Se la sindrome premestruale diventa un problema

Non di rado le donne sono considerate figure volubili, rappresentate metaforicamente dalla luna che percorre mensilmente un ciclo di variazione. E in effetti un po’ “lunatiche” lo siamo tutte, soprattutto nei giorni che precedono il ciclo. Alcune donne, in particolare, lamentano sintomi tanto invadenti da interferire con la vita quotidiana: si parla allora di “sindrome premestruale” o SPM.

Ne parliamo con il dottor Tiziano Motta, Dirigente Medico della Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano (IRCSS).

Dottor Motta, ci spiega che cosa s’intende con SPM?
La sindrome premestruale è costituita da una serie di disordini affettivi, comportamentali e somatici, che si verifica regolarmente nella seconda metà del ciclo mestruale. Si stima che la percentuale di donne in età fertile afflitta in modo serio da questo disturbo vari dal 2% al 10%, mentre la percentuale di donne con sintomi più lievi oscilla dal 30% all’80%. Solo nel corso del secolo passato, dapprima con una definizione generica del neurologo americano Robert Frank di “tensione premestruale” (1931) e successivamente con l’adozione del termine “sindrome premestruale” da parte della ginecologa inglese Katherine Dalton (1953), questi sintomi hanno acquisito una propria dignità nosografica. Nel 1987 la SPM è diventata una categoria diagnostica a sé stante; e attualmente si parla di “Premenstrual Dysphoric Disorder” (Disordine disforico premestruale o PMDD), incluso tra le categorie che necessitano di ulteriore approfondimento.

Parliamo dei principali sintomi
Sono numerosi, d’ordine psichico, fisico e comportamentale: depressione del tono dell’umore, ansia, difficoltà di concentrazione, labilità emotiva, irritabilità, cefalea, stipsi, tensione mammaria e addominale, modificazioni dell’appetito, modificazioni del peso corporeo e ritenzione idrica. Meno frequenti, invece, sono alterazioni degli ormoni tiroidei, del ricambio del calcio, disturbi neurovegetativi e comportamenti caratterizzati da aggressività. La percezione di tali modificazioni psico-fisiche può portare la donna a una difficoltà nei rapporti familiari ed interpersonali con un isolamento dalle relazioni sociali, a un’incapacità di trarre piacere dalle attività del tempo libero, all’assenteismo dal lavoro, al rifiutarsi di prendere delle decisioni importanti, delegandole ad altri. La sintomatologia è tuttavia molto variabile da soggetto a soggetto; né mancano descrizioni di modificazioni fisiche e psichiche positive: aumento dell’energia, del tono dell’umore e del desiderio sessuale, assieme a maggiore creatività. La SPM può esordire a qualunque età dopo la prima mestruazione, ma l’età media riconosciuta in diversi studi è di 26 anni. Con il tempo, verosimilmente te a causa delle continue oscillazioni ormonali, la sintomatologia tende a peggiorare e a protrarsi per un periodo di tempo sempre maggiore.

Quali sono le cause scatenanti?
È ormai accreditata l’azione di estrogeni e progesterone sul tono dell’umore: i primi lo migliorano in fase preovulatoria, mentre il secondo ha un’azione sedativa e lievemente depressogena. Altre ipotesi sulle disfunzioni endocrine riguardano un deficit di progesterone in tarda fase luteinica, un alterato rapporto estrogeni/progesterone o un’alterazione del metabolismo di quest’ultimo. Si è anche considerata l’influenza della prolattina, i cui livelli sono più alti nelle donne affette da SPM, come fattore eziopatogenetico in questo disturbo. Altri fattori eziopatogenetici di ordine biologico sono la ridotta disponibilità di vitamina B6 e un deficit di prostaglandine. Tra le ipotesi biochimiche, quella delle alterazioni del sistema serotoninergico, coinvolto nella percezione del dolore, nella depressione, nell’assunzione di cibo e nel comportamento aggressivo. Infatti è stato dimostrato che la somministrazione di farmaci serotoninergici induce un’elevazione del tono dell’umore; per contro, la somministrazione di sostanze che diminuiscono l’attività della serotonina, provoca irritabilità. Alcuni autori hanno studiato altri neurotrasmettitori, come la dopamina e la noradrenalina, suggerendo un ruolo del sistema noradrenergico in questa sindrome.

Consigli terapeutici efficaci per alleviare i sintomi?
Il trattamento per la SPM può essere articolato: innanzitutto, va affrontato il livello di stile di vita. Una regolare attività fisica quotidiana è preziosa per scaricare in modo sano tutta la tensione psicofisica che si accumula. La pratica dello yoga può aiutare a detendere le tensioni fisiche attraverso il respiro e il rilassamento corporeo.
L’alimentazione deve evitare, specie nei giorni critici, i cibi salati, che aumentano la tendenza a ritenere i liquidi, e, soprattutto, i cibi conservati, in particolare quelli in scatola, che contengono glutammato. Questa sostanza aumenta, infatti, la tendenza all’irritabilità e all’innalzamento della pressione arteriosa.
Sono da evitare anche gli alcolici e le sostanze eccitanti come caffeina e teina, mentre è da preferire un’alimentazione che privilegi frutta e verdura fresche, pesce, formaggi freschi. Il sonno deve essere protetto, anche nella quantità di ore (almeno sette-otto), perché la sua carenza esaspera ulteriormente l’irritabilità.
Per le donne la cui sintomatologia persiste dopo queste correzioni, o che hanno in partenza un quadro clinico più grave, si devono invece mettere in atto strategie terapeutiche farmacologiche e discuterne con il proprio medico specialista.
 

A cura di: Minnie Luongo

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?