Secchezza vaginale: un problema molto diffuso che può essere efficacemente risolto

Secchezza vaginale: un problema molto diffuso che può essere efficacemente risoltoLa secchezza vaginale è un problema comune tra le donne. Secondo l’Associazione degli Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) una donna su tre soffre di questo disturbo che interessa tutte le fasi della vita femminile.

È la principale manifestazione di una condizione nota come atrofia vulvo-vaginale (o vaginite atrofica), conseguente alla ridotta produzione di estrogeni. Il deficit estrogenico induce, infatti, delle modificazioni locali, quali infiammazione della mucosa e riduzione delle secrezioni vaginali, che sono responsabili della comparsa dei seguenti sintomi: secchezza vaginale, irritazione, bruciori locali, talvolta prurito, dolore durante il rapporto sessuale, perdite di sangue vaginali spontanee o durante/a seguito del rapporto sessuale.

Le donne più a rischio sono quelle che per motivi fisiologici (puerperio e allattamento, post-menopausa) o iatrogeni (pillola anticoncezionale estro-progestinica, alcuni farmaci anti-depressivi, terapie anti-tumorali ormonali, malattie come diabete, sindrome di Sjögren, lichen scleroatrofico vulvare…) sono esposte a una condizione di ridotta produzione di estrogeni.
In particolare è il post-menopausa il periodo più critico per questo disturbo, tant’è che in questa stagione della vita femminile ne è colpita una donna su due con conseguenti forti disagi nel quotidiano e pesanti ripercussioni sul benessere psico-fisico e sull’intimità di coppia. Inoltre, diversamente da altri sintomi della menopausa, come le vampate di calore, che possono attenuarsi con il tempo, esso spesso persiste, peggiorando con il trascorrere degli anni.
Nonostante i sintomi dell’atrofia vulvo-vaginale siano così frequenti e impattanti nelle donne in post-menopausa, tale patologia rimane in Italia ancora sotto diagnosticata e sotto trattata, come emerso dai dati italiani di una recente indagine europea (Survey EU REVIVE) che ha evidenziato che solo nell’11% dei casi il medico ha di propria iniziativa indagato il disturbo.

Per contrastare l’atrofia vaginale è possibile ricorre all’utilizzo di estrogeni locali. Anche se la terapia ormonale per via sistemica (TOS) si è dimostrata efficace per il trattamento dell’atrofia vulvo-vaginale, quella estrogenica locale è da preferire quando la terapia sistemica non è necessaria per altre ragioni. La terapia locale, infatti, evita la maggior parte degli eventi avversi sistemici associati alla TOS; può essere somministrata sotto forma di compresse vaginali, ovuli, creme o di anello vaginale.

Per le donne che non vogliono o non possono utilizzare terapie ormonali (perché operate di tumore al seno, ovaio o utero), trovano indicazione soluzioni disponibili in forma di crema o gel ad azione idratante e lenitiva, come quelle a base di acido ialuronico.Alcuni dati della letteratura hanno dimostrato un effetto benefico delle preparazioni fitoestrogeniche, come gli isoflavoni della soia e del trifoglio rosso. Opzione efficace ma assai costosa è il laser vaginale.

Per approfondimenti, visita il sito di Onda

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