1 Giugno 2008
"Incontinenza urinaria: contenere il problema si può"
Ci sono problemi di salute che non pesano sulla qualità della vita solo per i disturbi con cui
si manifestano, ma soprattutto per le ripercussioni a livello psicologico e relazionale che portano
con sé. L'incontinenza urinaria è sicuramente uno di questi. "La perdita involontaria di urina" –
così la definisce l'International Continence Society, la più prestigiosa società scientifica che si
occupa del problema – provoca un continuo stato di ansia e spinge a isolarsi proprio perché sfugge
alla volontà e al controllo. Non solo. Nell'incontinenza urinaria da sforzo, quella più diffusa tra
le donne, a provocare imbarazzanti e incontenibili fughe di urina basta un colpo di tosse, un
banale starnuto, uno sforzo minimo, persino una risata. Ovvio che la paura di non riuscire a
controllare la vescica arrivi, prima o poi, a condizionare ogni aspetto della vita quotidiana e i
rapporti personali. Chi ne soffre evita l'intimità sessuale, limita gli spostamenti, non può fare
programmi a lunga scadenza, vive in un perenne stato di tensione. E di vergogna: persino parlarne
con il medico imbarazza. Eppure, il primo passo per sconfiggere la problematica è… fare un piccolo
sforzo e affrontarla insieme a chi può valutare la situazione e indicare la soluzioni migliore.
L'urologo, prima di tutto.
Ne parliamo con il
professor Vincenzo Mirone, Ordinario di Urologia e Direttore della Scuola di
Specializzazione in Urologia presso l'Università "Federico II" di Napoli, presidente della Società
Italiana di Urologia (S.I.U).
200 milioni di persone nel mondo soffrono di incontinenza urinaria, almeno 5 milioni solo in
Italia. E non è certo un caso se, tra le forme di incontinenza, quella da sforzo è la più diffusa
nella popolazione femminile. Con grosse ripercussioni sulla qualità di vita di chi ne soffre, come
conferma il professor Vincenzo Mirone.
Professore Mirone, quanto incide questo disturbo sulla qualità della vita, sul rapporto di
coppia e a livello psicologico?
L'incontinenza urinaria ha un profondo impatto sulla qualità di vita e, in particolare, sul
rapporto di coppia e di relazione. Una donna incontinente tende a chiudersi in se stessa,
"blindando" il proprio quotidiano in una serie di regole e abitudini, che le consentono di far
fronte al problema dell'incontinenza. Per esempio, alcune donne rinunciano a rimanere fuori casa
per più di pochi minuti, per timore di perdere le urine in pubblico, o magari a cena, al cinema o a
un party. Altre evitano deliberatamente i rapporti sessuali, in quanto la penetrazione può
stimolare una perdita di urina, con conseguenze psicologiche devastanti per la coppia.
A cura di: Alma Galeazzi
Di incontinenza urinaria non ce n'è una sola, ma quella da sforzo è la più diffusa tra le donne: in quali fasce di età e in quali percentuali?
L'incontinenza da sforzo è particolarmente frequente in post-menopausa. Pertanto è una forma di
incontinenza che colpisce soprattutto le ultracinquantenni. Ciò non vuol dire che sia esclusiva di
quest'età. In una donna anche giovane, che ha già avuto più figli, l'incontinenza da sforzo è un
disturbo tutt'altro che raro. Tuttavia non bisogna sottovalutare la grande prevalenza di un'altra
forma di incontinenza: quella "da urgenza", che spesso coesiste a quella da sforzo e aggrava il
quadro clinico.
Perché colpisce di più le donne?
Le donne hanno uno sfintere più debole di quello degli uomini, dunque è più facile che venga
messo in crisi da eventi fisiologici, come la menopausa e il parto, o patologici, come un
intervento chirurgico a carico dell'apparato genito-urinario. Nell'uomo, invece, l'incontinenza da
sforzo si manifesta quasi esclusivamente dopo interventi di chirurgia oncologica pelvica.
Quali sono i sintomi generali di questo tipo di incontinenza e, in particolare, quelli che la
differenziano dalle altre forme?
In effetti l'incontinenza da sforzo vera e propria, quella che noi medici definiamo "genuina",
non è una patologia della vescica, bensì dell'apparato sfinterico uretrale, che non funziona
correttamente. Durante gli incrementi della pressione addominale, conseguenti per esempio a un
colpo di tosse o a uno sforzo fisico, la pressione delle urine in vescica sale abbastanza da
vincere la resistenza dello sfintere, così si verifica la fuga di urine. Questo succede, talvolta,
in associazione a un prolasso dell'uretra, che non consente allo sfintere di funzionare bene.
Talvolta, però, il prolasso non c'è: l'uretra è ben salda al suo posto e, nonostante questo,
consente la fuoriuscita di urine. Questi ultimi sono i casi più difficili, quelli in cui lo
sfintere è "intrinsecamente" malato!
A cura di: Alma Galeazzi
Le perdite di urina sono consistenti?
Il sintomo caratteristico è la perdita di urine durante uno sforzo. Le perdite, quindi, si
verificano soprattutto di giorno, in posizione eretta, durante un'attività fisica più o meno
impegnativa. Meno frequentemente in posizione seduta e, ancora meno, distesa. Di solito, ogni
episodio di incontinenza non è particolarmente abbondante. Nelle forme più lievi si parla di gocce,
in quelle più gravi di abbondanti “spruzzi” di urina.
L'altra comune forma di incontinenza, quella da urgenza, può essere presente sia di giorno
sia di notte e si verifica spesso in presenza di uno stimolo minzionale improvviso e incoercibile,
che la donna non riesce a controllare o a procrastinare. Di solito qui le perdite sono più
cospicue: non di rado all'insorgere dello stimolo improvviso, la paziente svuota l'intero contenuto
della vescica.
Ci sono esami specifici per riconoscere il problema e capire di quale entità sia?
È necessario eseguire una visita urologia specialistica, comprensiva di anamnesi, cioè della
storia medica della persona, e di esame obiettivo, che si esegue a vescica piena. Inoltre, prima di
scegliere il trattamento ottimale, è saggio eseguire un esame urodinamico, un test strumentale
leggermente complicato, ma molto importante per valutare il funzionamento del basso tratto urinario
e identificare il tipo di incontinenza.
Quali sono le soluzioni oggi maggiormente utilizzate?
L'incontinenza da sforzo può essere risolta definitivamente con un piccolo intervento
chirurgico, in cui si applica una benderella di tessuto sintetico al di sotto dell'uretra. In
centri specializzati, questo intervento è coronato da ottime percentuali di successo, con rischi
davvero minimi.
A cura di: Alma Galeazzi
Tutto su... Urologia »