Emicrania

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L’emicrania è uno dei più comuni tipi di mal di testa: colpisce molto di più le donne degli uomini, con un rapporto di 5 a 1, ed è caratterizzata da un’elevata predisposizione familiare. Circa il 90% degli attacchi di emicrania senza aura insorgono 2 giorni prima e/o l’ultimo giorno del flusso mestruale.

 

Il dolore è monolaterale
Il termine emicrania deriva dal greco e significa letteralmente “dolore da una parte della testa”. L’attacco tipico, infatti, si manifesta, in modo ricorrente, con un dolore localizzato solo a destra o solo a sinistra del capo, più raramente inizia da tutti i due lati oppure si alterna da un lato all’altro in qualsiasi momento della giornata.

 

Le possibili cause
I principali responsabili di un attacco di emicrania sono gli ormoni femminili: gli estrogeni. Molto spesso, infatti, a causare la comparsa del dolore è la brusca caduta di estrogeni che si verifica in coincidenza del ciclo mestruale. Questo spiega perché durante la gravidanza, quando i livelli  di estrogeni si mantengono particolarmente alti, nella maggior parte dei casi gli attacchi di emicrania si riducono o addirittura spariscono. Talvolta ricompaiono già dalla prima settimana dopo il parto, ma spesso non ricompaiono più  o comunque con una frequenza minore e un’intensità più lieve.

 

L’attacco di emicrania
Un dolore pulsante, solo da un lato della testa, suggerisce un attacco di emicrania. L’esordio è lento: inizia con un senso di malessere al capo, che gradualmente diventa un dolore vero e proprio, pulsante e fortemente invalidante. Ogni attività fisica, anche la più lieve, lo può peggiorare. Chi ne soffre riferisce di sentire la testa che scoppia; per questo si sente il bisogno istintivo di stringere la testa tra le mani. Spesso gli sbadigli, l’irritabilità, il malumore sono sintomi che preannunciano un attacco così come la sensazione di essere esausta o la sonnolenza sono possibili sintomi che rimangono anche per alcune ore dopo che il dolore acuto è scomparso.

 

In circa il 20% delle persone che soffrono di emicrania, l’attacco può essere preannunciato, 5-30 minuti prima, dalla cosiddetta “aura”: le persone riferiscono di vedere luci e colori lampeggianti, più o meno improvvisi e intensi, che scompaiono con l’arrivo del dolore. Durante l’aura il campo visivo può restringersi (visione a tunnel: si vede soltanto con la parte centrale dell’occhio), dimezzarsi o alterarsi per la comparsa di una macchia.
L’emicrania con aura può essere preceduta anche da alcuni disturbi della sensibilità: sensazione di punture di spillo, pizzicore intorno alla bocca, difficoltà a trovare le parole (disfasia), senso di vertigine, formicolio al viso o a un braccio o sensazione di debolezza generale o di mancanza di forza.

Un attacco di emicrania può essere accompagnato anche da intolleranza, anche intensa, verso la luce (fotofobia), i rumori circostanti (fonofobia) o gli odori (osmofobia), perdita di appetito, sensazione di nausea e vomito, brividi, pallore diffuso. Il sonno rappresenta spesso un sollievo per chi soffre di emicrania, anche se a volte la persona colpita può svegliarsi durante la notte per il dolore.
In media un attacco di emicrania può durare complessivamente dalle 4 ore fino a un massimo di 2-3 giorni per i soggetti particolarmente predisposti.

 

Che cosa si può fare per ridurre gli attacchi e alleviare il dolore
Gli esperti si raccomandano di registrare sistematicamente tutti gli attacchi in un diario del mal di testa, imparando a catalogarli per numero e gravità ma registrando anche gli eventi scatenanti, eventuali terapie in corso, che cosa si è mangiato/fatto prima dell’attacco, la fase del ciclo mestruale  etc. Questa registrazione può essere davvero molto importante per chiarire la tipologia di mal di testa. Se gli episodi sono lievi e sporadici può essere utile l’automedicazione e se ne può parlare direttamente con il farmacista che consiglierà un analgesico: vale sempre il consiglio di non abusare mai di questo tipo di farmaci (noi italiani siamo tra i maggiori consumatori europei)  ma nemmeno di ridurne le dosi di propria iniziativa; vanno seguite le istruzioni riportate nel foglietto illustrativo o indicate dal farmacista. Se invece gli attacchi si ripetono spesso, sono particolarmente intensi, disturbano la qualità della vita quotidiana e si accompagnano con altri sintomi è meglio andare subito dal proprio medico di medicina generale o direttamente a un Centro per la diagnosi e la cura della Cefalea per una diagnosi appropriata. La Società italiana per le Cefalee (Sisc) aggiorna e verifica periodicamente la qualità dei parametri clinico-assistenziali delle strutture per la cura del mal di testa distribuite su tutto il territorio nazionale.

 

Pillola ed emicrania
L’uso della pillola anticoncezionale o di altri contraccettivi ormonali può provocare un peggioramento degli attacchi di emicrania, soprattutto nei primi mesi dall’inizio dell’uso. I dati a questo proposito sono comunque controversi. Alcuni studi non hanno dimostrato differenze sostanziali tra donne che usano la pillola e altre che non la usano in relazione all’incidenza di emicrania. In ogni caso, se si decide di prendere la pillola è bene dire al proprio ginecologo che si soffre di emicrania. La cosa migliore da fare è parlarne con il proprio ginecologo per ricevere un consiglio mirato alle proprie esigenze personali.

 

Emicrania e menopausa
Anche durante la menopausa le donne predisposte possono soffrire di attacchi di emicrania dovuti a una progressiva caduta degli ormoni sessuali femminili, gli estrogeni. Talvolta si osserva un temporaneo peggioramento che può essere superato utilizzando una terapia ormonale sostitutiva su indicazione del proprio ginecologo.

 

 

PER APPROFONDIRE

– Emicrania, prevalenza al femminile »

 

 

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