13 Maggio 2010
Quando la pressione vola alto
In tutto il mondo colpisce un miliardo e mezzo di persone di entrambi i sessi ed è responsabile
del 47% di tutte le forme di cardiopatia ischemica e del 54% degli ictus cerebrali, con sette
milioni e mezzo di morti premature e novantadue milioni di anni di vita attiva perduti. Stiamo
parlando dell’
ipertensione, tristemente nota come “killer silenzioso”, talmente subdolo da
minacciare organi vitali senza alcun segnale premonitore.
Come sottolinea la Società Italiana dell’Ipertensione, un iperteso su quattro non sa di esserlo
e solo la metà di chi ne è a conoscenza si cura e di questi, infine, solo la metà lo fa in maniera
efficace. Non è un caso che quella contro l’ipertensione sia ormai una lotta planetaria, che da sei
anni a questa parte la
World Hypertension League celebra ogni
17 maggio, giornata mondiale contro l’ipertensione, che nel nostro Paese si svolge
sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il Patrocinio della Presidenza del
Consiglio dei Ministri e del Ministero della Salute.
Tante le iniziative di sensibilizzazione e di informazione in cantiere, molte delle quali
promosse dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA).
Con questo dossier, esseredonnaonline vuole dare il suo contributo a una guerra senza
quartiere.
Con la consulenza del
professor Bruno Trimarco, Ordinario di Medicina Interna all’Università degli Studi
Federico II di Napoli e Vicepresidente della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa
(SIIA).
Che cos'è la pressione arteriosa
“Aiuto, devo misurare la pressione!”. Non c’è over 40, infatti, che non riconosca la pressione
alta quale nemico giurato della propria salute. Ma pochi saprebbero descrivere il volto di questo
vero e proprio nemico pubblico, che solo in Italia minaccia milioni di persone, molte delle quali
del tutto inconsapevoli del pericolo che corre il loro cuore. Non è un caso che l’ipertensione
abbia la meritata fama di killer silenzioso: c’è, ma non si “sente”, visto che spesso non si
preannuncia in alcun modo. Prima di capire perché la pressione alta è così dannosa per la salute in
generale, e per il cuore in particolare, cerchiamo di capire meglio che cos’è.
A cura di: Alma Galeazzi
Che cos'è la pressione arteriosa?
La massima e la minima
La pressione arteriosa altro non è che la forza esercitata dal sangue sulle pareti dei vasi
sanguigni mentre scorre al loro interno e può variare a seconda della spinta impressa dal cuore e
dalla resistenza opposta dalle arterie, più o meno elastiche.
Viene indicata e misurata attraverso due diversi valori: la
massima, in termini medici
“sistolica”, e la
minima, o “diastolica”.
La pressione massima viene rilevata nel momento in cui il muscolo cardiaco sta imprimendo al
sangue una spinta molto intensa, “massima” appunto. In pratica, è l’istante in cui il cuore si
trova in fase di sistole, cioè il ventricolo sinistro si contrae per “inviare” il sangue nelle
grandi arterie, da dove viene poi dirottato verso le arterie più piccole, i capillari e, infine, le
vene, dalle quali ritorna al cuore.
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ATTENZIONE! La pressione massima non dipende solo dalla forza di contrazione del cuore, ma anche
dalla quantità di sangue messa in circolazione e dall’elasticità dei tessuti che rivestono le
arterie. Un’arteria più “flessibile”, infatti, è in grado di assorbire meglio la spinta esercitata
dal cuore, quindi la pressione risulta inferiore, mentre un’arteria più rigida oppone una maggiore
resistenza al passaggio del sangue, con una conseguente pressione più alta.
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La pressione minima viene rilevata quando il cuore, in fase di diastole (tra un battito e l’a
ltro), si decontrae e si riempie del sangue che ritorna dalle vene. In pratica, è quel “minimo” di
forza che resta dalla fase di sistole, sufficiente al sangue per scorrere all’interno dei vasi
sanguigni anche quando il cuore sta riposando.
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ATTENZIONE! La pressione minima dipende anche dal tono delle piccole arterie periferiche.
