Se la zona intima ha un momento di debolezza

La zona intima femminile è la più delicata e vulnerabile a tutte le età, quella che nel corso della vita di una donna va immancabilmente incontro a molti “momenti” di debolezza: in gravidanza e durante il puerperio, dopo una cura antibiotica, in un periodo di forte stress. E soprattutto in menopausa, quando la fisiologica produzione ormonale via via si riduce e all’organismo femminile viene a mancare la preziosa protezione degli ormoni estrogeni, che negli anni fertili avevano provveduto a “nutrire” e difendere anche l’apparato genitale. Prurito, bruciore, gonfiore, dolore ai rapporti sono tutti S.O.S lanciati da una zona intima in estrema difficoltà: i tessuti e la mucosa si assottigliano e perdono elasticità, manca la lubrificazione indispensabile al benessere locale, il pH è alterato, tutta l’area vulvare è esposta ai traumi e, dunque, al dolore. La distrofia vaginale, così la definiscono i medici, ha tutte le caratteristiche di un circolo vizioso che la donna, per imbarazzo o vergogna, fa fatica a spezzare: sente un fastidio costante, prova dolore durante i rapporti, non sa cosa fare e con chi parlarne. Normale che questa situazione, a lungo andare, vada a minare il suo rapporto di coppia e anche la qualità di vita. Eppure per aprire un circolo virtuoso, recuperando un sano equilibrio intimo, spesso basta veramente poco, ma quel “ poco” va conosciuto e utilizzato fin dai primi segnali d’allarme.

Ne parliamo con il professor Vincenzo De Leo, Ginecologo, Direttore Responsabile del Centro di sterilità di coppia dell’ospedale Le Scotte di Siena.

 

Professore De Leo, il termine “distrofia vaginale” è un po’ inquietante: di che cosa si tratta esattamente?
La distrofia è una condizione legata alla carenza di estrogeni, che avvia a livello della vagina e della vulva un processo di atrofia, con l’assottigliamento delle grandi e delle piccole labbra e la riduzione della vascolarizzazione locale. Questo rende la zona estremamente fragile: la donna ha difficoltà ad avere rapporti, subisce una serie di sintomi molto fastidiosi, come il prurito e il bruciore, ed è spesso colpita dalle cistiti. In pratica, tutto l’apparato genito-urinario diventa più vulnerabile. La mancanza di estrogeni è naturale in menopausa, ma la distrofia vaginale non si manifesta subito dopo la fine dell’età fertile: può arrivare a qualche anno di distanza, nelle donne che non prendono provvedimenti ai primi campanelli d’allarme.

Perché la carenza di estrogeni può avere conseguenze così importanti?
Perché gli estrogeni hanno un ruolo chiave sul trofismo, cioè sul nutrimento dei tessuti e della mucosa della zona vulvo-vaginale: quando vengono a mancare, infatti, la cute di questa zona appare sottile, pallida, disidratata… e molto più vulnerabile a infezioni, traumi e a ogni minimo stimolo irritativo, meccanico o chimico che sia. Anche gli androgeni, cioè gli ormoni maschili prodotti in minima parte anche dall’ovaio, contribuiscono a mantenere il trofismo della zona vaginale, ma con la menopausa si riducono progressivamente, fino a quando l’organismo ne blocca la produzione.

Vulnerabilità, prurito, bruciore: quali sono gli altri sintomi che permettono di riconoscere la distrofia vaginale?
Sicuramente la secchezza locale, un disturbo che crea un profondo disagio nelle donne, anche perché ostacola – e talvolta impedisce – i rapporti sessuali. Se la lubrificazione è carente, a ogni rapporto può scatenarsi dolore e sanguinamento. A volte, la zona intima diventa così delicata, che le donne provano fastidio o dolore mentre compiono un atto banale e frequente come pulire la zona con la carta igienica! Come se fossero tornate bambine, con le mucose incapaci di “sostenere” le situazioni normali della vita fertile, dai rapporti al parto…

Sintomi molto evidenti e anche piuttosto debilitanti…
Sì, rendono la donna più fragile, più insicura anche nella sua vita di relazione, perché sa di avere questo tipo di problema e non sa come affrontarlo. E affrontarlo effettivamente non è facile. La distrofia vaginale, infatti, porta con sé una serie di conseguenze: per esempio rende la donna molto più esposta alle infezioni vaginali, soprattutto da Candida o da Trichomonas…

Non sono disturbi caratteristici dell’età fertile?
Certo, ma la mancanza di estrogeni altera pesantemente l’ecosistema vaginale. In pratica, la flora lattobacillare – cioè i bacilli di Doderlein che regolano l’acidità a un livello tale da impedire la colonizzazione di organismi patogeni – senza estrogeni si impoverisce e non è più in grado di difendere efficacemente la zona. Così germi e funghi hanno campo libero per proliferare e scatenare vaginiti e vaginosi.

