Quando lo sport fa male

Con la consulenza del dottor Furio Danelon, specialista in medicina dello sport presso il centro Isokinetic, a Milano.

Diciamolo subito chiaramente: lo sport fa bene, ma non sempre. Se è assodato che una vita sedentaria ha effetti negativi sulla nostra salute, è altrettanto vero che l’esercizio fisico può comportare dei rischi, specie quando si esagera e si vuole strafare. E allora, sul piatto della bilancia, pesano di più i pro o i contro? “Dipende da come lo si fa” risponde il dottor Danelon.

 

Quando lo sport fa male - EsseredonnaonlineI benefici dello sport sono indubbi e molteplici, a più livelli. Innanzitutto, un’attività sportiva regolare, specie se di tipo aerobico, migliora la funzionalità di cuore, vasi e polmoni. In secondo luogo, nella persona sana, ha effetti benefici sulle articolazioni, perché previene i fenomeni degenerativi tipici dell’artrosi, e sullo scheletro, perché rinforza il tessuto osseo determinandone un aumento della massa e del contenuto di calcio; fattori, questi ultimi, entrambi importanti per prevenire e contrastare l’osteoporosi, che colpisce prevalentemente noi donne. Poi ci sono i vantaggi sul piano metabolico. Fare sport è un ingrediente essenziale non solo per mantenere la linea e, più in generale, per avere uno stile di vita sano, ma anche per il controllo e la prevenzione delle malattie metaboliche come il diabete, l’ipertensione, l’uricemia ecc. Infine, da non sottovalutare, ci sono gli effetti positivi sulla psiche e sull’umore. L’esercizio fisico, infatti, stimola produzione nel corpo di endorfine e altre sostanze simili che aiutano a tenere a bada lo stress, a placare l’ansia e a ridurre le tensione, favorendo uno stato di benessere tale che alcune persone possono arrivare addirittura a sviluppare una sorta di dipendenza.

 

Lo sport va considerato alla stregua di un vero e proprio farmaco” spiega Danelon; “come tale può fare molto bene, ma può anche avere effetti collaterali e controindicazioni – che bisogna conoscere – e può far male se praticato e ‘dosato’ male. È importante scegliere la giusta ‘posologia’, cioè la giusta frequenza e intensità, in base al proprio stato di salute generale e al livello di allenamento”. Come con i medicinali, se si abusa e si ricorre al fai da te il rischio è quello di danni più o meno gravi a breve e lungo termine, “che per il ‘farmaco-sport’ sono essenzialmente di due tipi: microtraumi derivanti da un sovraccarico ripetuto oppure lesioni acute” spiega lo specialista.

 

I danni immediati, tipicamente, si verificano quando si usano attrezzature sbagliate (per esempio un paio di scarpe non adatte per la corsa), quando si eccede con la quantità (per esempio se si corre troppo rispetto al proprio grado di allenamento) oppure quando c’è una predisposizione costituzionale, specie con sport come la corsa o il ciclismo in cui si fa sempre lo stesso movimento, reiterato un’infinità di volte. “Più il gesto è semplice e ripetitivo, più lo sportivo è esposto a disturbi da sovraccarico, quali tendiniti, dolori muscolari, patologie della cartilagine” dice Danelon.

 

E poi ci sono i traumi acuti: fratture, strappi e stiramenti, distorsioni, lussazioni ecc. “Nella maggior parte dei casi” prosegue il medico “si verificano quando ci si mette a fare un’attività sportiva potenzialmente a rischio, senza un’adeguata preparazione o la giusta attrezzatura. Per esempio, è più facile cadere e farsi male se si va sui rollerblade senza ginocchiere e paragomiti, così come quando si va a sciare senza aver fatto un minimo di ginnastica presciistica, magari dopo mesi di inattività”.

