Al sicuro dalle trappole della rete

Attenzione: maneggiare con cura. Dovrebbe apparire questa avvertenza, a caratteri cubitali, ogni volta che si accende il computer e ci si collega a internet o si scarica la posta elettronica. Già, perché se da un lato il world wide web, come dice Shirin Ebadi – avvocato iraniano, premio Nobel per la pace nel 2003 – è un “patrimonio dell’umanità”, la più grande rivoluzione degli ultimi secoli, così potente che ha cambiato, in meglio, le relazioni tra gli uomini, un medium che ha invertito la corrente delle informazioni e il flusso delle notizie, non più a senso unico ma nel segno della reciprocità, dall’altro è anche il luogo dove la nostra privacy è minacciata più che in ogni altro. Dove il diritto alla riservatezza – the right to be alone dicono negli Stati Uniti – trova molta più difficoltà a essere rispettato. Niente allarmismi, però. Non correte subito a spegnere il pc. Per cominciare, il saldo tra i vantaggi e i possibili danni resta abbondantemente in attivo. E poi ci sono i mezzi per difendersi. Che non sono nemmeno troppo difficili da usare.

 Il  Grande Fratello ci spia?
Intanto bisogna sapere dove si annidano i pericoli maggiori: ogni volta che visitiamo un forum o usiamo un motore di ricerca, quando ci iscriviamo a un newsgroup o ci colleghiamo al nostro social network preferito (avete presente Facebook?), ma anche quando passiamo dal sito di un quotidiano a quello di un’agenzia viaggi online, lasciamo tracce del nostro passaggio. E i tanti grandi fratelli che operano su internet, per un non meglio precisato “controllo” o per una chiara strategia di marketing, le seguono. E scoprono molte informazioni sulla nostra vita, i nostri gusti e le nostre abitudini. Ogni clic che facciamo e ogni pagina web che visitiamo, teoricamente possono essere tracciati e archiviati: così, per esempio, chi gestisce il sito del quotidiano online che sfogliamo virtualmente ogni mattina può sapere che siamo più interessati alle cronache rosa che allo sport, dal sito di prenotazioni che stiamo programmando un viaggio a Berlino o che preferiamo la montagna al mare, e dal motore di ricerca che stiamo cercando informazioni su quale sia il miglior modello di decoder per la tv digitale terrestre da acquistare o che abbiamo intenzione di metterci a dieta, visto che sono un po’ di giorni che stiamo cercando quale sia quella più promettente.

“Biscotti” non graditi
Come evitare dunque che troppi occhi indiscreti invadano la nostra privacy? Intanto tenendo sotto controllo i cookie. Li hanno chiamati biscotti, ma sono tutt’altro che dolci. Sono dei piccoli file di testo inviati da un sito web al nostro computer ogni volta che ne digitiamo l’i ndirizzo e poi rimandati indietro quando torniamo a visitarlo. Generalmente sono usati a scopo statistico, ma possono essere sfruttati anche per carpire informazioni sulle nostre preferenze. La soluzione perfetta sarebbe la disabilitazione totale di tutti i cookie (cambiando le impostazioni alla voce preferenze del browser, cioè di Internet Explorer, Firefox, Safari eccetera) ma risulterebbero inutilizzabili molti siti che ne fanno largo uso, come eBay e Facebook. Dunque, è necessario trovare un compromesso. La soluzione migliore è accettare i cookie solo dai siti fidati e disabilitare tutti gli altri.

Truffatori telematici
Ben più dannosi sono gli spyware, che sono dei software che si installano di nascosto nei nostri computer per poi raccogliere e inviare i nostri dati personali (pagine visitate, acquisti effettuati, account di posta ecc.) ad aziende che successivamente li rielaboreranno e rivenderanno.
Per evitarli c’è solo un modo: procurarsi un antispyware in grado di ripulire efficacemente il sistema. Esiste perfino un metodo, chiamato social engineering, tramite cui i truffatori riescono a fregare il prossimo con una sorta di manipolazione psicologica che porta gli utenti a rilasciare spontaneamente i propri dati confidenziali. Per esempio, può arrivarci una e-mail che ci induce a visitare un falso sito web, costruito in modo da somigliare a uno autentico e affidabile (una banca o quello di un provider, per esempio), e a inserire i nostri codici d’accesso. Noi pensiamo di comunicare con la nostra banca, in realtà stiamo dando i nostri pin e le nostre password al malfattore di turno.

La miglior difesa, in questo caso, consiste nell’utilizzare il buon senso e adottare la regola aurea di internet: fino a prova contraria non fidatevi di nessuno. Mai. Nemmeno dell’FBI: qualche tempo fa girava una falsa e-mail del Federal Bureau of Investigation che diceva di averti beccato a scaricare illegalmente film e Mp3. Sfruttando l’affidabilità della fonte, il senso di colpa e il panico di avere l’FBI alle calcagna, induceva molti ad aprire l’allegato che avrebbe dovuto contenere l’elenco dei file scaricati illegalmente. Invece era un virus.
Il buon senso suggerisce anche di pensarci bene prima di mettere su internet informazioni che ci riguardano. Poi sarà difficile cancellarle e il nostro passato diventerà indelebile. Il video romantico (o sexy) girato assieme al vostro fidanzato di oggi, magari preferireste che quello di domani non lo vedesse; il vostro curriculum o la notizia che avete messo in vendita lo scooter, al contrario, più hanno visibilità, meglio è. Ah, dimenticavo: cercate di non usare mai password banali, tipo il nome del vostro cane o la data di nascita di vostro figlio, dormirete sonni più tranquilli. Ma questo lo sapevate già, vero?
 

A cura di: Margherita Abbate Daga

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