Igiene intima al maschile

In tema di igiene, le donne sono più attente. E nell’igiene intima la cosa è ancora più evidente. Realtà o banale luogo comune? E non sarà inoltre che, per difendere una sorta di malinteso machismo, l’uomo tende a diffidare di tutti quei prodotti per l’igiene usati normalmente dalle donne e, al massimo, preferisce affidarsi al semplice sapone? Ma ultimamente non si dice, anche, che l’universo maschile spende per prodotti dedicati alla bellezza e all’igiene ancora più delle donne?

Ne parliamo con il dottor Giulio Biagiotti, andrologo, che lavora a Perugia, Fermo (AP), Jesi (AN) e Terni.

 

Dottor Biagiotti, che cosa rivela la sua esperienza quotidiana di medico in tema di igiene intima al maschile?
Cominciamo col dire che il termine “igiene” deriva dal greco e significa “protezione e miglioramento della salute”; pertanto, il lavarsi fa parte integrante del modo in cui è corretto vivere, ma è anche vero che lavarsi troppo può ugualmente causare problemi. Si parla poco di igiene intima maschile rispetto a quella femminile. La stessa letteratura medica è alquanto scarsa in proposito.

A questo punto è giusto fare un breve cenno alla fisiologia dell’apparato genitale maschile, per capire le basi di una corretta detersione del pene. Elemento fondamentale è l’acqua (sembra una banalità ma la scarsità o l’abbondanza di questo bene comune determina, per forza di cose, comportamenti igienici diversi nelle varie popolazioni).

Alla nascita il prepuzio è letteralmente incollato al glande, sovrabbondante e termina con un restringimento che lascia libero il solo meato dell’uretra. Un bambino, per molti mesi dopo la nascita, non ha il controllo degli sfinteri e perciò, anche se si ha l’opportunità di cambiarlo molto spesso, i genitali si trovano a stretto contatto con le feci. Inoltre, l’ammoniaca presente nelle urine costituisce un ulteriore fattore irritativo, solo in parte controbilanciato dagli oligosaccaridi. Appare quindi evidente che il prepuzio adeso al glande ha la funzione di protezione. La sostanza che, per così dire, permette la perfetta aderenza è il collagene nel quale è possibile ritrovare quantità non trascurabili di lisozima, vero antibiotico ed antivirale naturale.

Il pene, nei tre anni successivi alla nascita, cresce di un paio di centimetri e rimane a queste dimensioni fino alla pubertà. L’adesione del prepuzio al glande si riduce progressivamente, così come si allarga la naturale fimosi (restringimento del prepuzio), fino a rendere possibile la completa retrazione. Tale processo è estremamente variabile da individuo ad individuo, potendo terminare naturalmente anche poco prima della pubertà. Durante la trasformazione puberale, il pene ricomincia a crescere e, nel giro di un paio d’anni, raggiunge le dimensioni definitive (il prepuzio non sempre segue di pari passo questa crescita, poiché già sovrabbondante all’inizio).

 

Parliamo di circoncisione: i suoi fautori ne fanno spesso una questione di igiene
Al di là delle motivazioni etnico-religiose, entrambi i “partiti” che si sono formati ritengono di avere ottime ragioni. I sostenitori della circoncisione sono in prevalenza nord-americani e basano la loro convinzione su alcuni dati scientifici, ormai obsoleti, che indicano come la pratica eviti la permanenza dello smegma e faciliti l’igiene. Tuttavia, il cancro del pene ha un’incidenza bassissima prima dei 65 anni, sia nei circoncisi che nei non circoncisi, in quanto è correlato all’infezione da HPV e al tabagismo. Tuttora, la Società Americana di Pediatria raccomanda la circoncisione come presidio igienico.
I sostenitori della conservazione del prepuzio hanno altrettanti argomenti, il principale dei quali è il rispetto della funzione di protezione del glande (è bene ricordare, anche, quanti circoncisi siano morti per carenza di asepsi od abbiano riportato serie mutilazioni). Inoltre, i sostenitori della circoncisione la propongono come soluzione per l’eiaculazione prematura. Ciò si rivela un ovvio vantaggio nella giovane età, ma può diventare una sorta di “iattura” dopo i 50 anni, quando si aggiunge alla naturale diminuzione della sensibilità: ciò può rendere difficoltoso e ritardato il raggiungimento dell’orgasmo.

 

Qualche consiglio pratico.
Teniamo presente che l’igiene del pene deve essere diversa a seconda dell’età. Quella del bambino si basa sul rispetto della fisiologia e sulla delicata detersione delle parti a contatto con le feci, senza forzare il distacco del glande dal prepuzio.
Nel periodo, invece, in cui si ha un parziale scollamento è importantissimo lavare, sempre con delicatezza, la parte scollata, eventualmente aiutandosi con una siringa a punta arrotondata o con l’acqua in leggera pressione. L’o biettivo è quello di asportare lo smegma e le sostanze tossiche che possono irritare le mucose. Il soggetto che non effettua la detersione dello smegma in quanto poco incline all’uso del lavarsi aumenta il rischio di sviluppare patologie batteriche e virali locali in misura maggiore rispetto a chi si lava o a chi è circonciso.

 

E lavarsi troppo?
Non va assolutamente bene, in quanto è altrettanto frequente il riscontro di patologie da eccesso di detersione. L’uso di saponi con aggressivi (con un eccesso di tensioattivi) e l’uso troppo frequente degli stessi può portare a delle balaniti o balanopostiti dovute all’azione erosiva sulle sostanze oleose che le mucose stesse producono in modo da formare una barriera fisica nei confronti di batteri, funghi, virus e sostanze tossiche (presenti tra l’altro nei coloranti dei tessuti usati per gli indumenti intimi e nei residui di detersivo non ben risciacquato durante il lavaggio degli stessi). Appare quindi quanto mai opportuno che l’industria proponga dei detergenti dedicati alle tre fasce di età (infante, adolescente, adulto) formulati in modo da rispettare le necessità di detersione e l’assenza di danni. Infine, dato il continuo aumento dell’aspettativa di vita, è probabile che divenga opportuno formulare anche un detergente per la terza e la quarta età.

 

L’igiene intima degli italiani
Ecco, secondo quanto osservato dal dr Biagiotti nella sua pratica di andrologo, come e quanto si lavano gli italiani:

  • il 50% dei pazienti intervistati sul detergente usato riferisce di usare quello della moglie, ma non ne ricorda il nome commerciale;
  • il 30% usa il bagnoschiuma o il sapone liquido per le mani;
  • il 10% solo l’acqua;
  • il restante 10% utilizza detergenti dedicati, molti dei quali, purtroppo, contenenti tensioattivi in eccesso.

 

 

A cura di: Minnie Luongo

 

 

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?