Le vulvovaginiti in età pediatrica

A una mamma può creare ansia il momento di dover andare dal ginecologo non per sé, ma per la propria bimba.
Non c’è però da stupirsi. In età prepubere, infatti, la zona intima è particolarmente vulnerabile alle infezioni intime, perché è ancora priva di estrogeni, gli ormoni femminili che rappresentano la migliore difesa naturale dell’ambiente vaginale. Basta una banale cura antibiotica, che ha alterato prima la flora intestinale poi quella vaginale, o un’igiene intima troppo aggressiva, che ha modificato la giusta acidità locale, per scatenare un piccolo terremoto intimo. Prurito, bruciore e arrossamento sono un campanello d’allarme da ascoltare.
Ecco perché e come intervenire.

Con la consulenza del dottor Tiziano Motta, Specialista Ginecologo presso la Clinica Luigi Mangiagalli di Milano.

Scorriamo subito l’elenco degli imputati al processo contro le vulvovaginiti in età prepubere. Sono davvero tanti. Al primo posto c’è la scarsa o cattiva igiene, seguita dalla mancanza di difese naturali propria della tenera età e dall’uso di detergenti intimi aggressivi o non indicati alle bambine (come i prodotti usati dalla mamma). Al quarto posto ci sono i disordini intestinali che si ripercuotono su tutti gli ecosistemi (vaginale compreso), al quinto le cure antibiotiche aggressive, che alterano l’equilibrio dell’ambiente vaginale. La presenza infausta di parassiti intestinali (per esempio gli ossiuri o altri nematodi) che provocano irritazione e comportano il rischio di una sovrainfezione guadagna la sesta posizione, e ancora l’utilizzo di biancheria intima sintetica, che non lascia traspirare la pelle e favorisce la proliferazione di germi nocivi. Insomma: è chiaro che la bambina ha bisogno di una mamma molto attenta, meglio ancora se aiutata da un pediatra scrupoloso.

CI VUOLE UN’INDAGINE SERIA E PROFONDA
“Nella valutazione medica e nella scelta della cura è sempre molto importante valutare la bambina nella sua intera persona, piuttosto che dedicarsi esclusivamente al singolo sintomo”, suggerisce il dottor Tiziano Motta, specialista ginecologo.
Come dire che, per capire bene qual è il problema intimo, bisogna fare un’indagine a 360 gradi: la bambina ha già avuto in precedenza delle vulvovaginiti? Soffre di stipsi, di enuresi o di allergie cutanee? Ha avuto un’infezione urinaria o una gastroenterite? È stata colpita recentemente da una malattia infettiva? È stata curata con antibiotici? E infine, la madre di tutte le domande: quali sono le sue abitudini igieniche? Il che significa capire se la piccola è già autonoma nella cura di sé, che tipo di biancheria utilizza, quali i detergenti che la mamma le mette a disposizione. Con questo ricco bagaglio di informazioni indispensabili, il medico passa ai sintomi veri e propri. Quelli più diffusi sono:

  • bruciore;
  • prurito;
  • arrossamento dei genitali esterni;
  • dolore;
  • perdite anomale;
  • disuria (dolore durante la minzione);
  • leucorrea (perdite abbondanti e maleodoranti);
  • sanguinamento.

 

LA CACCIA AL COLPEVOLE CONTINUA
In età prepubere è ancora più importante essere ben sicuri sulla causa del disturbo intimo, perché una cura sbagliata potrebbe mandare all’aria tutto il fragile ecosistema locale, ancora privo di sufficienti sistemi difensivi. Per questo, quando i disturbi sono rilevanti e non se ne vanno spontaneamente in breve tempo, l’indagine prosegue. Il ginecologo può prescrivere:

  • un tampone vaginale;
  • un’urinocoltura;
  • un esame parassitologico.

In caso di fastidio alla vulva (la parte esterna dei genitali) non provocato dalla presenza di un germe nocivo, però, scatta un nuovo allarme: non sarà per caso un’allergia? A questo punto la caccia si rivolge ai possibili allergeni: il bagnoschiuma, il detergente intimo, le mutandine sintetiche, i detersivi ammorbidenti utilizzati dalla mamma e così via.
In pratica, vengono indagate le abitudini igieniche della bimba. E, guarda caso, il più delle volte è proprio nel contesto dell’igiene intima che si nasconde il vero colpevole del disturbo.

