TIA – Attacco ischemico transitorio

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Con l’acronimo TIA si intende un attacco ischemico transitorio, ovvero  di durata inferiore alle 24 ore. I sintomi di un attacco ischemico transitorio (TIA) insorgono all’improvviso e sono molto variabili. Tra i sintomi possibili – che devono far allertare – vi sono:

  • problemi articolari e motori (intorpidimento o paralisi di una metà del corpo);
  • difficoltà di orientamento dovute a distorsioni nella percezione di suoni e le luci. Chi ne soffre si sente disorientato;
  • deficit di linguaggio;
  • perdita della vista da un occhio;
  • affaticamento e sensazione di debolezza generale, spesso accompagnata da formicolii nelle aree interessate (arti, volto…) associata anche a vertigini e/o mal di testa;
  • umore depresso: le difficoltà precedenti influiscono spesso sull’umore della persona che tende a perdere in modo piuttosto repentino la propria autosufficienza e autostima.

In caso di attacco ischemico transitorio, TIA, i sintomi sono quasi sempre solo temporanei. Problemi maggiori, invece, se l’attacco ischemico perdura nel tempo perché si rischia l’ictus i cui danni sono irreversibili.

 

La diagnosi

La diagnosi di un attacco ischemico transitorio (TIA) si effettua grazie all’esame clinico della persona (visita medica). Una TAC del cervello consente di eliminare ogni eventuale sospetto di tumore cerebrale o di versamenti di sangue. Considerato che un’ischemia transitoria può preannunciare un ictus, il medico agirà d’anticipo procedendo alla valutazione di tutte le cause di sospettate, prima fra tutte la presenza di una o più placche aterosclerotiche. Tale valutazione viene eseguita mediante esame ecoDoppler dei vasi del cervello (arteriografia). Il medico potrà inoltre richiedere un esame cardiovascolare per evidenziare un’eventuale cardiopatia che possa essere all’origine di un’embolia (per es. presenza di un trombo nella cavità cardiaca, lesione di una valvola del cuore come la valvola mitralica, anomalie del ritmo cardiaco).

 

La cura

In caso di TIA (attacco ischemico transitorio), è importante andare subito in ospedale, meglio se dotato di un reparto neurologico attrezzato. L’obiettivo della prima cura è quello di evitare un secondo attacco ischemico, tendenzialmente più serio, che può manifestarsi in circa il 25-35% dei soggetti colpiti nei 5 anni successivi. La cura è basata, oltre che sul controllo della pressione, dell’ossigeno nel sangue, della respirazione e del funzionamento del cuore, sulle terapie trombolitiche, che hanno la finalità di sciogliere il trombo responsabile dell’occlusione del vaso sanguigno. Non sempre, però, è possibile intervenire con la terapia trombolitica: l’intervento deve avvenire entro 3 ore dall’attacco ischemico, quando ancora è in fase acuta (per questo è molto importante ai primi segni andare subito al Pronto Soccorso). Inoltre, in alcuni casi, la terapia trombolitica può essere rischiosa, per il pericolo di emorragie.

 

 

Fonte

Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri » 

 

 

 

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