Attente a quei virus!

Attenzione fa rima con prevenzione, ma non con allarmismo.
L’80% delle donne sessualmente attive, infatti, viene a contatto con uno degli oltre 100 “membri” della numerosa famiglia degli Human Papilloma virus (HPV), spesso senza nemmeno accorgersene.
Nel 90% dei casi, infatti, l'”incontro ravvicinato” resta silenzioso e soprattutto senza conseguenze, perché l’organismo femminile riesce a mettere alla porta l’ospite sgradito ben prima che la sua presenza diventi dannosa. Ma quando l'”espulsione” fallisce, il virus può scatenare infezioni più o meno pericolose, a seconda del tipo di HPV coinvolto. Ecco perché gli esperti invitano le donne a non farsi cogliere impreparate, soprattutto le giovanissime, cioè quelle che devono ancora inaugurare la loro vita sessuale e che, presumibilmente, non sono ancora venute a contatto con i Papilloma.
Per loro, ma anche per chi non ha ancora incontrato il virus, oggi sono disponibili due vaccini, gratuiti per chi compirà 11 anni nel 2008. Vaccinarsi, però, non deve far abbassare la guardia sul fronte della prevenzione da tutte le malattie sessualmente trasmesse, non solo dall’HPV. A partire dai controlli. Parola di esperto.

Con la consulenza del dottor Mario Giovanni Sideri, Direttore Unità Ginecologia Preventiva all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), Milano.

 

Sarà per i toni allarmistici con cui spesso se ne parla, sarà perché regna ancora molta confusione intorno all’argomento, ma la grande famiglia degli Human Papilloma Virus (HPV), che conta oltre 100 “membri”, desta non poche preoccupazioni tra le donne. Eppure, ci tiene a tranquillizzare subito il dottor Sideri, «nella popolazione femminile incontrare uno dei tanti HPV è qualcosa di assolutamente normale ed è altrettanto normale che il virus se ne vada spontaneamente». Qualche volta, però, decide di restare, magari perché le difese naturali dell’organismo non riescono a cacciarlo via. «In questo caso» prosegue Sideri «può portare allo sviluppo di un’anomalia di due tipi: i condilomi acuminati, malattia a trasmissione sessuale del tutto benigna, e la lesione precancerosa, che è l’oggetto dello screening effettuato con il Pap test. Due problemi ben diversi, dunque, che si verificano in una percentuale molto bassa di casi!».

Quando il “contatto” è pericoloso
Facciamo un passo indietro. Dove vanno a nascondersi questi invisibili ospiti quando penetrano nell’organismo? «Gli HPV cutanei vivono nella pelle, mentre quelli mucosali nelle mucose. Virus comuni, che abitano con noi. Di quelli mucosali – che si trovano nella congiuntiva, nel cavo orale, nell’ano, nel pene e nella vagina – ne esistono 40 tipi, tra cui anche quelli legati al tumore dell’utero».
Niente di più facile, dunque, che venire a contatto con un Papilloma, ben più difficile è capire quando. «La storia del contatto di solito è chiara per il collo dell’utero» puntualizza Sideri «prima di tutto perché qui l’HPV dà origine a un tumore molto più frequente rispetto a quelli, per esempio, che colpiscono la vagina o il pene, ma anche perché è oggetto di screening di massa. Così ora sappiamo che colonizza facilmente l’utero durante i primi rapporti sessuali.
Sia i Papilloma a basso rischio, responsabili dei condilomi, sia quelli ad alto rischio, responsabili delle lesioni pretumorali e anche quelli più frequenti, restano nell’utero per un tempo variabile da sei mesi a due anni, poi nella stragrande maggioranza dei casi se ne vanno». In una piccola percentuale di casi, dunque, il virus permane, ricompare, o si riattiva e in questa eventualità, spiega Sideri, «può dare origine ad alterazioni a livello del collo dell’utero, una zona che per sua stessa natura è particolarmente suscettibile a sviluppare le lesioni precancerose».
“Può” dare origine, non significa “dà” necessariamente origine: pur incontrando lo stesso tipo di virus, una donna si ammala e un’altra no.


