Tutti i nemici dell’intimo

La diagnosi di vaginite o vulvo-vaginite infettiva si basa sull’esame ginecologico di segni e sintomi talora completato dal prelievo di un campione di secreto vaginale da analizzare al microscopio. Per essere certe che i risultati dell’esame siano attendibili, prima della visita è meglio non effettuare lavande vaginali e non utilizzare alcun medicinale ad uso locale.

 

Il trattamento più adeguato

Il trattamento della vulvo-vaginite dipenderà dalla causa dell’infezione vaginale e dalle specifiche necessità individuali. Per esempio, se si è in gravidanza, alcuni farmaci non possono essere utilizzati. Il trattamento potrebbe essere solo per via orale oppure associato ad una terapia locale con crema o gel da applicare in vagina. È importante seguire scrupolosamente le indicazioni del medico anche se le perdite vaginali e gli altri sintomi scompaiono prima del termine della terapia. L’infezione potrebbe ancora essere presente in forma latente. Interrompere il trattamento prima del termine stabilito favorisce l’insorgenza di ceppi microbici resistenti con il rischio di ricadute e ricomparsa della sintomatologia. Se i sintomi della vaginite ricompaiono dopo la fine del trattamento, bisogna consultare di nuovo il medico per avere il consiglio più adeguato alla propria situazione. A causa del rischio di contagio, è sempre indispensabile che anche il partner esegua il trattamento.

Principali vulvo-vaginiti infettive

Tipo
MICOTICHE (funghi)
BATTERICHE (batteri)
VIRALI (virus)
PARASSITARIE (parassiti)
Agenti responsabili 
soprattutto Candida albicans 
Gardnerella vaginalis
Herpes genitalis, Papillomavirus
Trichomonas vaginalis 

 

Batteri
I batteri sono microrganismi costituiti da una sola cellula. Aderiscono gli uni agli altri formando colonie che si nutrono a discapito delle cellule dell’ospite. Clamidia, Gonorrea, Sifilide sono alcuni esempi.

Funghi
Sono i cosiddetti miceti che causano spesso infezioni della cute e delle mucose (micosi). Ci sono diversi tipi di miceti: quelli responsabili delle malattie sessualmente trasmesse sono i lieviti, come quelli del genere Candida, che possono causare un’ampia varietà di infezioni, e che sono abitualmente presenti nel nostro organismo in numerosi “serbatoi naturali“.

Parassiti
I parassiti sono piccolissimi animaletti che ricavano il loro nutrimento dalla persona che infettano che, per questo motivo, viene chiamata ospite. I pidocchi pubici, chiamati comunemente piattole, sono un esempio di parassiti trasmessi attraverso i rapporti sessuali.

Virus
I virus sono molecole complesse che possono moltiplicarsi nel momento in cui invadono le cellule dell’organismo ospite. L’AIDS, l’herpes genitale e l’epatite sono tre esempi di malattie sessualmente trasmesse (MST) causate da virus.

 

Vaginite & Co. Tutte le occasioni di rischio
Non sempre le cause di una infiammazione vaginale sono infettive, cioè riconducibili alla presenza e alla crescita di uno o più microrganismi patogeni, trasmissibili attraverso i rapporti sessuali; talvolta si tratta di forme non infettive, almeno all’inizio, dovute ad altre cause irritanti o traumatiche che in ogni caso – se trascurate – favoriscono la crescita di batteri e funghi. Vediamo più in dettaglio i principali fattori che possono esporci al rischio di sviluppare una vulvo-vaginite. Per qualsiasi dubbio è sempre bene rivolgersi al proprio medico o al ginecologo soprattutto per evitare che si instauri un’infezione ricorrente che sarà poi più difficile da eradicare. Prevenire è sempre meglio che curare, anche in questo caso.