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Dai il giusto valore alla tua pressione
Nel 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito una classificazione dei
livelli di pressione arteriosa, per una maggiore uniformità dei protocolli diagnostici e
terapeutici. La Società Europea dell'Ipertensione e la Società Europea di Cardiologia di recente
hanno ridefinito le nuove linee guida europee. Naturalmente questi valori si riferiscono a persone
adulte.
Pressione arteriosa
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MASSIMA
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MINIMA
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| Ottimale |
< 120 |
< 80
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| Normale |
120 - 129 |
80 - 84 |
| Normale-alta |
130 - 139 |
85 - 89 |
Ipertensione grado 1 (lieve)
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140 - 159 |
90 - 99
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Ipertensione grado 2 (moderata)
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160 - 179
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100 - 109
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Ipertensione grado 3 (grave)
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> 180 |
> 110 |
Ipertensione sistolica isolata
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> 140 |
> 90
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A cura di: Alma Galeazzi
Chi deve stare in guardia
Prima di aver spento quaranta candeline, un controllo annuale della pressione è più che
sufficiente, dopo ne bastano un paio all’anno. Ma ci sono persone
sorvegliate speciali, che farebbero meglio a preventivare un calendario di
controlli più serrati, da programmare insieme al medico.
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Chi ha familiarità con l’ipertensione, ovvero chi ha parenti stretti che ne
soffrono o ne hanno sofferto. La malattia non è automaticamente ereditaria, ma chi ha i genitori o
i nonni ipertesi è più facile che lo sia a sua volta.
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Chi ha già
altri fattori di rischio per il cuore, per esempio è
obeso, ha
il
colesterolo
o la
glicemia
alti , fuma, conduce una vita sedentaria, segue un’alimentazione scorretta e così via.
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Le donne dopo la
menopausa,
perché viene progressivamente a mancare la protezione dei principali difensori della salute
femminile, gli ormoni estrogeni, esponendo il gentil sesso a un rischio cardiovascolare pari o
addirittura superiore a quello maschile (link con il dossier sul rischio cardiovascolare).
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Chi è borderline, ovvero chi ha spesso valori pressori che si aggirano intorno a
140 (massima) e 90 (minima).
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ATTENZIONE!
CHI STA GIÀ SEGUENDO UNA CURA ANTIPERTENSIVA, DEVE MISURARE LA PRESSIONE ALMENO 2 O 3 VOLTE
ALLA SETTIMANA.
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Perché è così fluttuante
Non c’è valore più variabile della pressione, per la semplice ragione che è strettamente legata
a tantissimi fattori sia “soggettivi”, come l’umore o le emozioni, sia “oggettivi”, come l’ora del
giorno o la stagione. Per ottenere una misurazione “veritiera”, cioè un risultato davvero
attendibile, ed evitare inutili spaventi, è dunque necessario tenere conto soprattutto dei seguenti
fattori.
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Le ore del giorno: ognuno ha il proprio “bioritmo”, questo è certo, ma è
altrettanto certo che – per ragioni fisiologiche – la pressione è più bassa di notte e al mattino
presto, mentre tende a salire nel corso della giornata. Colpa (o merito) del sistema nervoso
simpatico e delle ghiandole surrenali, che sono ben più attive proprio nelle ore diurne.
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Le stagioni: durante i freddi mesi invernali, l’organismo punta a conservare il
calore restringendo i vasi sanguigni, che di conseguenza oppongono una maggiore resistenza al
passaggio del sangue, facendo salire leggermente la pressione. In estate, succede esattamente il
contrario: per disperdere la quantità eccessiva di calore, l’organismo aumenta il calibro (cioè “
vaso dilata”) dei vasi sanguigni, così ha letteralmente più spazio per scorrere, esercitando… una
pressione minore.
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Le emozioni: una grossa arrabbiatura, un particolare momento di stress, ma anche
la gioia intensa per un evento particolare. Tutte le emozioni forti si ripercuotono direttamente
sulla pressione, alterandone i valori.
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La presenza di un medico: l’hanno ribattezzata “sindrome da camice bianco” o “
effetto-camice bianco” e indica quell’ansia incontrollabile e incontenibile, che scatta di fronte
al medico e che puntualmente fa salire alle stelle una pressione che magari sarebbe perfettamente
normale.
A cura di: Alma Galeazzi
