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Pubblicato il 22 luglio 2010

Infezioni e infiammazioni vaginali. I rischi quando l’equilibrio intimo si spezza

Quando qualcosa mina il delicato equilibrio che regna nell’ecosistema, si accende una strisciante guerra civile tra i suoi abitanti. Alla fine uno degli “inquilini” – un tempo pacifico e innocuo – diventa aggressivo e dannoso, si moltiplica in eccesso e può arrivare a imporre il suo dominio sugli altri microrganismi, aprendo le porte a un’infezione.
Naturalmente, un ecosistema alterato è anche maggiormente vulnerabile agli attacchi dei nemici esterni: se un virus o un batterio non trovano sul loro cammino un forte sistema difensivo che blocchi loro la strada, hanno campo libero per scatenare un’infezione. Ecco i disturbi più frequenti della zona intima quando la flora vaginale si trova in cattive acque.

Non solo vaginiti
Che si tratti di infiammazioni o di infezioni, i disturbi intimi che colpiscono il sesso debole di solito vengono chiamati genericamente vaginiti  e, in effetti, il loro bersaglio principale è proprio la vagina.
Tuttavia, sarebbe più corretto distinguere tra vulviti, vestiboliti, cerviciti, vaginiti e vaginosi, differenza non solo di forma, ma anche di sostanza, visto che ogni termine definisce una zona precisa dei genitali femminili e che le terapie variano non poco a seconda dell’area colpita.
Nella vulvite il disturbo è delimitato alla vulva, la zona che comprende piccole e grandi labbra, monte di Venere e parte del perineo.
Se il problema tocca il “vestibolo”, cioè quella zona dalla mucosa particolarmente vulnerabile che è l’ingresso della vagina, si parla di vestibolite.
Nelle cerviciti, invece, l’infezione riesce salire in alto, fino a raggiungere il collo dell’utero (cioè la cervice).
Poi ci sono le vaginiti, infezioni che interessano tutta la vagina, ma anche le comunissime vaginosi, cioè le infezioni legate all’alterazione della flora batterica locale (l’ecosistema) e provocate dai batteri anaerobi (soprattutto Gardnerella vaginalis) non provenienti dall’esterno, ma abitanti della zona che alzano la cresta – diventando troppo potenti e prepotenti – quando l’ecosistema viene alterato.

Le infezioni più comuni
DA BATTERI
Dietro alla maggior parte dei disturbi intimi delle donne in età fertile si nasconde una vaginosi batterica (o “aspecifica”). La protagonista principale è la Gardnerella Vaginalis, un germe opportunista che vive normalmente nella zona intima. Tuttavia anche altri microrganismi che abitano nell’area o nell’intestino hanno un ruolo tutt’altro che secondario.
La vaginosi spesso non è opera di un solo batterio, ma di un’alleanza di diversi microrganismi, come la Gardnerella Vaginalis e i batteri anaerobi (Mobiluncus, Bacteroides, Eubacterium, i cocchi Gram-positivi), non di rado coalizzati con micoplasmi vaginali (soprattutto il Mycoplasma Hominis).
La vicinanza della vagina all’ano e all’uretra, poi, è un’ottima scorciatoia per gli invasori che giungono dall’intestino i quali, attraverso quei brevi canali, riescono a raggiungere piuttosto facilmente la zona intima e a colonizzarla. Parliamo, per esempio, degli Enterococchi, tra cui l’Escherichia Coli, il Proteus e la Klebsiella.
E poi ci sono colonie di batteri, come gli Streptococchi e gli Stafilococchi, naturalmente presenti nella zona vaginale (e non solo) che, di solito tranquilli e pacifici, diventano potenzialmente patogeni quando l’equilibrio della flora vaginale viene perturbato.

DA FUNGHI (O LIEVITI)
Nella famiglia delle micosi, cioè delle infezioni provocate da funghi (o lieviti), la capostipite assoluta è la Candida Albicans. Negli Stati Uniti, la candidosi (o candidiasi) – questi i nomi tecnici della vaginite che provoca – è seconda per diffusione solo alle infezioni batteriche e addirittura tre volte più diffusa della tricomoniasi.
In Italia il quadro non è più rassicurante: si calcola che il 75% circa della popolazione femminile sperimenti almeno un’infezione fungina nell’arco dell’esistenza, ripetuto in almeno nella metà dei casi. Studi e ricerche, inoltre, non fanno che denunciare un costante (e preoccupante) aumento dei casi.
L’artefice di circa l’80% delle micosi vaginali ha un nome e un cognome: Candida Albicans, un fungo che – sorprendentemente – è commensale, cioè fa parte naturalmente dell’ecosistema vaginale, ma in proporzioni minime.  
Da pacifica commensale, la Candida può trasformarsi nella più spietata nemica delle donne, perché è molto facile che diventi aggressiva quando la flora batterica vaginale viene alterata. Basta un forte periodo di stress, un’alimentazione troppo ricca di dolci (i cibi preferiti dal fungo), il soggiorno prolungato in un ambiente caldo-umido (ideale per la proliferazione del fungo), una cura antibiotica (che fa piazza pulita di molti batteri, consentendo al fungo di rafforzarsi a dismisura) per accendere una candidosi, inconfondibile per i tipici sintomi che porta con sé: prurito intensissimo e perdite bianche, inodori, dense.
Negli altri casi, anch’essi in aumento, l’infezione è causata dalle specie “non albicans” di Candida e dalla Torulopsis Glabrata.