Assorbenti, tamponi e salvaslip Assorbenti, tamponi e salvaslip creano un ambiente caldo-umido, ideale per la proliferazione di batteri, funghi e altri microrganismi, soprattutto se si usano i tamponi interni e non vengono cambiati spesso. L’uso di assorbenti profumati può essere irritante per la delicata mucosa vulvovaginale.
Abitudini igieniche scorrette Le abitudini igieniche scorrette espongono la cute e la mucosa dei genitali all’azione irritante di sostanze chimiche che possono determinare un danno alla mucosa sia per un effetto diretto sia per allergia. Tra le abitudini più scorrette ci sono:

  • l’utilizzo di saponi e di detergenti troppo aggressivi o profumati o irritanti che a lungo andare può creare un’alterazione del film idro-lipidico proprio della mucosa della vulva, facilitando la penetrazione di microbi o aumentando la sensibilità a fenomeni irritativi e/o allergici;
  • l’eccesso di lavande vaginali;
  • la condivisione tra partner, in famiglia o tra amici, di biancheria personale, da bagno o da letto perché può favorire il contagio di un’infezione in corso o latente.
Indumenti troppo stretti o tessuti sintetici a contatto con le parti intime L’occlusione creata da un abbigliamento abitualmente troppo aderente non fa respirare le mucose, crea un costante ambiente caldo-umido, ideale per la crescita di funghi e batteri. Inoltre lo sfregamento continuo di abiti aderenti contro i genitali favorisce la comparsa di microtraumi e di irritazioni che possono causare infiammazione e che predispongono all’ instaurarsi di un’infezione.
Tatoo, piercing o gioielli vaginali Tatuaggi, piercing o gioielli vaginali, se non sono eseguiti da personale più che qualificato e certificato – che rispetti rigorosamente tutte le norme igieniche previste dall’attuale legislazione – possono favorire fenomeni di irritazione e allergia, considerando anche la delicatezza delle parti più intime femminili e il rischio di sfregamento che comporta una localizzazione di questo genere.
Palestre, piscine, SPA Il caldo, l’umidità, la condivisione di docce, bagni, saune, spogliatoi creano le condizioni ideali per la proliferazione di funghi e batteri.
Fattori psicosomatici I fattori psicosomatici possono essere determinanti in alcune donne che vivono una vita sessuale insoddisfacente o si trascinano un disagio psicologico legato a una scarsa autostima o a difficoltà con il partner che si manifestano spesso in forme ricorrenti di vulvovaginiti di natura non infettiva.
Gite, viaggi, weekend Il contatto con batteri estranei al nostro ecosistema, l’uso di bagni pubblici, di biancheria non personale, gli sbalzi climatici e le modificazioni delle proprie abitudini possono provocare alterazioni del pH vaginale.
Spiaggia L’umidità che si sviluppa nella zona della vagina dopo i bagni in mare e il contatto con la sabbia possono favorire irritazioni e infiammazioni rendendo più facile l’aggressione di funghi e batteri.
Attività sessuale e malattie sessualmente trasmesse I rapporti sessuali, soprattutto se frequenti e con partner diversi, aumentano il rischio di contagio con ceppi microbici (batteri, funghi, virus) diversi dai nostri favorendo un’infezione sessualmente trasmessa. In caso di infezione già in corso in uno dei partner si rischia di instaurare il cosiddetto fenomeno a “ping-pong” ovvero lo scambio ripetuto dell’infezione durante i rapporti sessuali.
Gravidanza, post-partum/puerperio In queste fasi della vita, le variazioni degli ormoni e le modificazioni fisiologiche a cui la donna è soggetta, associate magari anche a cambiamenti nella dieta, possono alterare le naturali barriere di difesa intima e il delicato equilibrio della flora batterica benefica, favorendo la crescita di funghi come la Candida e aumentando quindi il rischio di infezioni intime (candidosi).
Presenza di malattie croniche Le donne che soffrono di diabete mellito non ben controllato sono più soggette a infezioni della sfera genitale, in particolare l’eccesso di zuccheri favorisce l’instaurarsi di infezioni micotiche da Candida albicans. Anche le donne che hanno un deficit delle difese immunitarie sono più sensibili alle infezioni vulvo-vaginali.
Assunzioni di farmaci L’assunzione prolungata di alcuni tipi di farmaci (per es. antibiotici, corticosteroidi, terapie immunosoppressive) possono favorire l’instaurarsi di infezioni vulvo-vaginali. L’assunzione di anticoncezionali orali ad alto dosaggio estrogenico può favorire l’instaurarsi di vulvo-vaginite da Candida.
Stress prolungato Situazioni di stress prolungato favoriscono le infezioni micotiche da Candida albicans.

