Iperprolattinemia, impariamo a conoscerla

Iperprolattinemia, impariamo a conoscerla

Iperprolattinemia, questa (semi)sconosciuta. Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande al dottor Maurizio Magnani, specialista in Ginecologia e Ostetricia, oltre che in Patologia della Riproduzione Umana all’Università Statale di Milano.

 

Dottor Magnani, perché questo termine è così poco diffuso?
Non saprei indicare il motivo preciso, anche se posso azzardare un’ipotesi: noi specialisti tendiamo a spiegare subito alle nostre pazienti di che cosa soffrono e, quindi, a illustrare loro le cure e le terapie più appropriate, mettendo in secondo piano la terminologia. Partiamo innanzitutto dalla definizione di prolattina. Si tratta di un ormone prodotto dall’ipofisi anteriore, una ghiandola posta alla base del cranio, che sembra subire notevoli variazioni in rapporto a stimoli di diversa natura: stress, esercizio fisico, traumi, ipoglicemia Il ruolo fisiologico principale della prolattina consiste nel preparare la mammella, durante la gravidanza, all’allattamento e nel favorire la produzione del latte dopo il parto.

Se cerchiamo nei testi medici, sotto la voce iperprolattinemia troviamo la seguente definizione: “patologia causata da eccessiva secrezione dell’ormone ipofisario prolattina (PRL). Più frequente nel sesso femminile (si manifesta con irregolarità mestruali fino ad amenorrea, infertilità, galattorrea), può manifestarsi anche nell’uomo, con un decorso meno evidente e provoca sintomi di ipofunzione gonadica (infertilità, impotenza, perdita del desiderio sessuale)”. In pratica, quando diagnostichiamo una iperprolattinemia, è perché abbiamo individuato una condizione caratterizzata dall’aumento nel sangue dei livelli di prolattina.

Ormai sappiamo che i livelli di PRL sono più elevati durante il sonno, mantenendosi così fino ad un’ora circa dopo il risveglio. Anche la concentrazione della prolattina si differenzia a seconda delle diverse fasi del ciclo mestruale: di solito è evidente un suo aumento poco prima o subito dopo l’ovulazione. Inoltre, le concentrazioni plasmatiche di prolattina variano nel corso della gravidanza di una donna: decisamente in aumento durante tutti i nove mesi di gestazione, tendono a tornare alla normalità, in media, dopo circa un mese e mezzo dal parto (ciò nel caso la donna non allatti al seno). Quanto all’incidenza, l’iperprolattinemia patologica rappresenta il più comune disordine della regione ipotalamo-ipofisaria.

 

Passiamo ai sintomi, limitandoci alla popolazione femminile
I sintomi sono molto facili da individuare. Infatti, nelle donne in età fertile questa patologia provoca quasi sempre alterazioni del ciclo mestruale. Inoltre, livelli di prolattina eccessivamente elevati sono in grado di causare una totale scomparsa delle mestruazioni (amenorrea), unita ad una condizione di infertilità (da collegare alla mancata ovulazione).
Nell’iperprolattinemia lieve o moderata le mestruazioni diventano irregolari, con ritardi (molto più frequenti) oppure anticipi del ciclo mestruale. Da non sottovalutare, neppure, una situazione di galattorrea, ossia la secrezione di piccole quantità di latte o di liquido sieroso, all’atto della suzione o della “spremitura” del capezzolo.

 

In apertura ci ha spiegato le cause principali. Ce ne sono altre?
Sì, senza dubbio. Fra altre condizioni che possono provocare l’iperprolattinemia dobbiamo comprendere l’ipotiroidismo e le forme tumorali, così come altre lesioni dell’ipotalamo, l’area del cervello vicina all’ipofisi, che ne influenza le secrezioni ormonali. Senza tralasciare la policistosi ovarica. E’ necessario, inoltre, tener conto di numerosi farmaci, i quali possono stimolare la secrezione di prolattina. Tra questi ricordiamo farmaci antinausea, antivomito e procinetici gastrointestinali, oltre ai neurolettici- psicotici, gli oppiacei, gli estrogeni, a dosi elevate e, infine, gli antiandrogeni.
Per gli esami, oltre alla misurazione dei livelli di prolattina nel sangue, è necessaria la valutazione della funzionalità ipofisaria globale e la determinazione dei livelli degli ormoni sessuali.
Con la tomografia computerizzata della regione ipotalamo-ipofisaria o, preferibilmente, con la risonanza magnetica nucleare (RMN) si verifica la presenza di variazioni morfologiche o densitometriche intrasellari, espressione di un probabile adenoma.

 

Come si cura e quali sono i trattamenti?
Nel cosiddetto prolattinoma, una volta accertato questo radiologicamente, si ricorre alla farmacologia o alla terapia chirurgica. Si noti bene, però: l’approccio farmacologico è il solo possibile nelle iperprolattinemie funzionali.

  • Terapia farmacologica
    Si ricorre a farmaci che “mimano” l’azione della dopamina, un inibitore fisiologico della secrezione di prolattina.
  • Intervento neurochirurgico
    Lo specialista interviene asportando l’adenoma (forma di tumore quasi sempre benigna) e raggiungendo l’ipofisi attraverso la cavità nasale.

 

La normalizzazione dei livelli di prolattina determina il completo recupero del flusso mestruale, la scomparsa della galattorrea e dell’ipogonadismo
Personalmente consiglio sempre di non sottovalutare ogni tipo di esame, specialmente per le coppie che desiderano avere figli, considerato che determinati esami agiscono proprio su ovulazione e spermatozoi. Tale patologia è piena di sfumature e si va a confondere con altre: quando siamo di fronte a infertilità “inspiegabili”, giusto, pertanto, pensare a questo disordine.

 

 

 

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