Gli esami in menopausa

La menopausa è l’“occasione d’oro” per fare il punto sulla propria salute in un’ottica preventiva, e sono davvero pochi gli esami che devono essere eseguiti per affrontare senza rischi questo delicato passaggio della vita. Ne parliamo con la prof.ssa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Prof.ssa Nappi, ci aiuti a spiegare alle donne in menopausa che gli esami cui sottoporsi in questa fase della vita, oltre a non essere gravosi, sono necessari per evitare particolari problematiche

In effetti, ancora troppe donne – non mi stancherò di ripetere quanto a torto – vivono gli esami consigliati in menopausa con un’ingiustificata sorta di angoscia. E’ bene invece sottolineare come, assieme a quelli che sono esami di routine (visita medica, controllo della pressione, esami di sangue e urine), alla visita ginecologica annuale e al pap test da eseguire secondo le scadenze consigliate dal proprio medico, ci sono esami particolari più che preziosi.

 

Il primo esame?

Cominciamo dalla mammografia, un esame che a molte donne – indipendentemente dall’età – incute quasi terrore, in vista di un dolore che ritengono insopportabile… In realtà, la mammografia è un esame di screening importantissimo, che deve essere eseguito almeno ogni due anni dopo i 50 anni. Nel caso la densità mammaria fosse eccessiva, è utile completare lo studio della mammella con un’ecografia mammaria.

 

Continuiamo con…

Con gli esami ormonali. Questi vanno eseguiti all’inizio della menopausa e ripetuti nel tempo soltanto in occasioni particolari, oppure se si assume una terapia ormonale sostitutiva (TOS). Utile sempre, all’inizio delle irregolarità mestruali e dei sintomi tipici della menopausa, quali per esempio le vampate di calore, eseguire il controllo dell’FSH, l’ormone che ci dice quanto si è esaurita la funzione ovarica, e l’estradiolo, l’ormone femminile vero e proprio prodotto dall’ovaio. La funzionalità tiroidea è bene venga misurata almeno una volta, dal momento che le patologie della tiroide sono comuni nella donna nei passaggi della riproduzione, come la gravidanza e la menopausa. In casi selezionati, è utile anche il dosaggio dell’androgeno DHEAS, prodotto dal surrene, per monitorizzare al meglio il processo dell’invecchiamento futuro.

 

E a proposito di menopausa…

Vampate di calore, ma non solo. Non è detto che i sintomi in prossimità della menopausa siano sempre quelli classici. I segnali che il corpo invia in questo periodo possono essere molto diversi per ogni donna. Come sottolinea la nostra esperta, “la menopausa è una fase della vita che prima o poi arriva per ogni donna. Bisogna aspettarsela tra i 45 e i 55 anni, anche se di solito fa capolino dopo i 42 anni e prima dei 50”.

 

Come capire se si è in menopausa?

Si considera l’ultima mestruazione e si calcolano dodici mesi senza perdite di flusso mestruale. Generalmente i primi segnali sono una certa irregolarità del ciclo, che può saltare per qualche mese e poi ricomparire. Oltre alle mestruazioni che non arrivano, a seconda dei casi, il periodo che riguarda la menopausa può essere caratterizzato da sintomi di vario tipo. Metà delle donne ha sintomi moderati, un quarto lievi o assenti, e un quarto gravi. E durano, in media, cinque anni.

 

Passiamo alla mineralometria ossea

In questo caso parliamo di un esame eseguibile con differenti tecniche a carico di vari distretti dell’organismo – più spesso colonna lombare, femore, polso, calcagno -, il quale permette di misurare la massa ossea della donna. In caso di menopausa precoce, malattie croniche, allergia al lattosio, uso di cortisone, magrezza, abitudine al fumo ecc, è davvero utile eseguirla attorno all’età della menopausa, dal momento che questo è il momento in cui è maggiormente possibile mettere in atto delle strategie terapeutiche preventive. Infatti, quando la microfrattura si è già verificata, purtroppo è troppo tardi, per via della qualità dell’invecchiamento dell’osso.

 

Altri esami che Lei e i suoi colleghi consigliate alla donna in questa delicata fase della vita

Senza dubbio l’ecografia pelvica transvaginale. Si tratta di un esame fondamentale per prevenire con largo anticipo il tumore dell’endometrio, che può rendersi visibile con perdite di sangue ad uno stadio già avanzato. Questa indagine consente di misurare lo spessore della mucosa interna dell’utero, e in menopausa è complementare al paptest. Seppure non così efficace nella diagnosi precoce può, inoltre, aiutare a tenere sotto controllo il rischio di tumore dell’ovaio. In taluni casi, se l’endometrio ha uno spessore aumentato, può essere necessaria una biopsia che oggi si tende sempre di più ad eseguire sotto guida isteroscopica. L’isteroscopia è, infatti, un esame diagnostico “di secondo livello” di facile esecuzione, che ci permette di visualizzare con uno strumento a fibre ottiche la cavità uterina e di raccogliere un campione di tessuto (biopsia) interno all’utero. A seconda dei casi, essa può essere eseguita ambulatorialmente o in day hospital, tramite una blanda anestesia, locale o generale.

 

Per finire, professoressa Nappi, è vero che alcune donne, una volta arrivata la menopausa, non si sottopongono più ad esami specifici?

Ahimè, succede anche questo. Ed è molto recente (secondo uno studio presentato a Roma durante il congresso mondiale sulla menopausa) la conferma ufficiale di un dato sconfortante: solo una donna su dieci ha il coraggio di parlare al proprio ginecologo dei problemi relativi all’apparato genitale legati alla menopausa. Al contrario, ritengo che ci dovrebbe essere il riconoscimento del fatto che la menopausa non è più la fine di qualcosa, ma una “ rinascita” per la donna. Teniamo presente che al giorno d’oggi, con le nuove terapie, si hanno ottimi risultati contro tutti i sintomi lamentati. Eppure, da una nostra ricerca su 3500 donne è emerso che le donne e le stesse ginecologhe hanno paura a parlare di alcuni effetti come quelli sulla salute vaginale. Gli effetti di tale reticenza si rispecchiano nel fatto che metà delle donne intervistate ha interrotto i rapporti con il partner a causa di problemi come la secchezza e l’atrofia che colpiscono i genitali femminili dopo la menopausa, e solo una su dieci ne ha parlato con il medico (nonostante questi sintomi colpissero il 45% delle intervistate). Ecco perché bisogna ribadire come, dopo gli esami necessari, si possa (e si debba) passare alle terapie moderne, le quali consentono realmente di risolvere i sintomi, con sempre minori dosaggi di ormoni.

 

 

La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

 

A cura di: Minnie Luongo

 

 

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?