Bartolinite: un’infezione intima sempre più diffusa

Bartolinite: un’infezione intima sempre più diffusaE’ tra le infezioni intime più fastidiose: parliamo di Bartolinite o infezione della ghiandola di Bartolini, una piccola ghiandola situata nel contesto delle piccole labbra della vagina che inizia a gonfiarsi con crescente dolore. Approfondiamo l’argomento con il dottor Maurizio Magnani, a Milano specialista Ginecologia e Ostetricia e della Riproduzione Umana.

 

Dottor Magnani, che cos’è esattamente la bartolinite?
Con bartolinite si intende l’infiammazione delle ghiandole vestibolari maggiori – anche dette “Ghiandole del Bartolini” – per via di una occlusione del dotto escretore per cause infiammatorie o traumatiche e colpisce all’incirca il 2% delle donne in età riproduttiva. Le ghiandole del Bartolini si localizzano nella vulva bilateralmente, nel terzo inferiore delle grandi labbra lateralmente e, posteriormente, all’introito vaginale, con una forma simile ad una mandorla con un diametro massimo di circa 12-15 millimetri. Queste ghiandole producono un muco chiaro e viscoso, con una funzione strettamente legata all’attività sessuale: durante la fase di eccitazione rilasciano tale secreto, che serve come lubrificante durante il coito. Per poter secernere questo muco, presentano un dotto escretore di circa 2,5 cm di lunghezza, che sbocca ai lati dell’orifizio della vagina, internamente alle piccole labbra. Quando il dotto viene ostruito, si forma una cisti, cioè una raccolta di materiale liquido che altro non è che il muco prodotto dalle ghiandole impossibilitato a uscire. Normalmente è asintomatica, ad eccezione di un gonfiore del labbro vaginale e, solo raramente, può provocare dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) o mentre si cammina.

Molto spesso la cisti viene infettata da parte di batteri, generalmente da “E. coli” (un batterio presente nel nostro intestino) o altri come streptococchi, diventando così un ascesso, vale a dire una raccolta di liquido purulento. Vale la pena sottolineare come siano raramente coinvolti patogeni a trasmissione sessuale. L’ascesso si manifesta acutamente con aumento del dolore, sensazione di tensione, gonfiore crescente del labbro che appare eritematoso, edematoso e caldo; in alcuni casi, inoltre, si può avere anche febbre.

 

Come affrontarla?
Alle volte il quadro si autorisolve: la cisti o l’ascesso si rompono in modo autonomo verso l’esterno, liberando il loro contenuto liquido/purulento. Tuttavia, nel caso ciò non avvenga, il trattamento di questa patologia si basa su due approcci fondamentali: la terapia antibiotica e quella chirurgica.

  • Iniziamo dalla terapia antibiotica. Nel caso di una cisti semplice non complicata, con un contenuto liquido, si può aspettare che si risolva autonomamente, associando un’accurata igiene intima, oppure tentare un’iniziale riduzione della stessa aspirando il contenuto con una siringa. In questo caso rivolgersi al ginecologo, e dimenticare ogni “fai da te”.
  • Nel caso, invece, ci si trovi di fronte ad un ascesso o ad una recidiva di una cisti semplice, l’approccio iniziale consiste nel tentare di drenare la raccolta con un piccolo intervento chirurgico di incisione e un successivo svuotamento della stessa. La paziente viene poi dimessa con una terapia antibiotica ad ampio spettro per una decina di giorni. In alcuni casi, soprattutto quando l’ascesso è presente da alcuni giorni, si preferisce iniziare prima una terapia antibiotica, e valutare successivamente se effettuare l’intervento chirurgico di drenaggio.

 

Parallelamente alle cure appena elencate, sono di fondamentale importanza alcuni comportamenti quali l’astensione dai rapporti sessuali fino alla risoluzione, in quanto possono peggiorare il quadro sia mediante un meccanismo di irritazione fisica, sia permettere ad eventuali nuovi batteri di infettare la cisti. Sottolineerei, inoltre, quanto sia determinante mantenere una corretta igiene intima: durante il periodo di permanenza dei sintomi è indicato fare 3 semicupi al giorno con dei prodotti facilmente acquistabili in farmacia; successivamente, consiglio il mantenimento di una normale ma attenta igiene quotidiana.

Anche l’alimentazione non è da trascurare: almeno fino alla totale scomparsa della sintomatologia è meglio evitare cibi speziati, alcol e caffeina. Queste sostanze attivano infatti meccanismi irritativi che peggiorano la sintomatologia. In particolare, ciò vale per gli alcolici, che possono interagire con la terapia antibiotica, diventa doppiamente proibito non assumerli. Nel caso in cui la sintomatologia dolorosa risulti importante, si possono associare farmaci antidolorifici, praticare delle applicazioni di ghiaccio secco sulla zona dolente. O, anche, fare ulteriori semicupi freddi, così da sfruttare l’azione antidolorifica ed antinfiammatoria di questi rimedi facilmente attuabili e reperibili.

 

Alcune donne devono ricorrere alla cosiddetta “marsupiliazzizazione”. Di che cosa si tratta esattamente?
Con questo termine indichiamo una tecnica chirurgica riservata agli ascessi ricorrenti: l’ascesso viene drenato e si incide la massa, suturandone il bordo interno con la mucosa vaginale esterna, e creando così un nuovo dotto escretore.
Parallelamente, i consigli di noi specialisti – ribadisco- restano essenzialmente due, entrambi di fondamentale importanza:

  1. Astenersi dai rapporti sessuali fino alla risoluzione del quadro;
  2. Avere una corretta igiene intima. Nel caso in cui la sintomatologia dolorosa aumenti, si possono associare farmaci antidolorifici, come pure delle applicazioni di ghiaccio secco sulla zona dolente.

 


Dottore, è vero che sono frequenti le recidive?

Purtroppo è così. Infatti, le complicazione più frequente di questo tipo di patologia è proprio la ricorrenza: poco meno del 20% delle volte- vale a dire meno di una donna su cinque- assiste alla ripresentazione della bartolinite. In tutti i casi, si consiglia sempre e comunque un follow-up ginecologico.

 

 

References

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