 

La vaginosi batterica: la causa più comune di vaginite

Il tipo di infezione
I batteri che causano una vaginosi batterica si trovano naturalmente in vagina. L’infezione è causata da una crescita eccessiva di numerosi di questi batteri.

Il contagio
Non è chiaro se può essere trasmessa attraverso i rapporti sessuali.

I sintomi
Il sintomo principale è una cospicua perdita vaginale con un forte odore di pesce; questo odore caratteristico è più marcato durante la mestruazione o dopo un rapporto sessuale. La perdita è lieve e scura o grigiastra. Il prurito non è frequente, ma potrebbe manifestarsi se sono presenti perdite vaginali abbondanti. Alcune donne potrebbero essere del tutto asintomatiche.

La cura
Per trattare le vaginosi batteriche vengono utilizzati in genere due antibiotici. Uno è il metronidazolo che può essere assunto per bocca o applicato in vagina in formulazione gel. Quando lo si assume è importante non bere alcolici; in alcune donne il metronidazolo può causare nausea, vomito e urine di colore scuro. Il secondo antibiotico è la clindamicina anch’essa somministrabile per via orale o localmente.

La vaginosi batterica è spesso recidivante. In questi casi, potrebbe richiedere un trattamento a lungo termine o ripetuto. Nella maggior parte dei casi il trattamento funziona. Talvolta quando la vaginosi batterica continua a recidivare potrebbe essere un segnale di un’altra infezione in corso.

 

La vaginite da Trichomonas (Tricomoniasi)

L’incidenza
Il Trichomonas vaginalis, un protozoo, è responsabile di circa il 15-20% di tutte le infezioni vaginali. A differenza di altre infezioni sessualmente trasmesse, la cui prevalenza è più alta tra gli adolescenti e i giovani adulti, la tricomoniasi ha una distribuzione più uniforme tra le donne sessualmente attive di tutte le fasce di età.

Il contagio
L’infezione da Trichomonas vaginalis è considerata la malattia sessualmente trasmessa più diffusa al mondo. Il protozoo, infatti, è identificabile nel 30-40% dei partner sessuali di donne infette. Il periodo di incubazione varia da 3-4 a 28 giorni. Le donne che hanno vaginiti da Trichomonas sono a un rischio più elevato di infezione per altre malattie sessualmente trasmesse. Non vengono escluse altre modalità di contagio: attraverso la biancheria intima, accappatoi e asciugamani contaminati; più raramente bagni pubblici. I neonati possono contrarre l’infezione attraverso il canale del parto.

I sintomi
Nel 10-50% dei casi l’infezione da Trichomonas decorre in modo asintomatico. La sintomatologia, quando presente, compare durante o più frequentemente subito dopo le mestruazioni. Tipico è il riscontro di secrezioni schiumose (a schiuma di birra) giallo-grigiastre o verdognole, maleodoranti e intenso prurito vulvare. Alcune donne lamentano anche forte irritazione, arrossamenti, gonfiori e bruciori a livello della vulva e della vagina. Sono presenti anche disuria (difficoltà alla minzione), dolori ai rapporti sessuali (dispareunia) e talvolta dolore pelvico. Il pH vaginale può essere molto alterato fino a valori di 5,5-6,0. Le pareti della vagina appaiono punteggiate dando un caratteristico aspetto “a fragola”.

La cura
La terapia di scelta prevede l’assunzione per via orale – da parte di entrambi i partner – di una singola dose di metronidazolo. Quando si assume questo farmaco è importante non bere alcolici per 24 ore perché potrebbero comparire nausea e vomito.

 

 

A cura di: Carolina De Canevali

 

References

–  Camporese A – Vulvo-vaginiti e vaginosi. Tecniche Nuove, Milano, 2011

– Latino MA, Magliano E – Infezioni genitali: aspetti patogenetici, clinici e diagnostici. Gruppo di Lavoro AMCLI, agosto 2008

– Autori vari – Dermatologia Ginecologica, CIC Edizioni Internazionali, 2008

– Graziottin A, Murina F – Vulvodinia. Springer Verlag Italia Ed, Milano, 2011

 

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