Piercing: il look si fa più aggressivo

Il piercing (dall’inglese “to pierce = bucare”) è una pratica molto antica che consiste nel forare la pelle e inserirvi dei gioielli. Nell’antico Egitto, il posizionamento di anelli nel corpo era riservato esclusivamente alla stirpe reale ed era proibito al popolo. Anche in molte società antiche il piercing aveva una valenza sociale, era il segno distintivo di appartenenza a una categoria particolare (nobili, sacerdoti, sciamani… ) oppure di un rito iniziatico di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Nell’antica Roma venivano applicati dai centurioni romani anelli ai capezzoli come espressione di coraggio. E oggi?

Volontà di provocazione
La moda del piercing fu introdotta dal movimento degli Hippies negli anni ’60. Questa pratica esprimeva il sogno di un ritorno a una vita più semplice e autentica, più vicina allo s tile di vita dei popoli antichi e rappresentava un segno di distintivo del movimento. Negli anni ’8 0, questa pratica fu ripresa dal movimento punk: bucarsi il corpo con gli aghi era un modo di manifestare il loro violento rifiuto della società, esibendo un aspetto aggressivo e provocatorio. Oggi tra gli adolescenti tatuaggi e piercing sono all’ordine del giorno: quali sono le motivazioni di questa pratica? Si tratta di sancire con un segno una rottura con il mondo degli adulti o ci sono altri risvolti simbolici?

In una recente indagine condotta da Carla Xodo e raccolta nel libro “Oltre il segno. Piercing e tatuaggi negli adolescenti” si è cercato di capire meglio proprio questi aspetti. L’indagine, svolta attraverso dei questionari anonimi, ha coinvolto oltre 4.500 ragazzi veneti di ambo i sessi tra i 14 e i 18 anni. I risultati hanno evidenziato che il 40% del campione si dichiara soddisfatto della propria immagine corporea mentre uno su dieci (in prevalenza ragazze) non ne è soddisfatta. Sono in netta maggioranza le ragazze ad aver provato il piercing anche se sono di più i maschi ad esserne soddisfatti. Tra le motivazioni della scelta vi sono valutazioni estetiche ma anche curiosità e voglia di trasgressione. In ogni caso, tutti concordano sul valore positivo dell’autonomia della scelta anche quelli che dopo pochi mesi si sono pentiti e desiderano rimuovere il piercing. Per molti ragazzi il piercing o il tatuaggio è una questione di costume spesso mutuata dai divi di riferimento; con queste pratiche si enfatizza e si rende evidente la propria unicità e il desiderio di essere un po’ fuori dagli schemi.

Piercing: dove?
Il piercing si può applicare su molte parti del corpo, più o meno delicate e a rischio. La sede più classica è il lobo dell’orecchio ma è possibile applicarlo nelle zone più disparate: viso, arcata sopraciliare, labbra, lingua, narici e setto nasale ma anche ombelico, capezzolo e genitali (clitoride e grandi labbra). Su altre parti del corpo come la schiena e le braccia i rischi di rigetto sono più alti. I piercing vicino agli occhi o sui denti sono decisamente pericolosi. In tutti casi, comunque questa pratica non è priva di rischi; inoltre alcuni sono decisamente scomodi e fastidiosi come quelli sulla lingua o sulle parti più intime. Prima di farseli inserire è davvero molto importante rifletterci bene.

Sei solo curiosa dell’effetto che fa?
Non c’è bisogno di bucare la pelle solo per questo. Pensa piuttosto ai piercing calamitati o autoadesivi. Possono darti un’idea del risultato e ti consentiranno di pensarci un po’ su prima di decidere…

Prima regola: scegliere un professionista serio
Se hai proprio deciso, la prima precauzione è quella di rivolgersi solo a personale esperto, autorizzato e qualificato, che osservi un’igiene rigorosa (materiali sterili, utilizzo di anelli di acciaio inox o d’oro o argento) per ridurre al massimo la possibilità di infezioni, dermatiti o danni più gravi. I professionisti accreditati hanno un codice deontologico da rispettare. Prima dell’applicazione l’operatore deve informare sui rischi e sulle precauzioni da osservare.

