Integratori, sfatiamo i falsi miti

Integratori, sfatiamo i falsi mitiChe sia per prevenire il colesterolo o per far fronte alla sintomatologia della menopausa, due italiani su tre fanno ricorso a integratori alimentari Secondo i dati più recenti divulgati da Federsalus, nel 2014 il giro d’affari degli integratori in Italia è cresciuto del +7,9 per cento rispetto all’anno precedente e, solo in farmacia, sono state vendute 144,1 milioni di confezioni di integratori. Una cifra considerevole, cui vanno aggiunte altre 24 milioni di scatole vendute dalla Grande Distribuzione. Si arriva così a una spesa annua per l’acquisto di integratori di 2 miliardi e 700 mila euro nel solo 2015.
«La necessità di inserire integratori nella dieta si ha quando c’è la reale carenza di qualche sostanza, che può essere assoluta (ovvero l’alimentazione quotidiana non la prevede in quantità sufficiente) oppure relativa a un determinato momento – spiega Arrigo Cicero, medico chirurgo, specialista in farmacologia clinica, dottore di ricerca in medicina sperimentale e presidente della Società Italiana Nutraceutici (SINut). Un esempio tipico è rappresentato dallo stato influenzale: in quel caso la vitamina C che assunta normalmente non è sufficiente per difendersi dalle infezioni o per supportare il sistema immunitario, e quindi va integrata».
Perché spesso si parla di inefficacia degli integratori alimentari? «Perché», risponde il dottor Cicero, «spesso vengono presi a pioggia. Oggi vanno molto di moda i multivitaminici che comprendono fino a 10 tipi di vitamine diverse, ed è impossibile che qualcuno abbia bisogno di tutte quelle vitamine e in quella concentrazione. Il risultato è che l’organismo, quando può (come nel caso delle vitamine del gruppo B) le elimina spontaneamente attraverso le urine. Insomma, sono state assunte per niente. Ma l’inefficacia può dipendere anche dal fatto che gli integratori vengano assunti in dosi troppo basse o con formulazioni che non ne predispongono facilmente l’assorbimento».
La buona notizia, è che almeno non fanno male. «E’ molto difficile andare incontro a fenomeni di tossicità da integratori precisa infatti il presidente di SINut, soprattutto in Paesi come l’Italia, dove la regolamentazione ministeriale è chiara e stringente. E limita i quantitativi massimi inseribili in una dose. Vi sono però casi particolari», avverte Cicero, «che meritano attenzione. Le persone anziane con un’insufficienza renale importante (caso abbastanza frequente) tendono a trattenere potassio. E se quando si sentono fiacchi e spossati, magari d’estate, decidono di assumere un integratore salino, rischiano di alzare troppo il livello di potassio e averne un danno».
Nel corso della vita di ognuno, può comunque capitare di dover ricorre agli integratori. Senza dimenticare, però, che quando si segue una dieta completa e bilanciata, di solito non si ha bisogno di nient’altro. «Partiamo dall’inizio, anzi da prima», illustra l’esperto, «dalla donna in gravidanza. Ecco, in condizioni normali non ha bisogno di altro se non dell’integrazione di acido folico, la vitamina B9, di cui sono molto ricche le verdure a foglia verde. In realtà ne ha bisogno il feto, per evitare la comparsa di alcuni tipi di malformazione, in particolare a livello del sistema nervoso. Il fatto poi che gli integratori di acido folico spesso contengano altre vitamine e acidi grassi essenziali, è più che altro una questione di marketing. Una volta nato», prosegue la rassegna il dottor Cicero, «se la madre è sana e il neonato si nutre in maniera adeguata, il bambino è in grado si assumere tutte le vitamine e i sali minerali necessari. E man mano che cresce, ha bisogno di integratori solo se non fa una dieta adeguata oppure se ha frequenti episodi di vomito o diarrea e dunque perde delle sostanze importanti prima che l’organismo le possa assimilare. Nemmeno gli adulti dovrebbero avere necessità particolari. L’integrazione, però, diventa importante in caso di deficit enzimatici che possono portare a intolleranze. Quella più famosa e diffusa è l’intolleranza al lattosio: in quel caso si potrebbe bisogno di maggior calcio, vitamina D ed eventualmente anche di amminoacidi essenziali. Stesso discorso per chi segue una dieta vegana dura e pura. Per riuscire a fare una dieta completa, un vegano dovrebbe passare tre quarti della giornata a mangiare, come fanno gli erbivori. Dovrebbe ingurgitare chili e chili di frutta e verdura, e trascorrere ore a preparare gli alimenti e renderli commestibili, soprattutto se si tratta di legumi. Ecco perché la maggior parte dei vegani di buona volontà può andare incontro a piccoli deficit, soprattutto di vitamina B12, di amminoacidi e acidi grassi. E dovrebbe integrarli».
Un capitolo a parte lo meritano gli integratori da palestra, tema da sempre molto attuale. «L’integrazione salina per chi ha un’abbondante sudorazione è fondamentale. Anzi, vale più di qualunque tipo di tonico o energetico si possa assumere. Ma l’abuso di proteine è dannoso. In realtà non è importante la quantità di proteine che viene assunta prima o durante l’allenamento, quello che è conta è la qualità delle proteine e in particolare dei mattoncini che le costituiscono, cioè gli amminoacidi. C’è chi assume anche 20 o 30 grammi di proteine al giorno, ottenendo solo un affaticamento dei reni e nessun reale vantaggio a livello di massa muscolare. Molto meglio utilizzare selettivamente amminoacidi essenziali, che si chiamano così perché sono appunto essenziali per la vita, e che il nostro organismo non è in grado di ricostruire partendo da altre fonti alimentari o da altri amminoacidi: 4, 5 o 6 grammi al giorno di amminoacidi essenziali hanno lo stesso effetto biologico di 30 grammi di proteine aspecifiche, ma nessuna controindicazione».

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