Fegato in salute

Fegato in salute - EsseredonnaonlineNell’antichità si pensava che in questo organo situato nella cavità addominale superiore destra – appena al di sotto del diaframma – avesse sede il coraggio degli uomini. Ecco perché ancora oggi, di una persona che sa osare, con metafora anatomica si dice proprio che ha fegato. Ma se questa sul coraggio era solo una credenza, altri e fondamentali sono i compiti del fegato, che con il suo peso medio di 1500 grammi ha il primato di ghiandola più grande del nostro corpo. I factotum di quest’organo sono gli epatociti, le sue cellule più numerose, che arrivano a rappresentarne anche l’80% del volume. Ciascun epatocita vive in media 5 mesi, durante i quali adempie a compiti insostituibili.

Le funzioni del fegato

In rapida panoramica si possono citare la sintesi dei grassi e delle proteine del plasma, il metabolismo dei carboidrati, la rimozione di scorie e sostanze tossiche, la produzione dei globuli rossi del feto nei primi mesi di gestazione, lo stoccaggio del glicogeno e la produzione di bile, essenziale nei processi digestivi. Entrando maggiormente nel dettaglio delle sue funzioni metaboliche, è attraverso la bile che i grassi vengono emulsionati e diventano assorbibili da parte dell’intestino. Pertinenza del fegato sono inoltre la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi, insieme alla degradazione di molti acidi grassi, trasportati nei tessuti e utilizzati per la produzione di energia. Sempre qui avviene anche il metabolismo dei carboidrati, che mantiene tra l’altro sotto controllo la concentrazione ematica di glucosio. Come magazziniere, il fegato funge poi da deposito per numerose sostanze tra cui vitamine, ferro, minerali. Un’attenzione particolare va dedicata anche al metabolismo dei farmaci e delle sostanze nocive (a cominciare da alcol, fumo e scorie metaboliche) che ne fanno l’organo più trasversale nei processi di detossificazione. Naturalmente questo può portare a processi di intossicazione, quando l’assunzione di medicine è eccessiva o lo stile di vita particolarmente scorretto: nonostante il fegato abbia la capacità di auto ripararsi, la quantità di tossine introdotte può risultare superiore alle possibilità di smaltimento. Se la funzione detox è insufficiente, le sostanze dannose tornano allora in circolo con pericolo amplificato. È abbastanza intuitivo quindi che un’alimentazione eccessiva – che impegna intensamente il fegato sul fronte del metabolismo dei nutrienti – vada a scapito della sua azione depurativa. Mentre viceversa una dieta sana, bilanciata e ben distribuita per numero di pasti permette alla ghiandola di essere efficiente su ogni fronte.

Una dieta per amica
Per proteggere le cellule epatiche è importante che con l’alimentazione venga introdotta nell’organismo una quantità adeguata di antiossidanti, che facilitano l’eliminazione delle tossine e limitano quindi i rischi per gli epatociti. Sì quindi a cibi ricchi di glutatione (un tripeptide con proprietà antiossidanti) come broccoli, anguria, asparagi. E sì anche a vegetali amari come il cardo mariano (vedi box), il tarassaco e il carciofo, che agiscono da “spazzini” a protezione della ghiandola. Per lo stesso motivo, bisogna assumere in misura sufficiente vitamine (soprattutto la A, la C e la E), fibre, probiotici e Omega 3, che potenziano la mucosa intestinale e hanno provate proprietà anti-infiammatorie. Da limitare al massimo viceversa i grassi saturi, i cibi fritti e/o grigliati così come quelli raffinati e ricchi di zuccheri semplici: sia perché alcuni procedimenti di cottura producono di per sé sostanze off, sia perché come si è già detto un sovraccarico di lavoro impedisce al fegato un adeguato “waste management”.

Disturbi e controlli

Proprio per il suo ruolo centrale, un fegato sofferente ha ripercussioni su tutto l’organismo. È particolarmente importante, quindi, proteggerlo e conoscere i rischi a cui può essere esposto. Tra questi, al primo posto ci sono le epatiti, infiammazioni che provocano un innalzamento delle transaminasi. Sono causate per esempio da infezioni virali o assunzione intensa di alcol e altre tossine, e tra i sintomi possono presentare colorito giallo della cute e delle mucose, gonfiore addominale, astenia, febbre. Sarà il medico a valutare di volta in volta l’esecuzione degli esami del sangue, l’ecografia del fegato, la gastroscopia. È essenziale che un’epatite non si cronicizzi, per evitare che il fegato si indurisca e diventi fibrotico portando alla cirrosi: la sostituzione degli epatociti morti da parte appunto di tessuto fibroso. Della cirrosi possono essere cause tra l’altro l’alcolismo, l’epatite virale, l’intossicazione di vario tipo. Anche in questo caso la diagnosi viene effettuata con esami del sangue (transaminasi, albumina, attività protrombinica, bilirubina) ecografia addominale e gastroscopia. Passando ai tumori, questi possono essere benigni (come l’adenoma, l’angioma, l’iperplasia focale nodulare) o può trattarsi invece di carcinomi, sia primari sia in forma di metastasi. Qualche considerazione a parte va dedicata infine alla steatosi epatica (il cosiddetto fegato grasso), una patologia che si instaura quando per sovraccarico funzionale si accumulano negli epatociti troppi trigliceridi. Si parla in particolare di steatosi se il contenuto lipidico raggiunge il 5% del peso dell’organo. Questo può avvenire per aumentato apporto di lipidi, per ridotto smaltimento o per aumentata sintesi. In tutti i casi, si tratta di una condizione che può comportare danni progressivi, fino allo stadio della necrosi cellulare.

Cardo mariano: un amico…spinoso

Le sue proprietà epatoprotettrici e depurative sono note da sempre, e infatti il cardo mariano è una pianta officinale utilizzata come integratore o nella preparazione di decotti e infusi per la salute del fegato. Merito soprattutto di principi attivi come la silimarina e la silibina, in grado di aumentare le concentrazioni epatiche di antiossidanti e antiradicali. Numerosi anche gli studi sperimentali che hanno dimostrato l’attività anti-infiammatoria e antiallergica di questa pianta, che appartiene alla famiglia delle Composite e cresce dal livello del mare fino alle zone submontane. La sua reperibilità è abbastanza facile, e il suo utilizzo quale amico del fegato si è progressivamente allargato. Va segnalata per esempio la riduzione dell’epatotossicità dei farmaci antitumorali: il cardo mariano viene spesso utilizzato con i pazienti sottoposti a chemioterapia.

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