A che età si possono applicare i piercing?
Può dipendere da regione a regione, in genere non si possono eseguire tatuaggi e piercing ai minori di quattordici anni, fatta eccezione per il piercing all’orecchio per il quale è previsto il consenso informato reso dai genitori o tutori del minorenne, lo stesso è necessario per i minori di diciotto anni.

L’applicazione è dolorosa?
L’inserimento del piercing per la prima volta rappresenta un momento delicato. Le diverse sedi si presentano più o meno sensibili e il dolore che si avverte varia da una zona all’altra ma questo fa anche un po’ parte del gioco e della sfida. Si prova dolore soprattutto quando viene fatta la perforazione (l’intensità dipende anche dalla zona di applicazione ma anche dalla manualità dell’operatore) e durante il periodo di cicatrizzazione.

Quali cure bisogna riservare per far cicatrizzare bene il foro del piercing?
Il tempo di cicatrizzazione varia da persona a persona a seconda dei piercing e della zona di applicazione: almeno 6-8 settimane per il lobo dell’orecchio, le sopracciglia e le labbra; 8-12 settimane per la lingua; da 6-9 mesi per l’ombelico. Durante questo periodo occorre disinfettare con cura e regolarmente la ferita, non esporla alla luce solare diretta, evitare i bagni di mare soprattutto nelle prime settimane e la sabbia. Ė consigliabile ruotare periodicamente l’anello all’interno del foro e se non vi sono problemi particolari è bene evitare per almeno un paio di mesi la rimozione onde non favorire la chiusura spontanea del foro.

Rischi e complicanze: cosa dice la legge?
I piercing come i tatuaggi vengono abitualmente effettuati in negozi e centri di bellezza senza una supervisione di tipo medico. I ragazzi al di sotto dei 14 anni devono essere accompagnati dai propri genitori o avere una dichiarazione scritta di approvazione. La Commissione Europea insieme al Consiglio d’Europa ha già da tempo diramato a tutti gli Stati membri la risoluzione “tattoos and permanent makeup” che informa sui rischi connessi a queste pratiche invitandoli a intensificare i controlli, a sensibilizzare i giovani, a regolamentare la materia con apposite leggi locali e a istituire dei corsi di formazione per gli operatori e di educazione sanitaria nelle scuole. Proprio per adeguarsi a queste linee molte Regioni italiane hanno, a loro volta, emanato dei provvedimenti atti a regolare le attività di tattoo e piercing, disciplinando e codificando i requisiti igienico-sanitari, necessari per queste pratiche. Sempre a livello regionale sono stati previsti dei corsi seri con rilascio finale di attestato.

Piercing: attenzione alle allergie
Il gioiello applicato alla prima seduta va tenuto fino alla completa cicatrizzazione dopodiché potrà essere cambiato a piacimento. Sono da evitare scambi con le amiche se non si voglio evitare rischi di allergie e di infezioni. Ė consigliabile anche non mettere lo stesso gioiello in zone diverse. Ė meglio scegliere ed utilizzare gioielli di metalli preziosi o comunque anallergici (deve essere indicato al momento dell’acquisto) per non incorrere in reazioni allergiche che magari non sono immediate: quindi acquistateli sempre in posti sicuri.

Ci sono almeno quattro rischi di reazioni della pelle dopo un piercing:

  • le irritazioni cutanee che generano un forte prurito
  • il granuloma, un bubbone carnoso che si forma intorno al foro
  • la superinfezione (o il rigetto vero e proprio)
  • il fibroma, una formazione tumorale benigna che si forma sotto la ferita. In caso di una di queste reazioni, l’unica soluzione è quella di rinunciare al piercing. Nei casi più gravi di reazione (fibroma etc) bisogna ricorrere a un intervento chirurgico che talvolta può lasciare una cicatrice indelebile. Prima di prendere in considerazione un piercing è bene rifletterci soprattutto se si è soggetti a dermatiti, intolleranze ed allergie.

E se mi stanco del piercing?
Per quanto riguarda il piercing il rimedio è semplice, basta rimuoverlo ed attendere. In alcuni casi, in particolare se il foro è recente e di piccole dimensioni, si può osservare una chiusura spontanea soprattutto per i piercing sulla lingua e in quelli situati nella regione genitale. In caso contrario, o si lascia il foro oppure si interviene chirurgicamente con una piccola sutura dei lembi.

 

A cura di: Carolina De Canevali

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