Menopausa precoce: cosa fare quando la menopausa arriva troppo presto

La menopausa è un periodo di transizione molto delicato nella vita della donna, ma si tratta di un fenomeno naturale che non deve essere vissuto come una malattia. In alcuni casi però la menopausa si manifesta ben prima dell’età media – che in Italia è di circa 50 anni – con ricadute più gravi per la salute e la qualità della vita della donna.
Ne abbiamo parlato con la prof.ssa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia, responsabile dell’Ambulatorio della Menopausa.

 

Prof.ssa Nappi, parliamo di menopausa precoce: si tratta di un fenomeno diffuso?

Sì, sembrano in continuo aumento le donne che si ritrovano in menopausa precoce: parliamo di quelle che vedono sparire il ciclo mestruale prestissimo, tra i 35 e i 40 anni. Si tratta di numeri importanti. In percentuale: l’uno per cento (1%) della popolazione femminile con meno di 40 anni, e ben il 4 per cento (4%) di chi non ha compiuto 44 anni.

 

Chi è più a rischio di menopausa precoce?

Oggi siamo decisamente in grado di spiegare la causa di questo aumento della menopausa precoce, legato soprattutto a determinati fattori di rischio e stili di vita, sempre più diffusi tra le giovani donne. In primis, il fumo. Per quanto riguarda, invece, i rischi dovuti a predisposizione familiare o a trattamenti medici: circa i primi, risultano più a rischio le donne che hanno avuto non solo la madre, ma anche la nonna (la mamma della mamma) entrate in menopausa “troppo presto”. Per i motivi di natura medica: rischiano le donne con disturbi infiammatori alla tiroide, così come essersi sottoposte a trattamenti per la fecondazione assistita (negli ultimi anni, com’è noto, sempre più numerosi). Da ultimo, ma non per ultimo, può essere considerato un segnale avere cicli mestruali brevi nell’età fertile (che si succedono, massimo, ogni 24 giorni).

 

Cosa fare se la menopausa arriva in anticipo?

Una volta si diceva di non forzare la natura… Enorme sbaglio, giustificato sia dalla scarsa conoscenza in materia, sia perché fino a qualche decennio fa la vita media era molto più breve. Ma oggi, dopo la menopausa in età “naturale”, una donna ha davanti a sé oltre 30 anni di aspettativa di vita; inutile sottolineare quanta ne abbiano le quarantenni… E a proposito di “non forzare la natura”, io sottolineo sempre che, al contrario, la menopausa precoce rappresenta un fenomeno innaturale, non fisiologico, perché l’ovaio è un organo endocrino. Smettendo di funzionare troppo precocemente, mette a rischio la donna di non pochi problemi: per esempio, senza un trattamento adeguato suggerito dallo specialista, dopo massimo 20 anni da una menopausa precoce, le ossa diventano in genere molto più fragili (con conseguenti, inevitabili, rischio di fratture). Oltre a rischi cardiovascolari molto più alti e, secondo gli ultimi studi, anche la possibilità di andare incontro a malattie degenerative gravi come l’Alzheimer. Studi recenti hanno anche dimostrato che chi va in menopausa prima dei quarant’anni ha una probabilità di oltre il 25 per cento più alta di sviluppare aneurismi cerebrali.

 

Tasto delicato quello del trattamento: molte donne hanno paura di ricorrere agli ormoni

Ci sono le linee-guida dellInternational Menopause Society (del cui Consiglio Direttivo ho fatto parte) a indicare che, in caso di menopausa precoce, gli ormoni sono indispensabili e che è dovere del medico prescriverli alla donna. A costo di sembrare un disco rotto, approfitto per ripetere che, a mio parere, non farlo, da parte del ginecologo, si può considerare quasi un’omissione di soccorso.

 

Il messaggio è chiaro. Veniamo allora alla maniera per aiutare le tante donne che si ritrovano in menopausa precoce

Noi specialisti abbiamo il dovere di prescrivere loro una terapia ormonale sostitutiva fino all’età media a cui la popolazione femminile entra in menopausa (come si è detto, attorno ai cinquant’anni). Nessun timore ad assumere ormoni, poiché semplicemente si fornisce all’organismo femminile ciò di cui ha bisogno. Ancora troppe pazienti sono ingiustamente spaventate all’idea che gli ormoni causino il tumore della mammella. Risultato: non seguono il trattamento neppure per poco tempo, ritrovandosi poi, poco più che cinquantenni, con danni vertebrali già gravi. Se una donna sta proprio molto bene in menopausa precoce, è comunque giusto monitorizzare la massa ossea ed eventualmente integrarla con la vitamina D, se carente.

 

Non abbiamo parlato della menopausa precoce dovuta ad intervento chirurgico

Premessa indispensabile: nella “menopausa chirurgica” (un milione il numero complessivo delle italiane coinvolte) il discorso è lo stesso: manca un’informazione adeguata. Ma c’è un altro problema, che il più delle volte le donne non confidano neppure alla ginecologa: il calo del desiderio sessuale. Se si aprissero di più con noi, potremmo spiegare che all’origine c’è quasi sempre una ragione biologica, più precisamente di tipo ormonale. La riduzione del desiderio sessuale associato a disagio (HSDD, Hypoactive Sexual Desire Disorder) costituisce un vero e proprio disturbo che può essere legato a cambiamenti ormonali al di fuori del controllo individuale. In pratica, nelle donne in menopausa chirurgica, e cioè in donne che hanno subito l’asportazione bilaterale delle ovaie cui si associa o meno un’isterectomia (asportazione dell’utero), si verifica un rapido calo dei livelli del testosterone, ormone maschile che svolge un ruolo chiave nella regolazione del desiderio sessuale femminile. Il testosterone, ormone maschile per antonomasia è infatti presente anche nell’organismo femminile. Anche qui il rimedio sarebbe possibile, ma purtroppo il cerotto transdermico a base di testosterone non ha incontrato il favore delle donne italiane e non è più disponibile in commercio, anche se veniva indicato proprio per il trattamento del disturbo da desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) nelle donne sottoposte a isterectomia e ovariectomia bilaterale (in menopausa chirurgica), con terapia estrogenica concomitante o anche no.

 

La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

A cura di: Minnie Luongo (2014)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 28 aprile 2019

 

 

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