Menopausa chirurgica

Menopausa chirurgica

Menopausa chirurgica: si tratta di uno degli interventi di “chirurgia maggiore” più praticato nel mondo e, pur in assenza di dati recenti aggiornati, in Italia la percentuale di donne in menopausa chirurgica si assesta circa al 15% (dati Aogoi), e la rimozione delle ovaie in presenza di patologia benigna è significativamente correlata all’età in cui la procedura viene eseguita e, anche, al grado di scolarità. Ne parliamo con la professoressa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Prof.ssa Nappi, veniamo subito al punto. Come vive una donna l’isterectomia totale?

Al di là dell’ormai consolidata nozione che gli estrogeni prodotti dalle gonadi svolgono un’azione determinante su molteplici organi e apparati nel preservare il benessere psicofisico femminile e nel condizionare una vulnerabilità di genere per una serie di patologie croniche, è di estremo interesse sottolineare il ruolo emergente della secrezione degli androgeni ovarici (testosterone e suoi precursori) in differenti aree della salute e della qualità della vita, in particolare nella sfera sessuale.

 

Che rapporto c’è fra androgeni e menopausa chirurgica?

Gli androgeni, altamente rappresentati in termini quantitativi nell’organismo femminile, agiscono, mediante meccanismi genomici e non genomici, sia direttamente, sia comportandosi come pro-ormoni rispetto agli estrogeni e sono essenziali per lo sviluppo delle funzioni riproduttive e per la crescita e il mantenimento dei caratteri sessuali secondari. Naturalmente con l’asportazione delle ovaie (ovariectomia), la quota di androgeni ovarici viene completamente perduta con importanti conseguenze per il benessere psico-fisico della donna.

 

Ma perché dopo un’isterectomia è possibile che la donna lamenti un calo della libido?

In effetti, bassi livelli di testosterone si associano a un significativo calo del desiderio nelle donne in postmenopausa, tuttavia non è stato ancora identificato un valore di “cutoff” al di sopra del quale i livelli di T possono essere definiti normali. La mancanza di consenso sulla definizione di bassi livelli di androgeni è dovuta alla scarsa sensibilità delle metodiche nel determinare i livelli di testosterone totale e di testosterone libero nel sesso femminile e alle fluttuazioni che si verificano durante il ciclo mestruale o nelle diverse fasce di età. E’ per questo che è estremamente difficile correlare in modo significativo la funzione sessuale e i livelli di testosterone in studi trasversali di coorte. Allo stato attuale delle conoscenze, i livelli plasmatici di testosterone che si collocano al di sotto dell’ultimo quartile per fasce di età autorizzano a sospettare un’insufficienza androgenica.

Quindi la cosiddetta “sindrome da insufficienza di androgeni” è un’entità puramente clinica che comprende sintomi specifici come riduzione della libido, affaticabilità persistente e inspiegata, ridotta motivazione e senso di malessere. L’insieme dei sintomi sessuali associati al calo del desiderio, quali ad esempio minor numero di fantasie sessuali, riduzione del piacere, bassi livelli di eccitazione e scarsa vasocongestione genitale, assumono una notevole rilevanza clinica nella menopausa chirurgica. Altri segni della carenza androgenica includono riduzione del pelo pubico, perdita della massa ossea e muscolare, cattiva qualità di vita, maggiore frequenza di sintomi vasomotori, insonnia, depressione e cefalea.

 

Professoressa, come si può aiutare la donna che affronta una menopausa chirurgica?

La presenza di disagio è un criterio diagnostico comune anche a tutti gli altri disturbi sessuali (dell’eccitazione, dell’orgasmo e del dolore) ed implica una indicazione alla terapia al fine di evitare una “patologizzazione” di condizioni sintomatologiche sessuali che, seppur presenti, vengono vissute dalla donna come fisiologiche per il ciclo vitale. L’approccio diagnostico al Disturbo da Desiderio Sessuale Ipoattivo deve prendere in considerazione fattori biologici (deficienze ormonali, stato di salute, depressione, alcuni farmaci, etc.), fattori psicologici (autostima, conflitti intrapersonali, esperienze traumatiche, etc.) e fattori socio-relazionali (conflitti interpersonali, salute del partner, problemi familiari e/o economici, etc.).

 

E’ indubbio che lo scarso desiderio sessuale abbia un impatto negativo sulla qualità di vita della donna in menopausa e si correla a uno scarso senso di benessere psico-fisico e a una ridotta gioia di vivere. Uno studio condotto in un campione di donne sudamericane tra i 40 e i 64 anni ha documentato che in più della metà (51.3%) delle donne sessualmente attive era presente un sintomo sessuale; in particolare, un disturbo del desiderio era presente nel 37.8% dei casi, un disturbo dell’eccitazione nel 33.6% dei casi, la dispareunia (dolore ai rapporti sessuali) nel 34.8% e la disfunzione orgasmica nel 26% dei casi. La prevalenza aumentava con l’età (dal 22.2% nella fascia tra i 40 e i 44 anni fino al 66% nelle donne tra i 60 e i 64 anni) e il rischio di avere un sintomo sessuale aumentava dopo la menopausa, con un’età superiore ai 49 anni, con l’isterectomia e in presenza di una disfunzione erettile del partner. Un’ulteriore analisi sul medesimo campione di studio ha messo in evidenza che nella donna tra i 45 e i 59 anni la causa prevalente di inattività sessuale nella donna era il calo della libido (40.5%).

Da parte di noi medici specialisti è importante un accurato counselling preoperatorio per spiegare che se l’ovariectomia si rende necessaria per ragioni mediche è possibile mettere in atto delle terapie ormonali mirate di tipo sostitutivo.

 
 

La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

 

A cura di Minnie Luongo (2015)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 25 febbraio 2019

 

 

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