Endometriosi: importante conoscerla per poterla combattere

Oggi se ne parla un po’ di più rispetto solo a qualche anno fa. Tuttavia, se chiedete ad una donna che cosa sia esattamente l’endometriosi, di rado sa rispondere con precisione (a meno di soffrirne personalmente). Eppure questa anomalia, che rappresenta una delle prime cause di infertilità femminile, è una patologia molto diffusa: colpisce fino al 15% delle donne in età fertile (a seconda delle varie casistiche internazionali). Causata dalla presenza in sedi “anomale” di endometrio, il tessuto che riveste le pareti dell’utero e che sotto lo stimolo degli ormoni ovarici produce sanguinamento, l’endometriosi è spesso molto dolorosa e talvolta anche invalidante. Capita però che la diagnosi venga fatta con estrema difficoltà e in ritardo, e molti interrogativi restano ancora aperti riguardo alle reali cause e alla possibili terapie.
Approfondiamo l’argomento con la prof.ssa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Prof.ssa Nappi, numerose donne scoprono di essere affette da questa patologia solo quando cercano il primo figlio. Com’è possibile riconoscere l’endometriosi?

In realtà, la diagnosi non è sempre così facile, dal momento che è basata prevalentemente sulla sintomatologia che tende però a peggiorare con il progredire dell’età riproduttiva. Soltanto quando sono presenti delle chiare lesioni ovariche che possono essere evidenziate ecograficamente, il sospetto diventa realtà. A volte, tuttavia, localizzazioni a carico dei legamenti pelvici non sono così chiaramente identificabili in prima battuta, e ciò rende ragione dei ritardi diagnostici, nonostante gli enormi progressi che ci vengono dalle tecniche di immagine come la risonanza magnetica nucleare. I dosaggi dei marcatori nel sangue dell’endometriosi (per esempio i livelli del CA125) possono essere di aiuto, ma non sufficientemente specifici.

 

Sono tante e importanti le conseguenze provocate dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero: ce lo conferma?

Senza dubbio, anche perché parliamo di una patologia caratterizzata dalla localizzazione di tessuto endometriale attivo al di fuori della cavità uterina, soprattutto a livello ovarico e pelvico. Il sintomo più caratteristico è rappresentato dal dolore al basso ventre, prima durante e dopo le mestruazioni (dismenorrea), la cui intensità è variabile e, talora, indipendente dal grado di estensione alla pelvi della malattia. Il dolore può accompagnare anche il rapporto sessuale (dispareunia) e interessare la vescica e il retto (dolore alla minzione e alla defecazione). Possono essere presenti algie pelviche anche durante l’ovulazione, dolori riferiti alla schiena ed alterazioni del flusso mestruale. Nell’insieme, il dolore cronico influenza in modo significativo la vita della donna con notevoli risvolti sul versante del tono dell’umore e dell’efficienza psico-fisica.

 

Quali sono gli esami oggi a nostra disposizione per individuare l’endometriosi?
E quali i sintomi che rappresentano un campanello d’allarme?

Premesso che la diagnosi resta complessa, dobbiamo dire che la certezza si ottiene solo con la laparoscopia. Si tratta della visualizzazione endoscopica degli organi pelvici e dell’esito istologico delle biopsie. Tale esame non è soltanto diagnostico, ma anche terapeutico, dal momento che permette di rimuovere quanto più possibile il tessuto endometriosico (che purtroppo, però, nel tempo può rigenerarsi). Per questo è bene, in presenza di un sospetto di endometriosi, affidarsi a centri specializzati nella diagnosi e cura di tale patologia: infatti, nelle forme più severe, è opportuno avvalersi di competenze specifiche e multidisciplinari.
Per quanto riguarda i sintomi, quelli principali sono: menorragia (eccessivo sanguinamento nel corso del ciclo mestruale), metrorragia (perdita di sangue anomala nel periodo intermestruale), dismenorrea, dolore pelvico cronico. A questi bisogna aggiungere: dolore durante e dopo l’atto sessuale (64%), infertilità (30/35%), aborti spontanei, affaticamento cronico, periodi di stitichezza alternati ad altri di diarrea. Questi ultimi sintomi vengono molto spesso associati ad una diagnosi di “colon irritabile” in quanto i sintomi sono simili tra loro. Una ragione in più per sottolineare l’Importanza di una diagnosi precoce, così da evitare danni gravi a organi vitali.

 

Soluzioni e terapie

La terapia medica dell’endometriosi ha lo scopo di impedire quanto più possibile la progressione della malattia e di limitare le recidive postchirurgiche, migliorando il dolore pelvico e salvaguardando la fertilità futura. La conseguenza principale dell’endometriosi può essere, infatti, non soltanto una bassa qualità di vita correlabile alla sintomatologia dolorosa mestruale, sessuale e generale, ma anche e soprattutto l’infertilità che sembra essere presente fin nel 50% delle donne affette.
Fra le tante terapie proposte nel tempo per la cura dell’endometriosi, l’uso della contraccezione ormonale è certamente quella con il miglior profilo costo/beneficio e di più facile utilizzo nella pratica clinica. Riducendo il sanguinamento mestruale e inibendo la funzione ovulatoria, si limita la proliferazione del tessuto endometriale e si migliora la sintomatologia dolorosa. L’importanza della contraccezione ormonale è enorme – anche nell’ottica socio-culturale di ritardo della prima gravidanza da parte della coppia di oggi – al fine di proteggere le potenzialità riproduttive della donna quanto più a lungo possibile.
L’uso dei cosiddetti regimi estesi di contraccezione (cioè dell’uso prolungato delle combinazioni ormonali estroprogestiniche) allo scopo di limitare il numero dei flussi mestruali – per esempio ogni 3 mesi o addirittura una volta l’anno – è di grande attualità. Numerose formulazioni sono allo studio con questa applicazione, in particolare l’associazione di etinilestradiolo a basso dosaggio (20 mcg) con levonorgestrel a bassissimo dosaggio (90 mcg). Nelle donne con endometriosi, infatti, ridurre le mestruazioni e/o addirittura eliminarle per un po’ significa cancellare dal calendario un periodico appuntamento con il dolore, migliorando tutti gli aspetti della qualità di vita personale, familiare e lavorativa.

 

 

La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

 

A cura di: Minnie Luongo

 

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