Muoversi a impatto zero

La mobilità sostenibile
Non c’è bisogno di abitare a Roma o a Milano per rendersi conto che le città italiane ormai sono al collasso. Che il traffico è sempre più ingestibile e lo smog non accenna a diminuire. Qualcosa, per usare una facile battuta, si sta muovendo. Ma è ancora troppo poco per risolvere il problema. Colpa della reticenza degli amministratori locali ad adottare soluzioni innovative e di un quadro normativo nazionale inadeguato. Basti pensare che negli ultimi sette anni oltre il 70% dei fondi investiti per il trasporto sono andati a strade e autostrade, con il risultato paradossale di premiare la forma più inquinante di mobilità: il trasporto su gomma (sia di persone sia di merci). Non è un caso che l’I talia vanti un rapporto automobili-abitanti da record: 59 ogni 100.

Car sharing e car pooling
Qualcosa, si diceva, però si muove. Il car sharing, ovvero il servizio che consente di utilizzare un’auto solo quando se ne ha bisogno, pagando solo per l’effettivo utilizzo, dopo i primi timidi tentativi sembra stia iniziando a prendere piede. A Milano, un progetto del comune con A2A ed ATM prevede addirittura, entro febbraio 2011, l’installazione di 20 colonnine per la ricarica di auto elettriche in car sharing. Quasi un salto nel futuro. Certo, si potrebbe fare molto di più: costruire le strade con materiali di recupero, migliorare (o creare) le piste ciclabili, incoraggiare il car pooling, che prevede la condivisione di automobili private da parte di più persone (creando corsie preferenziali per chi viaggia in più di tre) . E, soprattutto migliorare il trasporto pubblico. Tram, autobus, metropolita restano il modo migliore, e più ecologico, per muoversi in città (magari integrati con un servizio di bike sharing come a Milano). Non sempre, per usare un eufemismo sono efficienti e puntuali. E per questo in tanti preferiscono rinunciarvi.

Motori ibridi
Per fortuna ci sono buone notizie che arrivano da fronte del trasporto privato. Se già da qualche tempo l’introduzione dei motori ibridi ha riscosso un clamoroso successo in categorie professionali come i taxisti, adesso sembra finalmente arrivato il momento dell’elettrico integrale. Dopo tante promesse e troppi prototipi, dal 2011 si passa ai fatti. A partire dall’estate prossima in Italia sarà commercializzata la Nissan Leaf, che ha già vinto il titolo di Auto dell’anno 2011. Ha vinto a mani basse, perché rappresenta un concetto del tutto nuovo nel settore delle auto elettriche, quello, cioè, di una vettura in grado di reggere il confronto con le auto tradizionali. Ha cinque porte, un’autonomia di 175 km e una velocità massima di 140 km/h. Non sarà l’unica: sono in arrivo anche la Renault Fluence Z.E. e la Kangoo Express Z.E., rispettivamente una berlina e un multivan, la C-Zero, city car della Citroën, iOn di Peugeot, minicar di poco più di 3 metri di lunghezza a 5 porte e 5 posti. E ancora: l’Opel Ampera e la C30 Bev, coupé a quattro posti della Volvo.

È solo l’inizio di una lunga strada che, si spera, porterà a una mobilità a emissioni zero. E a una vita più pulita per tutti, automobilisti e no. Anche se c’è già chi si chiede se il prezzo per produrre le batterie delle auto elettriche non sia più alto, in termini di inquinamento, che tenersi quelle a benzina. In fondo, va detto, l’unica mobilità sostenibile è andare a piedi.

 
A cura di: Margherita Abbate Daga

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