Elogio della bicicletta

Pedalate, donne, pedalate. Non solo per un giretto al parco una tantum o un’occasionale gita fuori porta. Montate in sella e inforcate la bicicletta ogni volta che potete, anche (e soprattutto) se abitate in città, anche per andare al lavoro. Perché preferire i pedali alla macchina per gli spostamenti quotidiani fa bene a tutto campo. Alla salute, vostra e dell’ambiente, alla circolazione (in tutti i sensi), all’aria che respiriamo e pure alla linea e al portafogli. Anche il buonumore ci guadagna, grazie alla scarica di endorfine rilasciate durante l’attività fisica, e non solo.
Non ci credete? Innanzitutto, pedalare regolarmente aiuta a stare in forma, ad avere gambe toniche e cuore e arterie allenati, senza sovraccaricare le articolazioni e senza traumi muscolari, consumando pure un bel po’ di calorie: un’ora in bicicletta corrisponde a circa 300-400, oltre 5 al minuto, equivalenti più o meno a mezza pizza margherita.
Ma la bicicletta è anche rilassante e silenziosa: niente inquinamento acustico, niente stress al volante, nessun problema di parcheggio, un sicuro antidoto alla mobilità ingombrante e fracassona delle quattro ruote. La bici, invece, occupa poco spazio, “se ne possono parcheggiare 18 al posto di un automobile” come dice Ivan Illich nel suo “Elogio della bicicletta”, un saggio scritto quasi 40 anni fa, ma sempre attuale.

Spostamenti più veloci e a impatto zero
E poi andare in bici fa risparmiare tempo e denaro, non solo al singolo, ma anche alla collettività. Non si sprecano minuti preziosi imbottigliati in un ingorgo ed è ampiamente dimostrato che in città con la bici ci si muove più velocemente rispetto ad altri mezzi di trasporto e si ottimizzano i tempi di spostamento. In più, non si spende nulla (se non per un minimo di manutenzione), si risparmia sulla palestra e non serve carburante. Il che, in tempi di crisi e caro benzina è un plus non da poco. Ed è anche provato che una mobilità urbana basata sulla bicicletta e i mezzi pubblici comporta costi minori per le infrastrutture e incentivare l’uso dei pedali è molto meno costoso che mettere su strada flotte di auto elettriche. Inoltre, la bicicletta è davvero a impatto zero sull’ambiente. Un mezzo di trasporto che non solo non inquina, ma potrebbe, se usata di più, rendere migliore l’aria delle nostre città e aiutare a ridurre le emissioni dei gas serra. Secondo uno studio recente della European Cyclists Federation, basterebbe che ogni europeo percorresse in bici 5 km al giorno, invece che con mezzi a motore, per raggiungere almeno il 50% degli obiettivi fissati dall’Unione europea in tema di riduzione delle emissioni di CO2. Ma non solo. Più bici sulle strade potrebbe voler dire anche strade più sicure. Stando a un articolo apparso sul Guardian, sembra che, almeno nel Regno Unito, laddove aumenta il numero dei ciclisti cali anche il tasso di incidenti. Infine, salire in sella è anche un’opportunità per riscoprire in modo divertente, salutare ed ecologico le nostre città, scoprendo angoli inediti e guardandole con un occhio diverso.
Non solo un mezzo di trasporto
Insomma, la bicicletta non è soltanto un mezzo di trasporto. È anche espressione di libertà, di benessere, di uno stile di vita più sobrio, più attento all’ambiente e più a contatto con la natura. Perché è discreta, pratica, silenziosa, agile, ecologica, spensierata ma anche responsabile, bella e utile per il corpo e per l’anima. Come dice il giornalista e scrittore Sergio Zavoli, “è un modo di accordare la vita con il tempo e lo spazio, è l’andare e lo stare dentro misure ancora, non so per quanto, umane”. Sarà per questi e per tanti altri motivi che la bici è amata e celebrata nella musica, nell’arte, nella letteratura, ma anche al cinema e sul web. Su internet il velocipede spopola. Si va dai siti più ‘istituzionali’, come quello della Federazione italiana amici della bicicletta , dell’ Associazione Città Ciclabili o di organizzazioni come Ciclobby, ai tanti blog presenti in rete di appassionati delle due ruote, non motorizzate. E la bicicletta è protagonista anche di un festival ad hoc, il Bicycle Film Festival, una rassegna cinematografica itinerante che tocca alcune tra le principali capitali mondiali – da New York a Londra, da Sidney a Tokyo, passando per Parigi e San Paolo – e fa tappa anche in Italia, a Milano.

C’è voglia di bici
Proprio la città meneghina, con il successo del suo servizio di bike sharing, testimonia la gran voglia di bici che pare crescere in tutto lo stivale. Sembra che gli italiani, infatti, pedalino sempre di più, soprattutto nei centri urbani, dove la voglia di spostarsi sulle due ruote è aumentata, in barba al traffico e allo smog. Lo conferma anche una recente indagine di Legambiente, secondo cui, in Italia, i frequent biker, coloro che si muovono abitualmente in bicicletta, sono più che triplicati negli ultimi 10 anni. Un dato incoraggiante, insieme con la diffusione del bike sharing anche in altri Comuni italiani oltre a Milano e all’aumento del numero delle piste ciclabili. Sempre secondo un dossier di Legambiente, all’inizio del 2010, il Belpaese poteva contare in totale su 3.227 km di rete ciclabile, ben 380 km più rispetto al 2008 e 730 in più rispetto al 2007.
Segnali positivi, certamente, ma si può fare di più. Per favorire la mobilità sostenibile, ad esempio, a Fiorenzuola è appena partita ‘Bike to work’, un’iniziativa del Centro di educazione ambientale del Comune che mira a incentivare mediante l’estrazione di premi l’uso della due ruote tra i dipendenti per recarsi al lavoro. E in Trentino, una delle regioni più virtuose in tema di politiche sulla ciclabilità, il Comune di Trento ha di recente indetto un concorso molto simile, ma rivolto anche ai dipendenti di altri enti o aziende pubbliche.

In Italia siamo indietro
L’Italia è, comunque, ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei. In Francia, il piano per lo sviluppo della mobilità ciclistica, presentato a gennaio dal Ministero dei trasporti, prevede l’offerta di un’“indennità” in denaro per chi va al lavoro in bici: un sistema di rimborsi ispirato a quello in parte già esistente in Belgio fin dal 1997, finanziato interamente dalle aziende. Sempre il Belgio, a fine gennaio, ha modificato il codice della strada in favore dei ciclisti, introducendo una norma che consente la svolta a destra con il semaforo rosso, peraltro già possibile in più di 5.000 incroci stradali in Germania e in molti casi anche in Olanda. E se il pubblico non fa abbastanza, o fa troppo lentamente, per favorire la ciclomobilità, anche il privato può fare la sua parte. Lo sanno bene i dipendenti di uno studio legale milanese che, dopo l’introduzione in città dell’Area C – misura che ha quasi dimezzato il numero di auto in ingresso nel centro – ha dotato tutto il suo staff di una bicicletta (preferita all’abbonamento annuale ai mezzi pubblici) per andare in ufficio. Ottimo esempio di come diffondere l’uso dei pedali senza per forza creare nuove piste ciclabili.

A cura di: Alessandra Terzaghi

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