Fame nervosa: se lo snack fuori pasto diventa un bisogno

Fame nervosa: se lo snack fuori pasto diventa un bisognoCon la consulenza di Fabiola De Clerq, presidentessa dell’associazione ABA per lo studio di anoressia, bulimia e disordini alimentari, e della dottoressa Patrizia Maria Gatti, dietologa a Milano.
“Non è proprio fame… è più… voglia di qualcosa di buono” recitava lo spot di un famoso cioccolatino, sintetizzando alla perfezione quel che può succedere a chi mangia non per soddisfare la fame biologica (finalizzata a garantire al corpo l’energia e i nutrienti di cui ha bisogno) ma, piuttosto, per placare la cosiddetta ‘fame nervosa’.
È fame nervosa o vero appetito? Come riconoscerla
Chiamata dagli psicologi ‘alimentazione emotiva’, la fame nervosa viene considerata a tutti gli effetti un disturbo del comportamento alimentare, che, pur con vari livelli di gravità, si manifesta con sintomi chiari e facilmente individuabili. La voglia di cibo non è scatenata da un vero appetito, ma da un bisogno spesso improvviso e incontrollabile di mettere in bocca qualcosa per contenere e combattere emozioni di vario tipo, soprattutto ansia e noia, che non si riesce a gestire altrimenti. Inoltre, durante l’attacco di fame nervosa, la persona mangia tipicamente in modo compulsivo: velocemente, con voracità e senza realmente gustare i sapori. Qualunque alimento va bene: dolce o salato, magro o grasso che sia, pur di soddisfare il proprio impulso il mangiatore nervoso non fa distinzioni, anche se tende a preferire gli alimenti ipercalorici e più ‘gratificanti’. E l’assalto alla credenza o al frigorifero può avvenire a qualunque ora della giornata, anche se è più frequente nelle ore serali e notturne. In ogni caso, spiega la dietologa Patrizia Gatti, “qualunque sia lo stato d’animo che ha dato il la a un attacco di fame nervosa, il risultato finale è sempre uguale. L’effetto confortante del cibo è chiaramente temporaneo e palliativo. Una volta esauritosi, l’emozione negativa può riaffiorare, quasi sempre aggravata da un senso di colpa e vergogna per non essere stati capaci di tenersi a freno”.
Da dove nasce la fame nervosa
Dove nasce il problema? Le cause possono essere biologiche, psicologiche o entrambe. Il centro di controllo dell’appetito si trova all’interno del cervello, nell’ipotalamo. Secondo alcuni, disturbi alimentari come la fame nervosa e anche la bulimia dipendono dal fatto che qualcosa si è inceppato in questo meccanismo fisiologico di controllo, il quale non funziona più come dovrebbe. Altri, invece, propendono per un’interpretazione più psicologica. Infatti, ci sono molte prove dell’esistenza di una stretta correlazione tra cibo ed emozioni. “Chi è capace di mangiare qualunque cosa e a qualsiasi ora, spesso lo fa per riempire un vuoto che non è quello di stomaco” spiega Fabiola De Clerq, presidentessa dell’Associazione ABA per lo studio di anoressia, bulimia e disordini alimentari. “La persona avverte un disagio non ben definito, un’insoddisfazione, un’emozione non esattamente messa a fuoco che la spinge a mettere in bocca in bocca tutto quello che trova per calmarsi, senza avere una vera fame biologica” aggiunge De Clerq. “In questi casi, il cibo diventa un mezzo per colmare il vuoto e trovare conforto quando sensazioni negative come lo stress, l’ansia, la rabbia, la noia, il senso di solitudine o la malinconia per qualcosa o qualcuno che ci manca hanno superato il livello di guardia, senza che a volte ce ne si renda conto” le fa eco Gatti.
Come affrontarla
In ogni caso, qualunque sia l’emozione che la scatena, sconfiggere la fame nervosa si può. “Il primo passo concreto per combatterla è tenere un diario alimentare, sul quale segnare il giorno e l’ora dell’attacco, cosa si è mangiato, qual’era lo stato d’animo del momento” consiglia Gatti. “Questo strumento aiuta a riconoscere e dare un nome alla condizione emotiva che ha portato la persona a ingozzarsi, mossa essenziale per riuscire a controllarla”. Se si impara a distinguere chiaramente l’emozione che ha scatenato la voglia irrefrenabile di cibo dall’appetito reale, infatti, diventa più facile soddisfare solo la fame biologica. “Il diario andrebbe poi analizzato col proprio medico per trovare insieme una possibile soluzione, anche perché esagerare troppo spesso può avere a lungo andare ovvie conseguenze negative sulla bilancia e, in generale, sulla salute”. La gravità del problema dipende, chiaramente, dalla sua frequenza. Può capitare a chiunque di mangiare non perché si ha davvero fame, ma spinti da un impulso diverso, come il desiderio di gratificarsi con qualcosa di piacevole. Entro certi limiti è del tutto normale. Se ciò accade di rado, non è il caso di preoccuparsi. Tuttavia, quando gli attacchi di fame nervosa diventano frequenti (una o due volte la settimana per qualche mese) è il caso di passare al contrattacco. “Per chi non ce la fa da solo o con i consigli del medico di famiglia, può essere utile rivolgersi a un dietologo (medico specialista in scienza dell’alimentazione) oppure a uno psicologo esperto in questi disturbi, o ancora meglio, a entrambi” suggerisce Gatti. “Sottovalutare il problema o, peggio, ignorarlo è pericoloso, anche perché la cosiddetta ‘fame nervosa’ può diventare l’anticamera della bulimia” avverte De Clerq. Se il disturbo non è grave, invece, per affrontarlo, oltre che compilare il diario alimentare, possono bastare alcune strategie comportamentali che vi spieghiamo nel box sottostante.

Fame nervosa? Ecco come tenerla a bada in sei mosse

  • Praticare uno sport con regolarità. L’esercizio fisico è un ottimo rimedio contro lo stress (una delle molle della fame nervosa) e, oltre a migliorare il tono dell’umore, aiuta a tenere a bada la fame, sia nervosa sia biologica.
  • Fare attività rilassanti. Yoga, meditazione, training autogeno, varie tecniche di rilassamento corporeo, sono tutti rimedi ottimi per coloro che mangiano soprattutto per placare ansia e stress.
  • Non saltare mai i pasti, soprattutto la prima colazione.
  • Fare pasti piccoli e frequenti nell’arco della giornata, masticando lentamente. Oltre a migliorare la digestione, quest’abitudine contribuisce a non far sentire lo stomaco vuoto, rendendo meno probabili anche gli attacchi di fame nervosa. Concedersi regolarmente uno spuntino spezza-fame a metà mattina e a metà pomeriggio è utile per evitare di mangiucchiare tutto il giorno, specie nelle persone che mangiano per vincere la noia.
  • Non tenere in casa cibi ipercalorici fortemente tentatori. Quando si fa la spesa, meglio non fare scorta di snack e dolciumi vari, cioccolato, pane, creme e salse dolci o salate da spalmare sul pane, o altri cibi che inducono più facilmente in tentazione. Meglio, invece, abbondare con verdure salutari e ipocaloriche come finocchi, carote e sedano, che, in caso di attacco irrefrenabile, si possono sgranocchiare crudi e senza condimento
  • Bere molta acqua durante il giorno. Oltre a favorire il transito intestinale e la diuresi, l’acqua aiuta a dare un senso di sazietà.

 

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