Vivere più a lungo con la nutrigenomica

Mai come in quest’epoca si è assistito a un’attenzione tanto particolare per tutto quello che riguarda la medicina preventiva da parte di chi vuole mantenersi giovane e in buona salute il più a lungo possibile o vuole semplicemente sentirsi al massimo delle proprie capacità. La nutrigenetica allarga enormemente le opportunità di prevenzione e diagnosi genetica individuale consentendo di rallentarel’invecchiamento e di migliorare la qualità di vita ottimale attraverso percorsi nutrizionali personalizzati.

Che cosa studia…

  • LA NUTRACEUTICA
    Le composizioni degli alimenti e le funzioni che potenzialmente influenzano i processi cellulari e quindi metabolici.
  • LA NUTRIGENETICA
    L’influenza dei componenti alimentati sulla produzione di proteine da parte del DNA.
  • LA NUTRIGENOMICA
    I cambiamenti nell’espressione genica in funzione della dieta. Nel DNA sono presenti circa 35.000 geni, la maggior parte dei quali sembrerebbe funzionare in relazione al cibo ingerito.

 

 

Che cos’è la nutrigenetica?
La nutrigenetica è una branca della medicina predittiva che si occupa di diagnosticare una predisposizione familiare chiara allo sviluppo futuro di determinate malattie. Le malattie correlabili all’alimentazione che vengono oggi indagate sono prevalentemente: le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità e altre patologie metaboliche. E questa è la parte genetica, diagnostica. Il prefisso “nutri” – invece – sta a indicare che una predisposizione accertata a determinate malattie si può prevenire o quantomeno ritardare con una terapia nutrizionale personalizzata.

 

La variabilità genetica di ciascuno di noi, determinando come i nutrienti vengono assimilati, metabolizzati, accumulati e infine escreti, è alla base della peculiarità di ciascuno nel rispondere alle molecole introdotte nell’organismo e, in generale, agli stili alimentari e di vita. (Mangani V, Panfili A, 2011)

 

La nutrigenetica si occupa di studiare l’influenza dei vari componenti alimentari sulla sintesi di proteine da parte del patrimonio genetico cioè del DNA di ogni cellula. Diversi studi recenti hanno infatti evidenziato che differenze nella dieta possono incidere anche di molto sull’espressione di proteine prodotte geneticamente e importanti per varie funzioni biologiche e quindi metaboliche. Ciò significa che i alimenti non hanno solo una valenza di cibo ma possono svolgere un ruolo nella prevenzione delle malattie.

A chi si rivolge la nutrigenetica?
La nutrigenetica si rivolge al soggetto sano, all’adulto giovane che abbia un tratto familiare per determinate patologie tipo obesità, diabete, patologie cardiovascolari: infarto, angina pectoris, ipercolesterolemia, altre patologie metaboliche, che abbia – ipotizziamo – trent’a nni, che sia una donna, che abbia sviluppato un diabete gestazionale, e voglia sapere con la maggiore probabilità possibile quale sia il suo rischio di sviluppare in età più avanzata (intorno ai 45-50 anni) – una determinata patologia e quindi quanto poi si possa lavorare sulla sua nutrizione e sulla sua composizione corporea (la nutrigenetica ha tra i suoi obiettivi quello di mantenere un corretto rapporto tra le masse corporee), in modo da rallentare e ridurre la possibilità di sviluppo quel tipo di patologia. Se una persona sa già di avere una familiarità verso una determinata patologia, per esempio il diabete, questo costituisce certamente una prima indicazione per fare uno screening genetico. Se lo screening poi accerta la predisposizione esiste un’ulteriore indicazione a rivolgersi a un medico nutrizionista per cominciare una terapia se ci sono già delle alterazioni o un percorso preventivo per tenere sotto controllo lo sviluppo della/e patologie a cui si è risultati essere predisposti.

Un rapporto sui generis tra medico e persona sana
Nel percorso nutrigenetico c’è una sorta di cambio di prospettiva: la persona non si rivolge al medico perché è ammalata, ma per avere un’informazione e per prevenire lo sviluppo di determinate malattie in un’epoca in cui una persona non le sospetta nemmeno. E’ difficile che una trentenne cominci a pensare che quando avrà cinquant’anni potrebbe soffrire di diabete o potrebbe avere un infarto….. Grazie a un consulto genetico la persona interessata avrebbe un’informazione molto vicina alla realtà in un’ epoca molto precoce, in modo da mettere in atto – in caso di predisposizione accertata – tutto ciò che può fare per prevenire quella determinata patologia e rallentarne lo sviluppo guadagnandosi una qualità di vita futura migliore.

Che cosa prevede il piano diagnostico della nutrigenetica?
Il piano diagnostico prevede innanzitutto una consulenza genetica con un test su prelievo del sangue e successivi test ematochimici specifici. La consulenza genetica viene fatta da un medico genetista che poi – sia in base alla consulenza che ai risultati ematochimici – farà un’eventuale diagnosi di elevata predisposizione cioè di ragionevole certezza di essere a rischio di sviluppare un determinato tipo di patologia (cardiovascolare, diabete, obesità etc) in età relativamente avanzata (45-50 anni). Il successivo percorso nutrizionale – una volta che si sia accertato il rischio di sviluppo di determinate patologie– è compito del medico nutrizionista che si occuperà di prescrivere la terapia nutrizionale preventiva su misura.