DA TRICHOMONAS
Il Trichomonas Vaginalis non ha il permesso di soggiorno nella zona vaginale, come le tribù che vivono nella zona, ma è uno straniero del popolo dei protozoi. La tricomoniasi si trasmette attraverso i rapporti sessuali, oppure in gravidanza, dalla mamma al feto.
Quando viene avvistato nell’area intima, dunque, è un clandestino da mettere alla porta urgentemente.

Il responsabile
La presenza nell’area vaginale oppure nell’apparato urinario del Trichomonas non scatena automaticamente una tricomoniasi: un ambiente sufficientemente acido (con un pH intorno a 4), infatti, è capace di neutralizzare l’azione del protozoo, che ha le mani legate (sebbene sia contagioso, cioè trasmissibile).
Se, per qualunque ragione, l’acidità dell’ambiente vaginale si riduce e il pH vira al basico, il Trichomonas può sferrare l’attacco: a questo punto, una cura a base di metronidazolo è d’obbligo.

DA MICOPLASMI
Candida e batteri sono vecchie conoscenze del mondo femminile, se non altro perché non c’è praticamente donna che non li abbia incontrati sul loro cammino.
I micoplasmi, invece, sono i grandi ignoti, nonostante siano i responsabili di numerose infezioni vaginali, che – se trascurate – possono avere conseguenze pericolose per la salute di tutto l’apparato genitale.
I micoplasmi hanno molto in comune con la Clamidia, sono cioè batteri endocellulari, capaci di vivere dentro le cellule, dopo esserne stati inglobati.
Quello dei micoplasmi è un grande gruppo, ma i principali responsabili delle vaginiti sono due: il Mycoplasma Hominis e l’Ureaplasma Urealyticum.
Mai sottovalutarli, perché sono in grado di diffondersi a macchia d’olio, contagiando un numero sempre maggiore di cellule: da qui l’importanza di frenarli il prima possibile e di procedere con un tampone vaginale mirato in caso di infezione vaginale senza causa apparente.

DA VIRUS
Non attaccano solo la zona intima femminile, ma i contagiosissimi Herpes genitale e condilomi (volgarmente “creste di gallo”, provocate dal Papilloma virus) interessano anche il sesso forte.  
La prima sembra aver guadagnato il triste primato di “contagiosità” tra le malattie sessualmente trasmesse, perché il rischio di contrarla quando il partner è infetto raggiunge percentuali vicine al 100%; i secondi sono particolarmente pericolosi, perché alcuni tipi di Papilloma Virus – è ormai dimostrato – sono l’anticamera del tumore al collo dell’utero.
In ogni caso, i virus non sono mai commensali della zona, cioè si “prendono” sempre dall’esterno. È vero, però, che quando l’ecosistema vaginale si altera e le difese locali di conseguenza si abbassano, virus già eventualmente presenti allo stato latente (cioè silenzioso) possono risvegliarsi, dando il via all’infezione.
L’infezione genitale da herpes è quasi sempre provocata dall’Herpes Simplex (HSV) di tipo 2 e più di rado dall’Herpes Simplex di tipo 1 (quello della febbre alle labbra), entrambi membri del gruppo dei virus erpetici.
I condilomi acuminati sono provocati dal Papilloma Virus (HPV), che appartengono alla vasta categoria degli Human Papilloma, di cui sono stati identificati oltre duecento tipi. Quelli maggiormente coinvolti nei condilomi sono l’HPV 6 e l’HPV 11.

Se si accende l’infiammazione
È vero che i processi infiammatori sono spesso una conseguenza dell’aggressione di batteri o di altri microrganismi nocivi, ma esistono anche infiammazioni locali di altra natura:  

  • allergica: si può essere allergiche alla biancheria sintetica, al lattice di gomma del preservativo, a un particolare detergente, persino all’ammorbidente che si utilizza per lavare la biancheria;
  • irritativa: un’attività sessuale troppo frequente, l’uso di indumenti eccessivamente stretti o la pratica di alcuni sport (per esempio l’equitazione e il ciclismo) possono irritare temporaneamente la zona;
  • traumatica: è una forma frequente dell’età infantile, perché le bambine tendono a toccarsi e a grattarsi anche con una certa violenza.

In tutti questi casi, una buona igiene intima è la strada maestra per spegnere l’i nfiammazione e rinforzare le difese naturali.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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