Nonni Hi Tech: altro che digital divide!

Per combattere l’invecchiamento cerebrale e mantenere il cervello allenato , fino ad alcuni anni fa, c’erano solo gli esercizi di enigmistica. Ora gli specialisti consigliano computer e gadget elettronici, come conferma uno studio pubblicato su ”Mayo Clinic Proceeding”, la rivista della prestigiosa università americana Mayo Clinic, uno dei centri tra i più accreditati – a livello mondiale- per la qualità della ricerca, soprattutto legata alla terza età. E nel nostro Paese? Da ben dieci anni c’è la Fondazione Mondo Digitale, che ha come fiore all’occhiello il progetto “Nonni su Internet”. Ne parliamo con Alfonso Molina, direttore scientifico della Fondazione e professore di Strategia tecnologica all’Università di Edimburgo.

Nonni Hi-tech - esseredonnaonline

Professor Molina, com’è nata la vostra attività? Dal timore che, con l’uso sempre più diffuso di Internet, si aprisse un vero e proprio divario digitale, che avrebbe comportato l’esclusione delle generazioni più in là con gli anni. Da qui ha preso piede il nostro progetto, con la sigla, nel 2002, del primo accordo ufficiale per promuovere l’alfabetizzazione digitale della popolazione anziana, (siglato da FMD, dal Ministero dell’Innovazione e dal Comune di Roma), che ha dato il via al progetto “Nonni su Internet” nella capitale. Oggi la metodologia di apprendimento intergenerazionale, basata sull’alleanza tra scuole e centri di anziani, è diventato un modello di intervento nazionale in ben 17 regioni italiane, oltre che transnazionale (in 8 Paesi).

Come funziona l’avvicinamento al pc da parte degli over sessanta? Per illustrare il successo del nostro piano di alfabetizzazione informatica parlano da soli alcuni numeri: in dieci edizioni si sono diplomati oltre 16.000 internauti senior, guidati da più di 13.000 studenti tutor e da 1.150 insegnanti. I corsi si svolgono nelle aule informatiche delle scuole di ogni ordine e grado; i partecipanti sono i cittadini del territorio over 60 e possono essere i nonni reali degli studenti oppure, molto più di frequente, le persone iscritte ai Centri sociali anziani o ad altre associazioni. Per ogni scuola che aderisce all’iniziativa vengono formate classi di 20/25 anziani: i docenti sono i ragazzi delle scuole coordinati da un insegnante esperto nelle tecnologie informatiche e telematiche. Il rapporto didattico ottimale è di un tutor ogni due anziani al massimo. Mi preme sottolineare che non ci sono, né possono esserci, approcci standardizzati, bensì sempre e solo approcci personalizzati. E questo perché ogni nonno è una realtà particolare. Inoltre, mi piace pensare all’insegnante della classe come a un attento e scrupoloso direttore d’orchestra, mentre i tutor, ossia i ragazzi, hanno la responsabilità di insegnare non solo la tecnica, ma anche di comunicare agli anziani le competenze utili per la vita di oggi: buona ed efficace comunicazione, creatività, empatia. In questa maniera si crea una relazione intergenerazionale, in grado di eliminare ogni tipo di esclusione. Spesso, poi, nasce tra i giovani tutor (nella scuola primaria abbiamo ragazzini di soli 8-9 anni) e i loro discepoli anziani una vera e propria amicizia, che – finite le lezioni- continua con scambi di e-mail, telefonate, visite… Se i tutor che offrono la propria disponibilità sono soprattutto ragazzi più grandi (adolescenti delle scuole secondarie), sull’altro versante ci sono allievi di ogni età: il nostro simbolo resta nonna Mimma, che oggi ha 93 anni, sull’esperienza della quale abbiamo realizzato dei documenti digitali. Sempre nella speranza che Rai Educational ne possa fare una docu-fiction… a nostro avviso, essa rappresenterebbe la migliore testimonianza circa l’efficacia dell’attività della Fondazione Mondo Digitale.

Professore, per chi volesse saperne di più? Intanto, consiglio di consultare il nostro sito (www.fondazionemondodigitale.org). Per quanto riguarda la sede, si trova a Roma (via del Quadraro 102); numero tel. 06- 42014109. Mentre, per contattarci via e-mail: info@mondodigitale.org. Per quanto riguarda gli aspetti più tecnici, ricordo che la durata del corso di alfabetizzazione, del tutto gratuito, è di 30 ore, con 15 incontri di due ore a cadenza settimanale. Alla fine del corso i partecipanti – nonni, tutor e docenti- ricevono un attestato. Infine, mi piace sottolineare come le scuole apprezzano sempre più la valenza educativa del progetto, tanto da averlo inserito nel Piano dell’offerta formativa dell’istituto (Pof), oltre a riconoscere crediti formativi agli studenti tutor.

E veniamo a quelli che sono i contenuti didattici. Il programma del corso, dedicato ad autentici principianti, è strutturato in modo da completare in 15 lezioni l’abc del computer: dall’accensione alla navigazione in Internet, dall’uso della posta elettronica ai social network. La presentazione delle varie periferiche collegabili al pc (fotocamera, scanner ecc.) è anche l’occasione per aiutare gli anziani a familiarizzare con le nuove tecnologie della comunicazione (telefonia mobile, televisione digitale terrestre, iPod, Iptv ecc.). Ogni edizione, inoltre, si arricchisce di un lavoro multimediale che tutor e nonni costruiscono insieme per fare pratica con il pc: dalla redazione di un dizionario on line dei giochi di un tempo, all’album fotografico digitale con le foto d’epoca.

I media, parlando del vostro progetto, lo definiscono un “formato esportazione”. Lo è sicuramente, per almeno due ragioni, come ho avuto modo di ripetere spesso: può essere replicato in qualsiasi contesto territoriale (dalle aree devastate dal terremoto in Abruzzo al piccolo villaggio rurale vicino a Liegi, in Belgio) ed è formulato in maniera completa, “chiavi in mano”, supportato dalla codifica delle conoscenze necessarie per attuarlo (manuali, questionari, test di valutazione, guide, workshop formativi, video-lezioni). In sostanza, “Nonni su Internet” non solo ha consentito di istruire, dal punto di vista informatico, migliaia e migliaia di anziani, ma, nel corso delle edizioni che si sono succedute a partire dal 2000, ha incrementato le attività di riciclaggio dei computer. Infatti, le scuole possono partecipare alla campagna di riciclo “Non mi buttare…”, attivando le cosiddette “officine del recupero”, mentre gli studenti hanno la capacità di rigenerare i pc dismessi dalle aziende (hardware e software) per donarli, una volta collaudati, ai centri anziani o alle scuole fornite di scarse attrezzature informatiche.

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