A scuola di intercultura

A scuola di interculturaLe nostre strade, le nostre classi, i nostri giardinetti sono sempre più popolati da bambini e ragazzi di ogni razza, di culture differenti, di religioni diverse e con usanze molto lontane le une dalle altre.
Questo può piacerci oppure no, ma è un dato di fatto: i nostri figli vivono sempre di più in una società multi-culturale. La sfida che la nostra società può cogliere è quella di passare da una semplice multiculturalità ad una società interculturale.
Mentre la multiculturalità è un fatto oggettivo, non scelto, l’interculturalità è una risposta educativa, è il desiderio di farsi conoscere dall’altro e di conoscerlo meglio, visto che camminiamo sulle stesse strade, abitiamo nello stesso quartiere, giochiamo negli stessi giardinetti e frequentiamo la stessa scuola. Proprio la scuola è l’elemento chiave per l’integrazione ; la scuola si trova quindi a dover mediare tra le ansie della “comunità ospitante” – come ad esempio la paura dell’invasione (le cosiddette ansie persecutorie) la paura di perdere equilibri e sicurezze (ansie depressive) o la paura di confrontarsi con qualcosa di diverso, come lingua tradizioni o religione (ansie confusive)- e le ansie della “comunità ospitata” che può invece vivere il momento dell’integrazione come un trauma da tensione, legato al sentimento di carenza protettiva e alla difficoltà di ritrovare nella comunità scolastica i propri punti di riferimento. L’educazione interculturale non è quindi una materia in più da proporre ai nostri ragazzi, ma un atteggiamento che la scuola in ogni sua forma deve assumere. In questo senso fare educazione interculturale è un impegno da assumere con consapevolezza per superare le differenze individuali e giungere, dove è possibile, ad una sintesi.
“La multiculturalità – spiega il Presidente della SIPPS, Dott. Giuseppe Di Mauro – è una grande risorsa, e non una barriera, per le giovani generazioni. E’ un’occasione per i più piccoli di socializzare e di entrare a contatto con realtà spesso totalmente diverse dalla nostra.”
“In realtà – aggiunge il Dott. Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e componente SIPPS – è opportuno educare il bambino al rispetto dell’altro, indipendentemente dalla sua provenienza. La dimensione interculturale coinvolge tutta la scuola, che ha il compito di creare pari opportunità per l’apprendimento, la giustizia e l’equità. Non solo. La prospettiva che si delinea per il futuro è quella di una realtà multietnica non soltanto nella composizione del tessuto sociale ma anche nell’organizzazione del lavoro e nella valorizzazione dell’apporto ideativo culturale di tutte le civiltà del pianeta. La scuola non è quindi il preludio formativo che consente agli adulti di domani di prepararsi ad affrontare le necessità di un mondo improntato a un clima di convivenza e collaborazione tra i popoli”
“Insomma – conclude il Dott. Di Mauro – come affermava lo scrittore, poeta e aforista francese Paul Valéry, arricchiamoci delle nostre reciproche differenze”.
Al momento attuale però la strada perché tutto ciò avvenga in modo naturale è ancora lunga.
Una recente ricerca (Contini MR, Interculturality and Social Bonds Formation: a Case Study on Immigrant and Native Preadolescents in Italy. Procedia – Social and Behavioral Sciences 2014; 149:233-241), condotta attraverso la somministrazione di un questionario su un campione di oltre 1.300 preadolescenti italiani e stranieri che frequentano il secondo e terzo anno della scuola secondaria di primo grado in Abruzzo, ha messo in evidenza potenzialità e criticità che possono essere così sintetizzate:

  • Quasi un terzo degli italiani preadolescenti intervistati non frequenta coetanei di nazionalità diversa dalla loro propria;
  • La metà degli studenti non italiani frequenta soprattutto coetanei della stessa nazionalità;
  • Soprattutto gli stranieri giunti in Italia dopo i sette anni hanno incontrato i propri amici in ambiti extrascolastici e, in particolare, tra i coetanei della propria nazionalità;
  • L’età della migrazione è un fattore che agisce a favore di maggiori rapporti con gli italiani e con ragazzi/ragazze di nazionalità diversa;
  • Gli studenti cinesi sono i più inclini a frequentare ragazzi/e della propria nazionalità;
  • Le ragazze mostrano una maggior apertura rispetto ai ragazzi ad avviare rapporti di amicizia all’interno dell’ambiente scolastico e con coetanei di nazionalità diversa;
  • La scuola svolge per tutti gli studenti, e in particolare per quelli immigrati, un ruolo importante di socializzazione e di formazione del capitale sociale nel gruppo dei pari ma allo stesso tempo non sempre le relazioni sociali avviate a scuola si estendono alle aree extrascolastiche: è questo il concetto di “integrazione frammentata”, cioè non continua nello spazio e nel tempo;
  • Gli studenti italiani e stranieri non percepiscono atteggiamenti di discriminazione nei confronti degli stranieri da compagni di classe italiani o insegnanti.

Secondo il report statistico del Ministero della pubblica istruzione dell’anno scolastico 2012/2013, la presenza degli alunni stranieri nelle scuole italiane, oltre che variegata quanto all’origine (gli alunni provengono, infatti, da circa 200 Paesi differenti) è sempre più numerosa, a conferma del fatto che la questione è sempre più attuale.
Vero è che la direzione in cui ci si sta muovendo va sempre di più verso la strada dell’interculturalità, ma il cammino da fare è ancora lungo!
 
A cura di Simona Giovannone

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