Spotting: tutte le cause

Spotting le cause - esseredonnaonlineSpotting. Ne parliamo con la prof.ssa Rossella Nappi*, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Prof.ssa Nappi, cominciamo a dare una definizione di spotting

Lo spotting è un fenomeno molto diffuso tra le donne adulte, che consiste in perdite uterine di colore marrone, tra una mestruazione e l’altra. Sebbene lo spotting rappresenti, il più delle volte, una condizione non pericolosa per la salute della donna, non deve mai essere sottovalutata: è opportuno rivolgersi sempre al proprio ginecologo, ed eventualmente sottoporsi ad un controllo specifico per verificare l’assenza di patologie del corpo o del collo dell’utero.

Comunque, bisogna sottolineare che lo spotting è sempre indicatore che qualcosa non funziona correttamente nell’organismo femminile: la perdita di sangue uterino anomala non risulta pericolosa di per sé, ma il problema principale è rappresentato dalla patologia, talora anche grave, che può nascondersi dietro questo fenomeno.

 

Veniamo ora alle cause

Dobbiamo distinguere tra cause organiche e cause disfunzionali. Tra le prime bisogna includere cisti ovariche, vaginosi e vaginiti, ectopia del collo dell’utero, polipi e fibromi, endometriosi, oltre a lesioni precancerose o già tumorali del corpo e del collo dell’utero.

Anche la gravidanza, stato nel quale, com’è ovvio, molti dei normali equilibri ormonali sono alterati (in molti casi con effetti “benefici”, in altri portando con sé piccoli disturbi), possono verificarsi perdite uterine. Queste possono rappresentare un segnale “anomalo” e dunque devono essere segnalate al ginecologo perché possono essere un’avvisaglia di gravidanza extrauterina e aborto spontaneo, oltre che di anomalie dell’inserzione della placenta (l’organo che nutre il feto). Tuttavia, non bisogna neppure drammatizzare, poiché, soprattutto se di lieve entità, esse si devono considerare del tutto normali e, nei primissimi giorni di gravidanza, possono anche essere ricondotte alla fase di “impianto” dell’embrione sulla parete dell’utero. Altre situazioni organiche di squilibrio ormonale che possono portare a perdite sono quelle in cui si modifica fisiologicamente lo stato del corpo, come la pubertà o l’ingresso in menopausa, soprattutto se si tratta di menopausa precoce. Anche in questo caso, pur essendo sempre indispensabile mantenersi sotto controllo, le perdite sono sì fastidiose, ma non pericolose.

Discorso decisamente diverso va fatto, ovviamente, per le cause organiche patologiche. In questo caso le perdite, specie se ripetute, sono segnale di un problema che può essere anche grave: si va da disfunzioni innocue ma fastidiose come l’ectopia (cioè la presenza di tessuto più fragile a livello del collo dell’utero), a infiammazioni di vario genere come la vaginite/vaginosi e altre infezioni della cavità uterina, o ad alterazioni inattese di tessuti come l’endometriosi o le cisti ovariche. Sono ovviamente da annoverarsi tra le possibili cause delle perdite marroni anche le forme tumorali sia benigne (come fibromi o polipi), sia maligne. In questo caso, la presenza di spotting è un segnale importante perché può permettere una diagnosi più precoce e aumentare le possibilità di guarigione.

 

E poi ci sono le cause disfunzionali

Sì, e tra queste le due principali sono rappresentate dallo stress e dalle alterazioni ormonali, che possono anche essere collegate tra loro come nel caso di diete drastiche, programmi di esercizio fisico intenso, disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia). Se è colpa dello stress, non sempre è possibile identificare con precisione la malattia o il disturbo direttamente legato alla perdita uterina anomala. In seguito a uno stress acuto o cronico (meglio noto come “distress”) si possono riscontrare valori elevati di cortisolo e di prolattina, che interferiscono con l’attività degli ormoni che regolano il sistema riproduttivo (gonadotropine, estrogeni e progesterone). Infatti, l’ipotalamo che integra le risposte di stress a livello del sistema nervoso centrale è il principale controllore della ciclicità mestruale e, quando non è più in grado di gestire e controllare le funzioni viscerali e i bioritmi in genere, può perdere la capacità di lanciare impulsi in modo equilibrato, alterando il ritmo del ciclo a causa di un deficit di progesterone e di estrogeni.

Oltre a riequilibrare l’organismo con cure ormonali specifiche è molto importante che lo specialista ci aiuti a capire se siamo “eccessivamente stressate”. In tal caso, il suggerimento utile deve essere quello di dedicare più tempo a noi stesse. Pertanto, fare ciò che più ci piace: praticare sport, movimento, pratiche di rilassamento (come lo yoga). Insomma, per la nostra salute è bene staccare la spina, appena possibile.

 

Per finire, non si può non parlare dell’eventuale rapporto fra spotting e metodi contraccettivi ormonali

Nel corso di assunzione di una pillola contraccettiva o altra preparazione ormonale estro-progestinica, o anche solo progestinica con effetto contraccettivo, è frequente il riscontro di spotting, sia perché l’organismo deve abituarsi a lavorare in un regime controllato dagli ormoni esterni, sia perché i contraccettivi di oggi sono molto leggeri. Le dimenticanze della pillola, così come l’abitudine al fumo e alcune infezioni uterine, possono rendere più marcato lo spotting che, seppure non deve preoccupare eccessivamente, può essere fastidioso e dunque vale la pena di discuterne con il ginecologo. E’ però importante ricordare alle utilizzatrici di contraccettivi ormonali che lo spotting è piuttosto comune nei primi 2-3 mesi di assunzione e, in genere, si risolve con il tempo. Dunque, meglio avere un po’ di pazienza nell’attesa che il ciclo mestruale si assesti, senza interrompere bruscamente l’assunzione per evitare gravidanze indesiderate. Per risolvere il problema, a seconda dei casi, si può assumere una pillola a più alto contenuto estrogenico, oppure a base di un progestinico capace di controllare meglio il sanguinamento uterino. Oppure, perché no, utilizzare il cerotto o l’anello vaginale, per ridurre al minimo le dimenticanze e stabilizzare meglio i livelli di ormoni nel sangue.

 

 

*La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

 

A cura di: Minnie Luongo (2014)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 30 maggio 2019

 

 

 

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