Spesa a tutto GAS!

Spesa a km zero
Se il cibo è bio, naturalmente, la spesa non può essere da meno. La distribuzione ormai non si serve più solo dei supermercati tradizionali.
Anzi. Per mantenere la filiera corta e a chilometri zero, o quasi, si stanno diffondendo sempre di più le aziende biologiche che propongono un servizio di consegna a domicilio. Come Bioexpress, l’iniziativa di un gruppo di produttori dell’Alto Adige che ogni settimana spedisce una cassetta di frutta e verdura, rigorosamente bio, e, naturalmente, di stagione, a chi iscrive sul loro sito (www.bioexpress.it). Consegnano in Lombardia, Triveneto ed Emilia Romagna, già a più di 4mila famiglie.
Chi vive nel Nordovest (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) può rivolgersi alla Cooperativa agricola Cornale (www.cornale.it); a Roma ci sono Officinae Bio (www.officinaebio.it) e Zolle (www.zolle.it), nelle Marche, Ortovagando (www.ortovagando.it), a Milano, Oratie (www.ortaie.it). Ma sono solo alcuni esempi: ormai non si contano più i siti internet (c’è chi dice siano oltre cento) dove si può scegliere, comprare, e farsi spedire frutta e verdura bio, con la certezza non solo di ricevere prodotti freschi coltivati nel pieno rispetto dell’ambiente, ma evitando anche che facciano giri inutilmente lunghi per arrivare sulla nostra tavola. E, dunque, che inquinino peggio che se fossero stati trattati con i pesticidi.

L’ultimo nato, a ottobre 2010, è Greencommerce.it, il primo portale riservato esclusivamente ai prodotti eco e bio di aziende italiane, che possano vantare «un percorso concreto e documentabile di riduzione del proprio impatto ambientale». Consegna in tutta Italia e in altri 23 stati europea, e riesce comunque a garantire prodotti a chilometro zero: la distribuzione, in questo caso, avviene su base provinciale, unicamente entro un raggio costituito dalle province direttamente confinanti con quella in cui ha sede il produttore.

Gruppi di acquisto solidali (GAS)
È ovvio però che attività del genere, per essere davvero ecosostenibili, devono servire un certo numero di consumatori che risiedono nella stessa zona. Sarebbe stupido organizzare un trasporto per quattro pomodori e un paio di mele. Chi non vive nelle grandi città, dunque, o è single, per cui ha difficoltà a consumare o conservare grandi quantità di frutta e verdura, può cercare, magari con un paio di amici, il GAS (Gruppi di acquisto solidali) più vicino (www.retegas.org). Si tratta di gruppi di persone che si danno appuntamento almeno un paio di volte al mese per fare acquisti collettivi, badando soprattutto all’aspetto solidale. Ovvero che il produttore non sfrutti il lavoro nero, che non usi pesticidi e rispetti l’ambiente. Ci sono Gas di ogni tipo: quelli che decidono di mettersi assieme per comprare una mucca intera, allevata come si deve, e poi dividersela, altri che hanno individuato il panettiere fuori mano che sforna pane che sa veramente di pane e ogni settimana ne acquistano un quintale da spartire in 100 e più. C’è il GAS di Massa Carrara che ha scoperto che le arance non c’è bisogno di andare a prenderle in Sicilia o in Spagna, perché dalle loro parti le coltivano da secoli; c’è il GAS di condomino, con un volontario a turno che va a fare la spesa all’ortomercato per tutti, e ci sono i GAS con volumi di spesa annui di oltre 100mila euro. Insomma, se l’unione fa la forza, con i GAS la spesa diventa più giusta e più buona.

Supermarket ecologici
Anche chi non vuole rinunciare alla comodità del supermarket, comunque, può contribuire alla causa ecologica. Eliminare i sacchetti di plastica usa e getta in favore di borse di stoffa riutilizzabili, può essere un buon inizio. Ma bisogna anche stare attenti che i prodotti che si acquistano siano confezionati con materiali riciclabili, per esempio scegliere le bottiglie di vetro anziché quelle di plastica, packaging di carta o cartone invece del cellophane.
Chi abita dalle parti di viale Novara a Milano, poi, può addirittura esagerare. Da qualche mese, infatti, al numero 15 ha aperto un supermercato Simply SMA ultra ecologico. Scaffali, carrelli, gettoni, cestini della spesa, separatori dei banchi e cartelli promozionali sono stati realizzati con decine di migliaia di bottiglie riciclate, lo smalto delle piastrelle dei servizi è ricavato da neon esausti, i sacchetti sono realizzati con amido di patata, e moltissimi prodotti, dai detersivi ai cereali, dal latte alle caramelle, vengono venduti sfusi. Altri sono biologici ed equosolidali, e quelli aperti, invendibili ma ancora buoni vanno al Banco Alimentare. Non solo: all’interno del supermercato sono stati realizzati degli interventi tecnici per ridurre al minimo i consumi. Vetrate maggiorate e sensori per ottimizzare la luce naturale; illuminazione con tecnologia Led e recupero del calore della centrale frigorifera per riscaldare il punto vendita e l’acqua dei sanitari. Soluzioni grazie alle quali si ottiene un risparmio energetico del 16% e si evita l’emissione circa 1 milione di kg di CO2 all’a nno.
C’è poi il progetto “Detersivi self service”, ideato dall’Ente di ricerca ambientale Ecologos, che sta coinvolgendo piccoli punti vendita e grandi catene della distribuzione (Coop, Auchan, Crai) in tutta Italia. Sul sito www.detersivisfusi.it c’è la mappa completa dei negozi dove detergenti per piatti, ammorbidenti, detersivi per lana o per il bucato classico si acquistano sfusi. Basta comprare un flacone la prima volta e riutilizzarlo quelle successive. Sembra poco? A parte il risparmio, bisogna sapere che un flacone di plastica di 60 grammi per essere prodotto richiede il corrispettivo di energia di 25 lampadine da 100W accese contemporaneamente per un’ora e comporta l’emissione di CO2 prodotta dal consumo di un’auto di media cilindrata in un chilometro…

 

A cura di: Margherita Abbate Daga

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