Aneurisma

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L’aneurisma è una dilatazione di un segmento di un’arteria la cui parete ha perso le sua normale capacità elastica e risulta quindi indebolita, meno tonica. L’aumento di volume progressivo dell’aneurisma potrebbe provocarne la rottura, causando un’emorragia interna spesso fatale.

Le cause

La causa principale della formazione di un aneurisma è l’aterosclerosi che provoca un progressivo accumulo di lipidi sulla parete vascolare (ateroma) che ne riduce il calibro e ne sfianca i tessuti parietali. Più raramente si manifesta come conseguenza di un trauma o in corso di malattie infiammatorie delle arterie come le arteriti giovanili, nella massima parte di origine infettiva o autoimmune. Anche l’abuso di droghe, come anfetamine e cocaina possono danneggiare la parete arteriosa e favorire un aneurisma.

Tipi di aneurismi e incidenza

Gli aneurismi differiscono per forma, dimensione e localizzazione. Possono formarsi in qualsiasi arteria del corpo; i più comuni e quelli che rivestono una maggiore importanza dal punto di vista clinico sono quelli localizzati a livello dell’aorta (soprattutto la porzione addominale) ma possono anche formarsi all’interno di un’arteria cerebrale. L’aneurisma dell’aorta addominale (AAA) colpisce più di 700.000 persone in Europa e 84.000 in Italia, con circa 220.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno (27.000 in Italia). Si manifestano con maggiore frequenza nel sesso maschile e tra i fattori di rischio può giocare un ruolo la familiarità.

La diagnosi deve essere precoce

In assenza di complicanze, l’aneurisma arterioso di piccole dimensioni non comporta dolore o altri sintomi particolari. Spesso la persona che ce l’ha non se ne accorge neppure. In caso di aneurisma cerebrale, crescendo di dimensioni può provocare cefalea e dolore, può aumentare la pressione sui tessuti circostanti e comprimere i nervi causando perdita della visione o debolezza a un braccio o a una gamba, difficoltà di memoria, linguaggio sbiascicato, crisi epilettiche e altri sintomi. In caso di aneurisma dell’aorta addominale, anche per il medico può essere difficile rilevarlo con la sola palpazione dell’addome, specialmente nei soggetti in sovrappeso od obesi. L’aneurisma può crescere in modo silente, aumentare di volume e le pareti diventare sempre più sottili e deboli fino a scoppiare senza alcun preavviso (proprio come farebbe un palloncino che continuiamo a riempire d’aria), provocando un’emorragia con conseguente elevato rischio di morte per shock.

Per diagnosticare in tempo un aneurisma è sufficiente una semplice ecografia che consenta di identificarne con precisione le dimensioni; in caso il rischio sia ritenuto elevato sarà il chirurgo vascolare a decidere quando intervenire prima della rottura e della conseguente emorragia informando il paziente sui rischi connessi all’intervento chirurgico. In caso non si intervenga subito, l’ecografia servirà anche per monitorare, nel tempo, gli eventuali aumenti di volume dei piccoli aneurismi, con controlli ripetuti in genere ogni 4 – 6 mesi. In caso l’ecografia non sia sufficiente e/o si decida di intervenire vengono eseguiti ulteriori esami di approfondimento: Tomografia Assiale Computerizzata (TAC) o Risonanza Magnetica. L’esame angiografico prima dell’intervento è stato quasi completamente abbandonato o riservato solamente a rarissimi casi.

Nella realtà, purtroppo, molti aneurismi vengono ancora scoperti per caso, facendo un esame addominale (ecografia, TAC, risonanza) per altri motivi di salute. Gli esperti sottolineano la necessità di una diagnosi precoce mediante uno screening di massa almeno nei soggetti che hanno familiarità o con fattori di rischio elevato per l’aterosclerosi.

L’intervento chirurgico vascolare

Nella pratica clinica, un aneurisma viene riparato chirurgicamente per evitarne la rottura, il cui elevato rischio è associato a una mortalità dell’80%. Il chirurgo vascolare, una volta raggiunto l’aneurisma, lo eliminerà o lo escluderà, inserendo al suo posto una protesi e ricostruendo il tratto di vaso dove era presente la dilatazione. L’inserimento della protesi può avvenire con due modalità differenti: tramite chirurgia tradizionale a cielo aperto (aprendo l’addome o l’arto, viene cucita la protesi all’interno dell’aneurisma) oppure – nei casi che sono idonei dal punto di vista tecnico – mediante endoprotesi o riparazione endovascolare dell’aneurisma (EVAR), un intervento di chirurgia d’avanguardia minimamente invasivo in quanto non prevede di aprire l’addome o l’arto interessato. Attraverso una piccola incisione all’altezza dell’inguine e dell’arteria femorale, il chirurgo vascolare utilizza dei cateteri speciali che consentono – sotto monitoraggio radiografico – di inserire e agganciare la protesi (tramite piccoli uncini di cui è dotata) all’interno dell’aneurisma, senza cucirla. Le complicanze postoperatorie immediate sono soprattutto di tipo cardiocircolatorio e respiratorie e vanno analizzate attentamente prima di affrontare l’intervento. Più raramente possono verificarsi emorragie post intervento o distacco parziale della protesi con ematoma interno. Le complicanze nel lungo termine (infezioni, formazioni di nuovi aneurismi, occlusione della protesi, disfunzioni sessuali maschili, disturbi intestinali) sono rare, inferiori all’1%. L’aspettativa di vita – quando l’intervento va bene – è del tutto sovrapponibile a quella delle persone sane di pari età.

La prevenzione

La prevenzione di un nuovo aneurisma (o l’ingrossamento di uno piccolo già diagnosticato) presuppone una maggiore stretta sorveglianza dei fattori di rischio dell’aterosclerosi (che rappresenta la principale causa di aneurisma aortico): ipertensione arteriosa, diabete, obesità, valori elevati di colesterolo nel sangue (ipercolesterolemia). In parallelo, va eseguito periodicamente un esame ecografico per tenere sotto controllo l’aumento del diametro dell’aneurisma aortico.

 

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