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Pubblicato il 3 maggio 2018

Vademecum della visita ginecologica

Come si svolge la visita ginecologica? Ne parliamo con la professoressa Rossella Nappi, Ricercatore universitario, Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica IRCSS Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia.

 

Come avviene la visita ginecologica?
La visita ginecologica è un’esplorazione bimanuale degli organi genitali esterni ed interni, che viene effettuata dal ginecologo nelle donne che hanno già avuto rapporti sessuali. Si avvale anche dell’inserimento dello speculum, uno strumento di plastica di varie dimensioni che serve per visualizzare la vagina e la cervice dell’utero.
La visita inizia con esplorazione dei genitali esterni per verificarne la conformazione, l’integrità e l’aspetto, così da identificare eventuali condizioni infettivo-infiammatorie. La visita interna si effettua con entrambe le mani per verificare posizione, volume, mobilità e consistenza dell’utero e degli annessi ovarici, oltre che naturalmente qualunque anomalia dell’apparato genitale interno.

 

Quando è necessario anticipare la visita ginecologica di controllo?
È bene effettuare la visita ginecologica di controllo regolarmente, anche se in apparenza va tutto bene, poiché alcune patologie sono silenziose e si manifestano soltanto quando sono ad uno stadio più avanzato, e dunque meno curabili. La visita deve essere sempre anticipata in presenza di perdite anomale di sangue dai genitali, comparsa di dolori pelvici durante le fasi del ciclo mestruale, peggioramento del dolore mestruale con sanguinamenti più abbondanti o più scarsi, interruzioni prolungate del flusso mestruale, perdite vaginali con sintomi fastidiosi quali bruciore, prurito, infiammazione e di ogni qualunque altro sintomo che riguardi la sfera genitale.
Anche rapporti sessuali con partner multipli e l’uso non costante del preservativo devono orientare la donna ad effettuare visite di controllo più frequenti.

 

Quali gli esami da effettuare dal ginecologo?
Paptest. Il paptest è un esame che ha rivoluzionato il rischio tumorale delle donne perché, fin dall’epoca della sua introduzione, ha contribuito a ridurre significativamente i tumori invasivi della cervice uterina. E’ un esame molto semplice che il ginecologo può fare durante la visita di controllo o che può essere eseguito periodicamente dall’ostetrica; va eseguito ogni 2-3 anni, o più spesso in caso di patologie. Consiste nella raccolta di cellule della cervice uterina (parte esterna ed interna) e nel fissarle su di un vetrino per un’analisi microscopica, allo scopo di identificare anomalie che possono indurre a sospettare un rischio di stati pretumorali e/o tumorali. E’ questo il motivo per cui va eseguito con regolarità, proprio per cogliere con largo anticipo alterazioni delle cellule destinate a trasformarsi in tumore vero e proprio nell’arco del tempo. Infatti, la diagnosi precoce di infezioni virali, per esempio da parte di alcuni ceppi della famiglia del papilloma virus (per cui ora sono disponibili anche diversi tipi di vaccini), riduce significativamente il rischio di tumore della cervice uterina, che può essere diagnosticato e curato tempestivamente.

 

Tampone vaginale. Il tampone vaginale va eseguito ogni volta ci sia un sospetto di un’infezione batterica e/o micotica (provocata da funghi), soprattutto se recidiva o prolungata nel tempo.
Perdite vaginali bianche, gialle, verdastre, bruciore, prurito, infiammazione e dolori nel rapporto sessuale devono sempre essere attentamente valutate per evitare stati di infiammazione cronica che possono interferire con il benessere della donna. La determinazione del pH (acidità vaginale) e dunque del contenuto dei lattobacilli vaginali (batteri buoni che proteggono l’ambiente vaginale da altri agenti patogeni) può risultare utile al fine di completare la diagnosi e per la messa in atto di una terapia adeguata. Talvolta, è necessario abbinare un tampone più completo, non solo vaginale ma anche endocervicale (all’interno del collo dell’utero), per diagnosticare infezioni che possono interferire con la fertilità futura, come per esempio la Chlamidia.

 

Ecografia transvaginale. L’ecografia transvaginale permette di visualizzare da vicino su uno schermo gli organi pelvici, utero ed ovaie, mediante l’utilizzo di una sonda che viene inserita all’interno della vagina. È un esame che permette di completare la visita ginecologica nel caso ci sia il sospetto di una patologia del corpo dell’utero, che interessa la parete o la mucosa interna (endometrio) dell’organo, oltre che per mettere in evidenza cisti ovariche e/o masse pelviche. Talvolta, è utilizzata per monitorizzare nell’arco del ciclo mestruale la crescita dei follicoli e l’ovulazione in tutti i casi in cui la donna riferisca difficoltà al concepimento e/o infertilità di coppia.

 

Palpazione del seno, ecografia e mammografia. La palpazione del seno può essere eseguita in corso di vista ginecologica, ma molto spesso il ginecologo insegna alla donna come eseguire l’autopalpazione mensilmente, subito dopo il flusso mestruale, quando la mammella è più morbida ed esplorabile. Dopo i 30 anni, o anche prima in caso di sospetto o di familiarità per il tumore della mammella, è utile eseguire anche l’ecografia mammaria che permette, in modo non invasivo, di studiare più in dettaglio le caratteristiche strutturali della ghiandola mammaria. Dopo i 40 anni è bene iniziare ad eseguire anche una mammografia: esame radiologico di approfondimento da ripetere, in genere ogni due anni, sulla base del rischio individuale legato alla familiarità e alla radiotrasparenza della mammella. In caso di mammella densa e/o cistica, è sempre bene abbinare l’ecografia mammaria e ripetere i controlli ogni anno con la guida di uno specialista senologo.

 

 

A cura di: Minnie Luongo

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