Io viaggio da sola

Io viaggio da sola“Io viaggio da sola”. Nell’omonimo film Margherita Buy lo faceva per lavoro, andando in giro per il mondo a far le pulci agli alberghi di lusso. Nella realtà, sono sempre di più quelle che lo fanno anche per diletto, mosse dalla voglia di avventura, di conoscere il mondo, di sperimentare e conoscere meglio sé e gli altri.
La molla che spinge una donna a partire, lasciando a casa amici e, a volte, anche compagni e figli, può essere diversa. Per qualcuna è la voglia di misurarsi con se stesse e superare le proprie paure. “Avevo voglia di fare una prova di coraggio e ho scelto di andare Berlino per una decina di giorni da sola. Come prima volta ho scelto una meta sicura, una destinazione in cui pensavo di potermi sentire a mio agio, ma nello stesso tempo mettere alla prova” racconta Viola, 32 anni, giornalista e pr. A volte è la necessità di mettere un po’ di distanza tra sé e gli altri, per ritrovarsi e superare un momento di crisi, una separazione o un lutto. Secondo un’indagine di Tripadvisor, il 15 % delle donne che decidono di partire da sole lo fa dopo la fine di una relazione.
Ed è stata la morte di un compagno molto amato a indurre Maria Perosino, autrice del libro cult “Io viaggio da sola”, a intraprendere un viaggio in solitaria. Per l’americana Shannon O’Donnell, nominata “Traveler of the year 2013” dal National Geographic, tutto è cominciato da un’esperienza di volontariato nel 2008, in Africa. Da allora non si è mai fermata e ha continuato a viaggiare da sola in lungo e in largo, raccontando le sue avventure in un seguitissimo blog (alittleadrift.com, letteralmente ‘un po’ alla deriva’). Altre volte ancora la spinta iniziale deriva, semplicemente, dal ‘dover fare di necessità virtù’. È il caso di Manuela, 32 anni, insegnante, appena rientrata da un mese in India in solitaria: “Sono single e le ferie non coincidevano con quelle degli amici, ma non volevo rinunciare a una cosa a cui tenevo e mi son detta perché no?”. Mangiare le ostriche in due, probabilmente, è meglio che da sole, “ma la scelta peggiore è non mangiarle affatto” scrive, saggiamente, Perosino nel suo libro.
I pro…
“Ho comprato il volo su internet, ma per il resto non avevo prenotato nulla, se non un corso di inglese – di cui prima non parlavo una parola – per poter comunicare e potermi integrare meglio nel Paese” racconta ancora Manuela. Proprio la possibilità di immergersi meglio nella realtà locale ed entrare più facilmente in contatto con altre culture è uno dei plus di questo modo di viaggiare per chi decide di partire in compagnia solo di se stesso, uomo o donna che sia. Ma può anche capitare di trovarsi a viaggiare da sole senza averlo pianificato prima. E di scoprire che è bello e stimolante, anche se a volte faticoso. È quel che è successo ad Anna, 40 anni, sociologa. “Sono partita per l’India con un amico; dopo pochi giorni abbiamo capito che il nostro tandem non funzionava ed era meglio separarsi. Ho proseguito da sola e ho potuto assaporare il fatto di essere totalmente autonoma nelle scelte e poter fare quel che più mi piaceva, coi miei tempi, senza dover mediare con un’altra persona e le sue esigenze”. In una parola: essere libera e indipendente, l’aspetto al top tra i vantaggi indicati dalle viaggiatrici solitarie in un sondaggio di #WeGoSolo (un movimento nato con un hashtag su Twitter “per incoraggiare le donne a viaggiare da sole bene, in sicurezza e in modo appropriato”). A seguire vengono il senso di avventura e la possibilità di conoscersi meglio. “Viaggiare da sole un’opportunità di crescita personale: aiuta a riconoscere i propri limiti, a superarli, a sentirsi più sicure di sé” afferma Francesca di Pietro, psicologa, travel coach e autrice del blog www.viaggiaredasoli.net , anche lei, manco a dirlo, viaggiatrice solitaria. “Partire da sola mi ha permesso di conoscermi più a fondo e di capire cosa volevo davvero dal viaggio e, in un senso più ampio, anche dalla vita” dice Paola, 34 anni, avvocato, che per la laurea si è fatta regalare un viaggio a Parigi, ed è partita sola, senza il fidanzato. “La mia esperienza in India in solitaria mi ha lasciato, tra le tante cose, anche la consapevolezza di saper stare con me stessa e di sapermela cavare senza l’aiuto degli altri, e non è cosa da poco” aggiunge Manuela. “Viaggiare da sole è un’esperienza sicuramente formativa: ti dimostra che sei capace di fare cose che sulla carta magari ti spaventavano un po’, senza contare che scoprirsi più autonome e indipendenti di quanto si pensasse è un bel balsamo per la propria autostima” sottolinea Anna.