Tutte le donne dopo la menopausa vanno incontro a questi problemi?
La maggioranza, ma non tutte. Occorre fare dei distinguo: molto dipende, per esempio, dal BMI (Body Mass Index) della donna, cioè dal suo peso corporeo e dalla quantità di grasso “depositato” nell’organismo, perché il tessuto adiposo funziona da organo endocrino, in grado di trasformare gli ormoni androgeni prodotti dalla ghiandola surrenale in estrone. Ciò significa che le donne grassottelle beneficiano di una sorta di “riserva” ormonale, alla quale attingere quando la produzione fisiologica di estrogeni termina e che evita loro di andare incontro ai disturbi di cui abbiamo parlato.

Torniamo alle cause. La distrofia vaginale può manifestarsi anche prima della menopausa, quando – per le ragioni più disparate – c’è uno squilibrio ormonale, per esempio durante il puerperio?
Nel puerperio, infatti, la donna vive una “situazione” ormonale simile a quella della menopausa, perché subito dopo il parto e nel periodo dell’allattamento ha le ovaie temporaneamente bloccate, che non producono ormoni, quindi siamo in presenza ancora una volta di una pesante carenza estrogenica.

Altre cause?
Una pillola contraccettiva non adeguata sul fronte dei dosaggi ormonali per quella donna, ma di solito in questo caso basta cambiare tipo di pillola per risolvere il problema. Un’altra causa è l’uso frequente di antibiotici, che non si limitano a neutralizzare i batteri patogeni, ma che fanno piazza pulita anche della flora intestinale e vaginale “buona”, quella che dovrebbe opporre una barriera alla proliferazione di microrganismi nemici. Anche l’uso di detergenti troppo aggressivi può, a lungo andare, provocare uno stato irritativi costante e aprire le porte alla distrofia vaginale.

Non solo in menopausa
La causa principale della distrofia vaginale è sicuramente la carenza di estrogeni, che in menopausa e in certe fasi della vita femminile è del tutto naturale.
Ma a volte, dietro a quei disturbi fastidiosi e ostinati che colpiscono la zona intima, ci può essere anche qualcosa di patologico; il lichen sclerosus, l’iperplasia a cellule squamose o il lichen planus. Il professor De Leo ci tranquillizza subito sulla natrua di queste malattie: “Sono tutte patologie vulvari benigne. Il lichen sclerosus può colpire a qualunque età ed avere diverse cause. La cute assume un aspetto biancastro e sottile, possono comparire ematomi e la manifestazione principale è un fortissimo prurito. Spesso il lichen sclerosus è associato a iperplasia a cellule squamose, cioè a un aumento dello spessore dell’epitelio, che si verifica proprio a causa delle frequenti infiammazioni a livello del derma papillare. Il lichen planus, infine è un’altra dermatosi vulvare. In tutti questi casi, la cura d’elezione è la terapia ormonale sistemica oppure locale, per esempio con gel che contengono derivati della soia.”

 

Quali sono le conseguenze di questo problema sulla qualità di vita della donna?
A farne le spese maggiori è la vita di relazione con il partner, perché la distrofia vaginale spesso rompe un equilibrio sessuale costruito e consolidato negli anni. La donna, infatti, sa che dopo un rapporto andrà incontro a una serie di disturbi, quindi tenderà a evitarlo o, comunque, non sarà più in grado di vivere con serenità e pienezza la propria vita sessuale. Inoltre, la distrofia vaginale spesso porta con sé le cistiti ricorrenti, perché la vescica ha la stessa origine embrionale della vagina, quindi risente della medesima vulnerabilità alle infezioni. Per contrastare le cistiti, la donna è costretta ad abusare di antibiotici, che a loro volta vanno ad alterare l’ecosistema vaginale, esponendo al rischio di infezioni e… scatta un complesso circolo vizioso. La qualità di vita ovviamente peggiora: la donna soffre, inizia a girare da un ginecologo all’altro, fino a quando non trova il medico giusto, che affronta il problema all’origine, cioè andando a ripristinare l’equilibrio intimo.

Come spezzare il circolo vizioso, ripristinando l’equilibrio intimo?
Negli ultimi anni sono stati sferrati molti attacchi alla terapia ormonale sostitutiva, nella maggior parte dei casi immotivati, perché hanno alimentato un allarmismo ingiustificato, che ha allontanato molte donne da questa soluzione. Ma dal punto di vista della sfera genitale, è importante sottolinearlo, c’è un’altra soluzione più morbida, ma altrettanto efficace: la terapia ormonale sostitutiva locale, molto diversa da quella per via sistemica che spaventa molte donne. La terapia vaginale apre le porte a un importante discorso di prevenzione, perché prevede bassissime dosi di estrogeni naturali – cioè simili a quelli che la donna produceva in età fertile – applicati localmente, che quindi non passano in circolo e non vanno a stimolare l’endometrio. La mucosa della vagina può recuperare la salute con basse concentrazioni di derivati di sostanze vegetali, capaci di aprire quel famoso circolo virtuoso che restituisce il benessere intimo. Ma è fondamentale giocare d’anticipo, per evitare di arrivare alle estreme conseguenze. Un’igiene adeguata e l’applicazione di gel locali a base di estrogeni naturali fin dai primi sintomi possono tenere alla larga la distrofia vaginale e garantire una vita di relazione serena a qualunque età.
 

A cura di: Alma Galeazzi

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?