Le conseguenze dell’amore (non protetto)

Gli HPV non si trovano nel sangue, né nello sperma o in altri liquidi corporei, ma nella pelle e nelle mucose. Ecco perché, continua il dottor Sideri, «il contagio avviene solo per contatto diretto pelle-mucosa o mucosa-mucosa. Nel caso del collo dell’utero, la via di trasmissione più facile è il coito, ma anche le mani possono “portare” il virus fino all’apparato genitale…». Mani magari non ben lavate o colpite dalle verruche, che altro non sono che manifestazioni… visibili dell’HPV. «Le verruche sono di due tipi: cutanee e genitali, a seconda del tipo di Papilloma responsabile. Tutti conoscono le verruche cutanee, benigne e facilmente eliminabili. Altrettanto benigni sono i condilomi, del tutto innocui, visto che non degenerano e che di solito si auto-eliminano, ma… brutti da vedere e fonte di un problema estetico». A spingere a eliminare i condilomi senza aspettare la loro dipartita spontanea, però, non è solo una questione estetica. Le “creste di gallo” non sono forse contagiose? «Nella maggior parte delle coppie, uno solo dei partner ha i condilomi, l’altro no… e non perché non sia venuto a contatto con il virus, ma perché le sue difese sono state capaci di eliminarlo. Una bella differenza rispetto ad altre malattie sessualmente trasmesse, in cui la trasmissione è quasi obbligatoria! ».
 

Tante soluzioni per tanti problemi diversi

Come “dare un taglio” ai condilomi? «Di solito si bruciano con il laser, l’azoto liquido, l’acido tricloroacetico…» dice l’esperto. «Attenzione, però: in questo modo si elimina un’alta percentuale di HPV, concentrati appunto nei condilomi, ma non quelli nascosti nella zona circostante». Questo è il motivo per cui le creste di gallo possono ricomparire anche dopo l’intervento.
Trattarle è, dunque, inutile?
«No, perché bruciando buona parte dei virus aiutiamo le difese naturali dell’organismo, che dovranno distruggere una carica virale ben più bassa. È come se bruciassimo le caserme dei virus… cercando di non bruciare anche la zona genitale». Già, perché non è escluso che laser & Co. possano provocare danni locali e dolorose e cicatrici.
Una soluzione più morbida? «L’imiquimod, un farmaco che non mira a distruggere i condilomi, ma a stimolare le difese naturali locali. In pratica, non diminuisce il numero di nemici, ma aumenta il numero degli amici».
E se l’HPV provoca il tumore all’utero? Il dottor Sideri rettifica il vizio insito nella domanda: «I Papilloma ad alto rischio sono oncogeni, cioè possono provocare le lesioni precancerose che sono all’origine del tumore del collo dell’;utero, ma non provocano automaticamente il tumore. L’HPV ad alto rischio va tenuto sotto controllo con il Pap test o i test virali, ma senza ansia». Se, però, i controlli indicano che la lesione precancerosa si è formata? «Si tratta come se fosse un neo. È una lesione benigna, che non crea alcun problema, ma che va eliminata… eliminando con essa la possibilità di un tumore futuro».

Minorenni e… vaccinate
Mamme, non dimenticatelo: i vaccini anti-HPV sono gratuiti per tutte le ragazzine che, nel 2008, compiranno 11 anni. Un appuntamento importante con la prevenzione, perché i due vaccini attualmente disponibili proteggono dagli HPV 16 e 18, ad alto rischio, e uno di essi anche dai virus 6 e 11, responsabili dei condilomi. «Questo vaccino è come un’assicurazione contro l’HPV» commenta Sideri «perché come tutti i vaccini non è curativo, nel senso che non può fare nulla per chi ha già contratto il virus, ma protegge dalle infezioni future. Ecco perché funziona benissimo in chi non è mai stato contagiato dall’HPV, come le ragazzine che non hanno avuto ancora rapporti sessuali e che, dunque, non sono ancora entrate in contatto con il Papilloma. Su questa popolazione, l’efficacia del vaccino raggiunge il 100%. Via via che l’età aumenta, aumenta la possibilità che le ragazze abbiano contratto il virus, quindi il potere protettivo del vaccino si riduce. Ma non si sa di quanto, perché per il momento la sperimentazione è arrivata solo fino al 26esimo anno: a questa età, il vaccino ha un’efficacia pari all’85%».

 

Tutto sotto controllo con questi esami
Una volta, per tenere sotto controllo la salute dell’apparato genitale, c’era solo il Pap test. Oggi esiste un nuovo test, chiamato anche test HPV, che permette di identificare con grande anticipo le donne a rischio di sviluppare il tumore, perché individua la presenza di Papilloma ad alto rischio prima che si creino le lesioni precancerose. L’associazione del Pap test e dei test virali migliora la precisione dello screening dall’attuale 50-70% al 99,9% e suggerisce quali donne devono fare un controllo all’anno e quelle che possono farlo ogni tre anni.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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