Trombosi

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La trombosi è un fenomeno patologico che consiste nella formazione di un trombo (coagulo sanguigno formato da fibrina, globuli bianchi e piastrine) in un’arteria (la trombosi più pericolosa) o in una vena. La trombosi di un’arteria coronaria (le coronarie sono le arterie che irrorano e nutrono il cuore) può provocare un’occlusione e l’insorgenza di infarto del miocardio. La trombosi è favorita dalla presenza di una placca ateromatosa (deposito organizzato di lipidi e altro materiale sulla parete di un vaso che riduce il calibro e l’elasticità del vaso stesso) in particolare se questa si rompe e dal rallentamento circolatorio (per es. la stasi sanguigna dell’insufficienza cardiaca).
Gravidanze ripetute, i postumi di interventi chirurgici, l’assunzione di contraccettivi ormonali e il vizio del fumo (tabagismo) sono fattori che nel tempo favoriscono l’insorgenza di una trombosi come complicanza di una grave aterosclerosi. L’aterosclerosi è un’infiammazione di un tratto più o meno lungo di un’arteria, causata dalla presenza di grassi che “gonfiano” l’endotelio (rivestimento interno di un vaso) e formano una protuberanza, come un ascesso, che sporge nel lume del vaso e ostacola la normale circolazione del sangue. Le piastrine accorrono per contrastarlo e formano un trombo. Aterosclerosi e trombosi sono intimamente correlate, tanto che oggi si parla sempre più di aterotrombosi. L’aterosclerosi è un processo degenerativo e irreversibile: non può essere cancellata ma può essere fermata – con interventi seri sui fattori di rischio – in modo che non progredisca.

 

La diagnosi

La diagnosi di trombosi viene fatto con l’ecodoppler, un esame non invasivo che permette attraverso gli ultrasuoni di visualizzare l’aspetto delle pareti delle arterie e il flusso di sangue che le percorre. Viene utilizzata anche l’angiografia.

 

I soggetti più a rischio

Tra le persone più a rischio di trombosi vi sono quelle che soffrono di diabete di tipo 2, ipertensione, colesterolo alto (ipercolesterolemia), trigliceridi alti (ipertrigliceridemia), elevati livelli di omocisteina nel sangue, forti fumatori. Sono più a rischio anche le persone con genitori, fratelli o sorelle che hanno avuto una malattia aterotrombotica. La trombosi arteriosa NON è ereditaria ma può essere ereditaria la tendenza a svilupparla. La trombosi di manifesta solo se a un assetto genetico predisponente si associa il danno provocato dai fattori di rischio legati alle abitudini di vita o a malattie intercorrenti. L’eventuale predisposizione alla trombosi si può valutare attraverso alcuni esami del sangue specifici come il profilo lipidico (dosaggio del colesterolo totale e frazionato, trigliceridi), glicemia e omocisteinemia. Per chi ha familiari con episodi pregressi di malattie cardiovascolari (infarto, ictus, embolia, arteriopatia) può richiedere anche un prelievo specifico per screening per trombofilia, utile per studiare l’assetto del sistema della coagulazione del sangue.

 

La cura

Sarà il medico a suggerire al paziente – in funzione della gravità della malattia – la cura adatta, medica (farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, farmaci vasodilatatori) o chirurgica. In ogni caso, prima di ogni altro intervento è indispensabile eliminare tutti i fattori di rischio vascolare legati allo stile di vita sui quali si possa intervenire.

 

 

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