Riprendendo l’esempio della donna in gravidanza, un approccio nutrigenetico può quindi essere molto utile in caso la donna sia obesa e diabetica?
La donna in gravidanza che sviluppa un diabete gestazionale sa già che in età relativamente matura sarà maggiormente a rischio di sviluppare un diabete conclamato. Così come la donna che abbia sviluppato durante la gravidanza un problema dismetabolico come un’ipercolesterolemia, un’ipertrigliceridemia o un’iperuricemia (elevati livelli nel sangue rispettivamente di colesterolo, trigliceridi e acido urico) già sa che è a maggior rischio di sviluppo sempre in età matura – tra i 40 e i 50 anni – di una patologia cardiovascolare. Lo stesso discorso vale per la donna che durante la gravidanza abbia avuto un aumento ponderale superiore ai 12/13 chili che sono consigliati dagli ostetrici; alla dimissione le verrà sicuramente detto che quando sarà fuori dalla gravidanza avrà un maggior rischio di sviluppare sovrappeso od obesità. Se la donna dopo la gravidanza si sottopone subito a uno screening genetico per un ulteriore approfondimento diagnostico sarà maggiormente motivata in caso positivo a rivolgersi a un professionista per rimettere a posto la situazione (quindi l’eventuale diabete residuo, l’eventuale ipercolesterolemia residua, l’iperuricemia residua), in maniera tale da riequilibrare le masse corporee ed avere la possibilità di mantenersi in buone condizioni più a lungo. La gravidanza nella stragrande maggioranza dei casi va benissimo, tuttavia in alcune donne può lasciare degli strascichi se non viene ben gestita anche da questo punto di vista.

L’approccio nutri genetico alla prevenzione delle patologie è indicato sin dall’età pediatrica?
Secondo il parere della maggior parte degli esperti uno screening nutrigenetico va eseguito una volta che lo sviluppo sia completo, quindi dopo i 20-25 anni tuttavia in questo senso mancano ancora dati certi: la nutrigenetica è una scienza giovane quindi può darsi che fra un po’ di tempo si documenti attraverso studi attendibili che questo approccio sia indicato anche nell’età pediatrica o quantomeno adolescenziale.

Rallentare l’invecchiamento e migliorare la qualità di vita è quindi possibile?
Seguendo un programma nutrigenetico personalizzato oggi è diventato possibile secondo quanto affermano Adolfo Panfili, pioniere della medicina ortomolecolare e Valeria Mangani, Fellow dell’Oceania College of Clinical Nutrition in Australia autori del nuovo volume Nutrigenomica, gruppi sanguigni e dieta. Secondo quanto affermano gli autori “La riduzione dell’apporto calorico produce delle modificazioni positive sui geni della longevità (Sirt 3 e Sirt 4) che consentono d’invecchiare in maniera migliore. Conoscere il proprio gruppo sanguigno e le correlazioni nutrizionali che da esso scaturiscono è il primo passo di avvicinamento alla nutrigenomica. Ė possibile per esempio attraverso un test genetico individuare quali gruppi di geni siano coinvolti nella riduzione dell’apporto calorico e verificarne l’efficienza funzionale, e potenziarne l’effetto qualora necessario somministrando la giusta quantità di aminoacidi, vitamine e minerali sempre a fronte di un’alimentazione adeguata.”


Il test genetico personalizzato in che cosa consiste?

Un buon punto di partenza è la tipizzazione del proprio gruppo sanguigno: già questo semplice test “consente di effettuare una serie di scelte orientative che statisticamente sembrano garantire un miglioramento tangibile in tutti coloro che ne hanno messo in pratica costruttivamente i principi”.
Una volta identificato il proprio gruppo sanguigno con un prelievo è possibile approfondire il profilo genetico individuale “utilizzando una serie ad ampio spettro di test genetici mirati a evincere eventuali predisposizioni nei confronti di determinate patologie, migliorandone l’impatto clinico, sociale ed economico.” (Panfili , Mangani, 2011)
Il test si basa sull’analisi di 50 polimorfismi genetici, localizzati su 36 geni che esercitano un ruolo importante in alcuni processi primari (per esempio infiammazione, eliminazione dei residui tossici, attività antiossidante, stato di salute del cuore e delle ossa, controllo del metabolismo degli zuccheri) la cui alterazione è stata correlata allo sviluppo di determinate patologie cardiovascolari e malattie metaboliche come diabete e obesità.

Che cosa sono i polimorfismi genetici?
Mangani e Panfili (2011) ci offrono una spiegazione chiara nel loro libro: “Ciascuno dei nostri geni possiede circa 10 differenze nel suo “codice” rispetto al “gene standard”: queste deviazioni vengono chiamate polimorfismi (SNPs da Single Gene Polymorphisms) e le varianti che ne conseguono alleli. Ė ovvio che, vista la relativa alta frequenza con cui tali mutazioni ricorrono nel genoma, non tutti i polimorfismi causano gravi implicazioni per la salute, la maggior parte di essi esibisce invece solo un lieve effetto sulla funzionalità della proteina per cui codifica. Le differenze individuali che ne risultano possono spiegare perché non tutti reagiamo in modo identico alle varie sollecitazioni e la nutrigenomica descrive appunto i cambiamenti nell’espressione genica in seguito a uno specifico intervento nutrizionale”.

 

Fonti
Di Fede G, Terziani G – Nutraceutica e nutrigenomica. Tecniche Nuove Ed, 2009; Mangani V., Panfili A. – Nutrigenomica, gruppi sanguigni e dieta. Tecniche Nuove Ed, 2011; Borghi C., Cicero AFG – Nutraceutici e alimenti funzionali in medicina preventiva. Tecniche Nuove Ed, 2011

 

A cura di: Carolina De Canevali

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