Etichette alimentari: impariamo a leggerle

Sull’etichetta gli ingredienti tutti in ordine
L’ordine con cui i vari ingredienti vengono riportati sull’etichetta non è casuale, ma regolato per legge. Per primi sono segnalati quelli presenti in quantità maggiore. Pertanto confrontando l’e lenco di due prodotti simili si può capire quale sia il migliore. Se per esempio l’ordine di olio extra vergine di oliva e margarina è invertito è meglio scegliere il prodotto in cui l’olio compare per primo. Attenzione però alle voci doppie: se per esempio in un prodotto vengono utilizzati sia margarina sia strutto, questi compaiono sotto due differenti voci, magari a metà elenco, perché ognuno presente in modica quantità. In realtà, sono entrambi grassi e insieme potrebbero rappresentare un contenuto lipidico superiore a quello di un altro prodotto in cui vi è solo un tipo di grasso.

Sulle confezioni degli alimenti l’immagine non è tutto
Può sembrare banale, ma anche controllare il peso è importante. Per non farsi ingannare da confezioni che sembrano più voluminose ma contengono meno prodotto. Mentre non bisogna fidarsi delle immagini appiccicate sulle confezioni. Come è scritto nell’etichetta, anche se con il vecchio trucco dei caratteri minuscoli, l’immagine non è necessariamente legata all’aspetto reale del prodotto, ma ha il solo scopo di richiamare l’attenzione del consumatore. Tantomeno bisogna fidarsi della scritta «senza zucchero». Perché poi, magari, tra gli ingredienti si legge una di queste voci: sciroppo di fruttosio, sciroppo di glucosio, maltosio, sciroppo di cereali, amido di mais. Tutte sostanze con un alto indice glicemico che le rende del tutto simili al saccarosio. E nemmeno di quella «senza grassi», se poi l’etichetta riporta la dicitura «mono e digliceridi degli acidi grassi», che vengono metabolizzati dall’organismo come grassi.

Data di scadenza e conservazione dei prodotti alimentari
Fondamentale leggere la data di scadenza. Se è preceduta dalla scritta «da consumarsi preferibilmente entro il», vuol dire che fino a quel momento il prodotto conserverà integre le sue qualità. E oltre tale data può essere liberamente consumato, ma il produttore non garantisce l’assenza di segni di degradazione. Se, invece, la scritta recita «da consumarsi entro il», allora non si tratta più di una semplice raccomandazione, ma di una regola a cui attenersi scrupolosamente. Anche per quel che riguarda i tempi di conservazione c’è un ma. Si potrebbe, infatti, credere che i prodotti a più lunga conservazione siano preferibili. In molti casi (ma non sempre) una data ravvicinata sottolinea la qualità del prodotto, che probabilmente contiene un quantitativo inferiore di conservanti alimentari o ingredienti più pregiati.

Additivi, coloranti e aromi
Ultima voce, ma prima da leggere, sull’etichetta, quella che riguarda gli additivi alimentari. Ovvero quelle sostanze che vengono aggiunte ai cibi per migliorarne aspetto, colore, sapore e tempi di conservazione. Tutta roba che non ha alcun valore nutrizionale e non è detto che sia sempre innocua.
Di solito sono indicati con una E seguita da un numero. La E significa che sono permessi in tutti i paesi dell’Unione europea, il numero ne definisce la categoria. Da E100 a E199 si tratta di coloranti; da E200 a E299, conservanti; da E300 a E322, antiossidanti; da E325 a E385, correttori di acidità; da E400 a E499, addensanti, emulsionanti e stabilizzanti; da E500 a E599, regolatori di acidità e anti-agglomeranti; da E600 a E699, esaltatori di sapidità. Come se non bastasse, agli additivi registrati con la sigla europea se ne possono aggiungere altri, purché vengano scritti con il loro nome per esteso.
E poi ci sono gli «aromi» in genere, che servono a dare agli alimenti specifici odori e sapori, perché evidentemente non ne hanno abbastanza di loro. Ecco, l’uso eccessivo di additivi, in genere, è sinonimo di scarsa qualità. Punto. Meno ce n’è meglio è. E non è nemmeno detto che non facciano male. Perché se è vero che esistono oltre 1.500 additivi (qui la lista completa), appare evidente come, nonostante le rassicurazioni, sia impossibile testare tutte le possibili combinazioni e l’assunzione nel lungo periodo. Nulla vieta di pensare che un additivi assolutamente innocuo, possa avere ripercussioni negative sull’organismo in particolari combinazioni con altri additivi singolarmente innocui. Nel dubbio, conviene essere un po’ meno pigri quando si fa la spesa al supermercato. E non lasciarsi abbagliare da confezioni appariscenti e prezzi troppo bassi.

 

A cura di: Margherita Abbate Daga

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