Vescica iperattiva e incontinenza da urgenza: si può fare qualcosa?

iStock_000007777324LargeLa sindrome della vescica iperattiva è una patologia piuttosto diffusa che colpisce nel nostro Paese circa tre milioni di persone. In oltre il 90% dei casi non riconosce una causa specifica e si manifesta prevalentemente in età avanzata. È determinata dalla contrazione involontaria ed eccessiva del muscolo liscio che circonda la vescica – che in condizioni normali si contrae solo durante l’atto della minzione – accompagnandosi a urgenza minzionale (bisogno improvviso e impellente di urinare) e aumento della frequenza minzionale (superiore a otto volte nell’arco della giornata). In molti casi, e soprattutto nelle donne per ragioni anatomiche (l’uretra femminile è più corta di quella maschile) e fisiologiche (il parto può determinare uno stiramento eccessivo dei muscoli del pavimento pelvico e dei tessuti di sostegno della vescica, mentre il crollo degli estrogeni in menopausa può portare ad un “indebolimento” di queste stesse strutture), la sindrome della vescica iperattiva si associa a incontinenza, cosiddetta da urgenza. Questi disturbi creano grande imbarazzo e disagio in chi ne soffre e costringono a limitare gli spostamenti quotidiani a luoghi in cui siano facilmente disponibili servizi igienici, interferendo con la quotidianità (può diventare un problema anche andare a fare la spesa!) e con la vita socio-relazionale; nei casi più gravi, possono addirittura essere causa di depressione, disturbi d’ansia e del sonno, isolamento sociale e negazione della vita sessuale.

Si può fare qualcosa? Affrontare il problema. Superare la vergogna e l’imbarazzo. Parlarne con il proprio medico.

COME AFFRONTARE IL PROBLEMA
Esclusa la presenza di patologie organiche (infezioni urinarie, tumori vescicali, malattie neurologiche demielinizzanti, diabete scompensato, ernie discali…), è opportuno intervenire anzitutto sullo stile di vita, adottando tre fondamentali norme comportamentali:

  1. controllo del peso corporeo attraverso una corretta alimentazione e regolare attività fisica (esiste, infatti, una correlazione tra sovrappeso e incontinenza);
  2. astensione dal fumo (il fumo, di per sé, non provoca incontinenza, ma la tosse che spesso si accompagna comporta un aumento della pressione sulla vescica);
  3. consumo limitato di sostanze irritanti come la caffeina.

Tra le possibilità terapeutiche, è da considerare in prima linea la riabilitazione della muscolatura pelvica che consiste nella presa di coscienza e nel miglioramento dell’attività del pavimento pelvico e delle strutture ad esso correlate. Il maggiore aiuto è offerto dalla chinesiterapia, in cui vengono insegnati esercizi utili per stimolare e controllare le funzionalità di tutto il distretto pelvico-perineale, correlandola alla respirazione, alle diverse posture e alla dinamica corporea. La chinesiterapia può essere affiancata anche dall’utilizzo del biofeedback che consente alla donna di acquisire una maggior percezione dei muscoli pelvici, visualizzandone su un monitor i movimenti, e infine dall’elettrostimolazione, che consiste nella stimolazione elettrica della muscolatura attraverso piccoli elettrodi inseriti per via vaginale.

Terapia comportamentale e riabilitativa risultano efficaci in oltre il 50% dei casi. Qualora non fossero sufficienti questi interventi, è possibile ricorrere alla farmacoterapia che si basa principalmente, in assenza di controindicazioni (ad esempio glaucoma, reflusso gastro-esofageo, stipsi ostinata), sulla categoria dei cosiddetti “antimuscarinici”.

Nei casi più gravi, refrattari ai farmaci tradizionali, trova indicazione la neuromodulazione sacrale che prevede l’impianto di una sorta di pace-maker vescicale che ne controlla la funzione. Opzione di nuova generazione è l’utilizzo di farmaci endovescicali come la tossina botulinica. Entrambe le terapie devono essere eseguite esclusivamente presso centri di alta specializzazione.

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