giusto tempo ai pasti, a partire dalla prima colazione, che non deve essere mai saltata;
  2. prestare attenzione ai quantitativi (porzioni) ed evitare il bis dei piatti;
  3. i genitori devono per primi dare il buon esempio di una dieta varia;
  4. il piatto unico (si veda la pasta al ragù oppure la pasta e fagioli, il pesce con verdure) è un’ottima strategia per controllare i consumi e realizzare piatti ricchi e colorati;
  5. coinvolgere il bambino in cucina;
  6. per far apprezzare i vegetali, l’esperimento di coltivare una piantina sul balcone di casa può essere molto coinvolgente;
  7. rispettare le frequenze settimanali consigliate dalla piramide alimentare: tre-quattro volte la carne, tre volte il pesce, tre i legumi, una-due i formaggi, una-due l’uovo, moderare salumi e condimenti;
  8. non abbinare nello stesso pasto fonti diverse dello stesso nutriente: ad esempio, assolutamente no a carne + uovo, oppure carne + formaggio (l’eccesso di proteine è un importante fattore promuovente l’obesità infantile );
  9. non somministrare latte vaccino prima del dodicesimo mese, poi sarebbe preferibile il latte di crescita fino al secondo anno e oltre.

 

A cura di: Minnie Luongo

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