I consigli alla mamma
L’utilizzo di un detergente intimo specifico per rispondere alle esigenze particolari delle bambine è indispensabile, ma la mamma deve essere in grado di trasmettere alla figlia non solo la sicurezza di un’igiene intima a prova di germi, ma anche il piacere di seguire alcune regole. Può far leva sulla sua vanità, su una femminilità nascente che può far diventare piccoli gesti di igiene quotidiana un vero rituale di bellezza. Da condividere prima con la mamma e poi da seguire anche da sola, come una vera donnina che si prende cura di sé. Ecco tre consigli a tutte le mamme per raggiungere questo scopo.

  1. Educate le vostre figlie all’igiene intima quotidiana con entusiasmo e allegria, in modo che non diventi un’incombenza noiosa, un obbligo da rispettare perché la mamma altrimenti strilla, ma una buona abitudine vissuta con piacere e un pizzico di vanità.
  2. Insegnate alle bambine a lavare in modo corretto i genitali, detergendo la parte intorno all’a no con movimenti che vanno verso la schiena e la zona vaginale con movimenti che vanno verso la pancia: in questo modo, si evita che i germi della zona anale vengano trasportati verso la vagina. Ricordatevi che le spiegazioni chiare e plausibili sono sempre ben accette: evitate i giri di parole o le strane metafore, i bambini capiscono benissimo le proposte intelligenti.
  3. Utilizzate qualche stratagemma divertente per invogliare la piccola a curare l’igiene intima tutti i giorni: perché non darle un asciugamano solo per lei, magari un po’ frivolo e personalizzato? Perché non affidarle come se fosse una cosa molto importante un detergente tutto suo, che avrà il compito di usare quotidianamente come fosse una crema di bellezza?

 

POCHI RIMEDI, TANTA PREVENZIONE
Contro le vulvovaginiti in età prepubere “purtroppo abbiamo poche armi a disposizione” confessa il dottor Tiziano Motta, “perché non ci sono farmaci locali specifici”. Il problema è che non si possono utilizzare nelle bambine le cure locali previste per le donne adulte (ovuli, candelette, lavande, creme). E allora che fare? Secondo il dottor Motta sarebbe necessario utilizzare “prodotti liquidi o semi-liquidi, per esempio prodotti in crema o lavande medicate, ma ce ne sono pochi a disposizione e allora bisogna giocare d’astuzia, utilizzando quel poco che c’è. Se, per esempio, il colpevole
è un batterio ben preciso, come lo Streptococco, si può scegliere una cura antibiotica per bocca”.
Avendo così poche armi a disposizione, tuttavia, è chiaro che la cosa migliore è stare alla larga da nemici subdoli e insidiosi. Giocando d’anticipo. Largo alla prevenzione, quindi, puntando sia sulle buone norme igieniche sia sul potere protettivo di detergenti che, oltre a esercitare una funzione lenitiva, idratante ed emolliente, contengono anche principi attivi naturali con funzioni antibatteriche, antimicotiche e antinfiammatorie. La calendula, per esempio, è un rimedio fitoterapico di provata efficacia preventiva nei confronti di batteri e funghi, mentre la malva è ben nota per le sue virtù calmanti. I detergenti amici intimi delle bambine, poi, non solo rispettano il livello di acidità locale, ma hanno una marcia in più: un pH leggermente più acido (4.5),
capace di rinforzare le difese della zona, che non è ancora protetta dal bacillo di Döderlein (acido). Devono, inoltre, contenere tensioattivi che non aggrediscano le mucose ma che assicurino, al contrario, idratazione e morbidezza. Ultimo punto fondamentale: attenzione ai profumi, allergizzanti e irritanti. I detergenti giusti sono piacevolmente profumati con estratti naturali e sono completamente privi di sostanze allergeniche.
Naturalmente l’igiene intima deve essere puntuale e quotidiana.

A cura di: Alma Galeazzi

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