 

Ma non mancano i danni a lungo termine, legati a una degenerazione e un’usura eccessiva di tendini e legamenti. “Anche questa situazione è legata a un eccesso di carico protratto nel tempo che può riguardare sia chi fa sport a livello amatoriale, ma vuole emulare gli agonisti e perciò si sottopone un esercizio troppo intenso, inadatto al suo fisico, sia i professionisti dello sport” aggiunge lo specialista. “Quello dell’atleta è un mestiere vero e proprio, e come tutti può comportare malattie professionali. In questo caso, il gesto tecnico e l’intensità dell’allenamento sono portati a una tale esasperazione che possono, a medio e specialmente lungo termine, avere conseguenze nefaste; conseguenze di cui l’atleta è in genere consapevole, ma che in genere decide di accettare, spesso sotto pressioni mediatiche o societarie, pur di ottenere risultati nell’immediato”. Un esempio classico è quello dei calciatori, che a 50-60 anni in molti casi si ritrovano con ginocchia e caviglie usurate, oppure dei pallavolisti (e soprattutto delle pallavoliste) nei quali i tendini delle ginocchia e le articolazioni delle spalle hanno un risentimento anche a distanza di anni dall’abbandono dell’attività agonistica.

 

Insomma, una cosa è certa: anche nello sport, il troppo stroppia. I danni possono derivare anche dallo sbagliare tipo di attività sportiva. Come scegliere, dunque, quella più adatta al proprio fisico e alle proprie esigenze? “Dare una regola generale è impossibile” risponde Danelon. “Così come non esiste un unico farmaco che vada bene per tutti, alla stessa posologia, non tutti gli sport sono uguali e adatti a chiunque. Per non fare errori, è importante, prima di iniziare, fare una visita medico-sportiva, in modo da valutare le eventuali controindicazioni e personalizzare l’attività in base alle proprie caratteristiche e alle proprie necessità”. Per esempio, chi vuole darsi al jogging, dovrebbe sempre verificare che non ci siano alterazioni dell’allineamento del piede, delle gambe o della schiena, che potrebbero essere aggravate dalla corsa, così come farebbe meglio a evitare bici da corsa o mountain bike chi ha problemi a livello cervicale. Allo stesso modo, chi ha posture sbagliate, la scoliosi o spalle in ipercifosi dovrebbe stare alla larga da attività impegnative per lo scheletro, in primis il body-building, per evitare di destabilizzare l’intera colonna vertebrale. Una volta stabilito quali sport non fare, si tratta poi di individuare quello più adatto (o quelli più adatti) al proprio stato e ai propri obiettivi. “Per una donna over 50 che voglia prevenire l’osteoporosi, per esempio, l’acqua-gym serve poco o niente; in questo caso è molto più utile un’attività in carico, come il cammino, in particolare quello veloce e sostenuto. Viceversa, per chi soffre di artrosi, l’esercizio fisico deve essere povero di carico – e dunque vietati sport come corsa e pesi  – e ricco di movimento; in questo caso, quindi, va benissimo la ginnastica in acqua” conclude Danelon.

 

Esami e controlli da fare prima di iniziare un’attività sportiva

L’esperto non ha dubbi: per chi si accinge a iniziare un’attività sportiva, specie se non ne ha mai fatta, o quasi, in passato, il primo passo è quello di fare una visita medica, meglio se da uno specialista in medicina dello sport. “Una visita medica accurata, già da sola, può fornire un bagaglio di informazioni notevole. Esami specifici possono essere utili in alcune situazioni, ma non in prima battuta, e vanno comunque decisi dallo specialista in base ai riscontri della visita e a esigenze particolari del soggetto” dice Danelon. La visita deve prevedere innanzitutto una valutazione dello stato dell’apparato locomotore, soprattutto della forza e flessibilità muscolare, della mobilità articolare, della postura e dell’appoggio plantare dei piedi, “tutti aspetti valutabili con la visita medica con pochissimi strumenti, senza dover far ricorso a particolari esami” spiega il medico specialista. È opportuno inoltre misurare la pressione arteriosa e visitare il torace per una valutazione iniziale della funzione del cuore e delle vie respiratorie. Inoltre, specie oltre i 40 anni, per chi voglia iniziare a praticare un’attività fisica regolare può essere consigliabile anche una valutazione dell’apparato cardiocircolatorio con un elettroardiogramma a riposo e sotto sforzo, per verificare che non vi siano disturbi o anomalie cardiache tali da controindicare un determinato sport. Oltre a questo, gli esami di base – esame delle urine e un esame del sangue di routine che comprenda innanzitutto l’emocromo, ma anche i test di funzionalità renale ed epatica, glicemia e colesterolo – non sono indispensabili, ma possono essere utili e dare informazioni in più per programmare al meglio il tipo di attività da svolgere. Sarà poi il medico sportivo a decidere se è il caso di prescrivere indagini più approfondite in base alle specifiche necessità.

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