Utero retroverso, impariamo a conoscerlo

Utero retroverso, impariamo a conoscerloSono numerose le donne alle quali viene diagnosticato un “utero retroverso”. Per sapere se ci sono novità, dopo qualche anno torniamo a parlarne con la Prof.ssa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Prof.ssa Nappi, iniziamo dalla definizione più corretta di “utero retroverso”

La retroversione dell’utero è una anomalia di posizione dell’organo, che si presenta deviato all’indietro anziché inclinato in avanti. In pratica, siamo di fronte a una variante dell’anatomia pelvica femminile, in cui il corpo dell’utero punta verso la parte posteriore, invece che in avanti. E’ un’angolazione di circa 45 gradi sull’asse della vagina, che provoca una sorta di appoggio anteriore, in posizione antiversa sulla vescica. In pratica, quando l’utero è retroverso, intendiamo dire che esso “guarda” verso l’indietro, appoggiandosi con varie angolature di primo, secondo e terzo grado, sugli organi posteriori (ossia, sull’ultimo tratto dell’intestino, colon e retto).

Alla luce di alcuni studi recenti, si può stabilire se si tratta di una condizione congenita oppure no?

Il più delle volte, si tratta di una condizione presente fin dall’età dello sviluppo e, in questo caso, parliamo di condizione congenita. Tuttavia, la retroversione dell’utero può anche essere acquisita: di solito, a seguito di parti, aborti, oppure dopo processi infiammatori. Non di rado, inoltre, continuiamo a riscontrare un utero retroverso in donne molto magre, le quali sono soggette a ptosi (ovvero, ad abbassamento di organi: ptosi renale, gastrica, e così via). I maggiori disturbi correlati all’utero retroverso riguardano un possibile aumento dei dolori alla regione lombare, che si accentuano nel periodo premestruale o durante il ciclo, in quanto il materiale mestruale, facendo più fatica ad uscire, provoca una contrazione più decisa del muscolo uterino.

 

Quali disturbi si possono manifestare?

Noi specialisti vediamo, nelle donne che si rivolgono a noi, come siano differenti le loro reazioni: infatti, mentre alcune non avvertono alcun disturbo, hanno facilmente gravidanze e le gravidanze decorrono normalmente, altre, al contrario, riferiscono di dolori più o meno forti alla regione lombare, che si accentuano nel periodo premestruale o durante il ciclo, poiché il materiale mestruale, facendo più fatica ad uscire, provoca una contrazione più decisa del muscolo uterino.
Altre donne ancora lamentano un fastidioso senso di stiramento verso il basso, che si aggiunge a rapporti sessuali dolorosi, oltre a disturbi vescicali, intestinali, spesso in concomitanza con disturbi più vaghi e generali come cefalea, tosse nervosa, stipsi, irritabilità, disturbi gastrici.

In caso di concepimento e gravidanza, invece, l’utero retroverso non rappresenta un ostacolo, né è causa d’infertilità. Anche in presenza di questa anomalia, le probabilità di rimanere incinta sono le stesse di una donna con utero antiverso. Ciò per rispondere ai quesiti più frequenti che ci vengono rivolti da donne che desiderano una gravidanza e temono che la loro condizione rappresenti un serio impedimento.

 

Sono disponibili dati certi sull’incidenza?

Sì, e sono tali da rassicurare le donne che si sentono diagnosticare la retroversione dell’utero. Infatti, si tratta di una condizione molto comune che riguarda quasi tre donne su dieci nell’età adolescenziale. Classifichiamo due forme principali: una forma mobile, più comune, e una forma fissa, più rara, che è frutto di fenomeni infiammatori di varia natura, i quali causano aderenze che ancorano l’utero ai suoi legamenti. Per ciò che concerne la diagnosi, un esame pelvico rivela la posizione dell’utero. Tuttavia, a volte, esso può essere scambiato per una massa pelvica o un fibroma in fase di crescita. Ma è sufficiente un esame retto-vaginale, per poter distinguere con sicurezza tra una massa e un utero retroverso. Infine, c’è da considerare l’esame ecografico, con il quale è possibile determinare l’esatta posizione dell’utero.

 

Prof.ssa Nappi, che cosa consiglia come ginecologa?

Premesso che l’utero retroverso, almeno in linea generale, non desta grosse preoccupazioni, in relazione alla natura che ne ha determinato l’insorgenza, sarà il ginecologo a stabilire l’eventualità di una cura che- come si evince da quanto detto finora- non può essere identica per tutte le situazioni. Infatti, nei casi in cui la retroversione non si associa ad alcun disturbo soggettivo, a parte il dolore mestruale, e consente gravidanze normali, ogni terapia sarebbe del tutto superflua. Quando, invece, occorre intervenire per curare l’anomalia perché causa di disturbi significativi, l’indicazione è una isteropessi: un intervento chirurgico volto a correggere lo spostamento uterino e a fissarlo nella posizione normale o naturale (dopo questa operazione, si riscontrano rarissime recidive, anche in caso di gravidanze). È comunque consigliabile, come norma preventiva contro la retroversione uterina, il rispetto delle principali regole d’igiene e delle prescrizioni generali che i ginecologi consigliano dopo i parti o gli aborti. Maggiore e ulteriore attenzione va posta alla fase successiva al parto (puerperio), durante la quale sia una ripresa troppo precoce della vita attiva (con sforzi eccessivi), sia un riposo prolungato (con una lunga degenza a letto) sono in grado di favorire le malposizioni dell’utero.

 

 

 

La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

 

 

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