… e i contro
Il prezzo da pagare, qualche volta, è la solitudine. Ma “viaggiare da soli non vuol dire essere sempre soli: significa che si parte da soli, ma spesso si finisce per proseguire in compagnia, almeno per una parte del cammino” dice di Pietro. “Essere da sola mi ha stimolato a cercare interlocutori, a fare amicizia, a parlare con altri viaggiatori, cosa che in coppia o in gruppo si è meno propensi a fare perché non si ha bisogno” spiega Anna. “Ho condiviso tratti di strada e momenti bellissimi con viaggiatori incontrati lungo la via e in questo modo il viaggio è stato costellato da persone legate ai luoghi, dove mi sono messa in gioco e sono andata alla ricerca dell’altro”. “Viaggiando da sola ho avuto la possibilità di fare incontri incredibili, che altrimenti non avrei mai fatto” aggiunge Manuela. Certo, “uno svantaggio del viaggiare in solitaria, specie per una donna, è il dover mantenere un po’ più alto il livello di allerta e di attenzione a ciò che si fa, come lo si fa, dove si lasciano i bagagli, per esempio” dice Anna. “Ma un’esperienza del genere mi ha anche fatto affinare la capacità di capire di chi ci si può fidare e di chi no. Inizialmente ero diffidente con tutti, col tempo ho imparato a gestire meglio le persone che a vario titolo mi si avvicinavano” sottolinea Manuela.
Fermo restando che ci sono senz’altro Paesi più ‘pericolosi’ di altri, non si può negare che muoversi da soli possa comportare, potenzialmente, qualche rischio in più che farlo in compagnia. Per minimizzarlo, però, specie nei luoghi ‘a rischio’, basta seguire alcune semplici regole di buon senso: non uscire di sera da sole, niente mise provocanti, non bere alcol, atteggiamento aperto sì, ma sobrio, non dare confidenza al primo che capita. E in effetti non ci sono dati che indichino una crescita delle aggressioni ai danni delle turiste solitarie. Quei pochi hanno più eco sui media rispetto agli episodi di violenza sulle donne che avvengono tra le mura domestiche, ma questi ultimi sono molto, molto più numerosi.
Numeri in crescita e servizi ad hoc
E in ogni caso, sono sempre di più le donne che non si lasciano frenare dalla possibilità di fare brutti incontri ed esperienze sgradevoli. Per loro, i benefici del viaggiar sole superano i rischi. Il trend, infatti, è in crescita. Per il Touring Club , nel 2013, quelle che hanno scelto di partire senza amici e compagni sono state un milione e 400mila. Secondo il Solo Traveler Report, una recente indagine commissionata da Booking.com, metà delle donne sono più propense ad andare in vacanza da sole oggi rispetto a 5 anni fa. E non solo. I due terzi delle intervistate hanno detto di sentirsi più sicure di sé dopo aver fatto un viaggio in solitaria. Merito anche dei social media, facebook e quant’altro, che il 66% ha detto di usare regolarmente per tenersi in contatto con parenti e amici e sentirsi meno sole. La tecnologia, non c’è dubbio alcuno, ha reso il mondo più accessibile. Per quasi una su due (il 49%), infatti, questi strumenti sono stati utilissimi nella pianificazione del viaggio, per scoprire posti nuovi e per capire che avrebbero potuto visitarli anche in autonomia. E si potrà forse discutere sui numeri, ma una cosa è certa: le viaggiatrici solitarie sono ormai una moltitudine e il mercato se ne n’è accorto da tempo, moltiplicando offerte e servizi, in rete e non, per render loro la vita più facile. Si va dai tour operator ad hoc, ai blog e siti dedicati ai viaggi al femminile, all’editoria specializzata, agli alberghi women friendly. Per esempio c’è Eliotropica (www.eliotropica.it), non un agenzia viaggi tradizionale, ma una realtà che fornisce servizi di consulenza turistica personalizzati per le viaggiatrici, mettendo loro a disposizione anche un personal traveller. Tanti i siti internet e i blog di viaggiatrici solitarie che raccontano le proprie esperienze sul web (www.permesola.com, www.donneconlavaligia.it, http://gamberettarossa.wordpress.com/, http://girlsenroute.com/it/, tanto per fare qualche nome). E tra i libri, oltre al già citato “Io viaggio da sola”, c’è anche il “Manuale della Viaggiatrice” di Federica Brunini (Morellini). Dello stesso editore anche la prima collana in italiano di guide ‘in rosa’. Sono state pubblicate da poco quelle su Milano, Roma, Venezia, Parigi e Marrakech. E per finire, iniziano a diffondersi le sistemazioni riservate (o quasi) alle donne che viaggiano da sole. Ce n’è per tutte le tasche, dagli ostelli agli hotel di lusso. Come il Grange City Hotel di Londra, per esempio, che in alcune stanze selezionate offre servizi female friendly, orientati soprattutto alla sicurezza, o il Lady’s First di Zurigo, gestito da un team tutto rosa, che accetta anche uomini, ma ha un occhio di riguardo per il gentil sesso. Hostelbookers.com sul suo sito pubblica la top 10 degli ostelli migliori per le donne, alcuni rigorosamente women’s only. Uno, il Papaya Female Youth Hostel, si trova a Roma. Cosa aspettate a partire?

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