Stress da tecnologia: come sopravvivere

C’è la manager in carriera che si destreggia tra il BlackBerry di lavoro («senza sarei morta!») e l’iPhone, che è molto più trendy («e poi ce l’hanno tutte le mie amiche…»). C’è la studentessa-blogger che, ogni due minuti due, controlla quanti follower si sono aggiunti al suo profilo su Twitter. C’è la trentenne metropolitana che appena si allontana dalla città per un weekend di relax (sì, come no) è in ansia da wi-fi, e si lancia alla disperata ricerca di una connessione libera, come se dall’essere o meno on-line dipendessero le sorti dell’universo. C’è quella che ti parla senza mai guardarti negli occhi, perché, naturalmente, sta controllando se il suo smartphone dà segni di vita. C’è quella hi-tech che proprio non può fare a meno di mostrarti le meraviglie delle ultime cinquanta app che ha appena scaricato, e quella che ha resistito fino all’u ltimo con un cellulare di vecchia generazione, quelli che servono solo a telefonare (le telefonate, do you remember?), ma poi si è arresa, ha comprato anche lei uno scintillante smartphone con tanto di custodia tempestata di Swarovski, e ora: ciao pep!

Insomma, la pandemia (esagerato?) ormai è inarrestabile. Se da un lato, come in effetti ci avevano promesso, questi oggettini seducenti e ipertecnologici dai quali non riusciamo più a staccarci ci permettono di gestire il lavoro anche a distanza, di essere perennemente in contatto con colleghi e amici, di trovare informazioni su qualsiasi cosa, sempre e ovunque (o quasi); dall’altro lato, qualche controindicazione c’è l’hanno. Gli esperti lo chiamano stress da social networking e da smartphone. E si tratta di una vera e propria ossessione che spinge a controllare continuamente il telefonino nella speranza di ricevere una e-mail, un messaggio o un aggiornamento di stato da Facebook, Twitter, Google+… Anche se si sa benissimo che rispetto all’ultima volta che si è controllato, circa trenta secondi prima, difficilmente potrà essere cambiato qualcosa.

Feng-Shui e dintorni
Un recente studio condotto dall’Università di Worcester, presentato in occasione della British Psychology Conference, ha provato a inquadrare meglio la patologia. Per farlo ha coinvolto 100 volontari, tutti studenti universitari o lavoratori nel settore pubblico e del commercio. E li ha sottoposti a un test per valutare il loro livello di stress. Un test facile facile, quasi banale: i ricercatori, infatti, hanno indotto delle vibrazioni fantasma ai partecipanti in modo da simulare una nuova notifica sul telefono. Indovinate un po’ dopo quanti nanosecondi dalla finta vibrazione hanno controllato i loro telefonini? Esatto.
La conclusione dei ricercatori è che lo smartphone aumenta lo stress di chi lo possiede, gettandolo in un vortice dal quale è sempre più difficile uscire, impedendogli di distinguere tra la propria vita personale e sociale e la vita virtuale.
Di più: il rischio è che il telefonino diventi un mezzo abituale per gestire tutte le relazioni in modo virtuale, e che il suo iperutilizzo per la gestione di relazioni ed emozioni si tramuti in vera e propria dipendenza. Un rischio che cresce esponenzialmente nei giovani, poiché gli anni di crescita e maturazione rappresentano proprio il momento di apprendimento e di esperienza delle dinamiche sociali e personali.
Naturalmente, come altre dipendenze, anche quella da telefonino si manifesta maggiormente in individui con bassa autostima, difficoltà sociali, ansia diffusa, eccessiva sensibilità, pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi. Ma, almeno in minima parte, quasi nessuno è escluso. Se per esempio le vostre notti non sono più serene come una volta, la colpa potrebbe essere proprio della tecnologia. Una ricerca condotta dal National Sleep Foundiation ha scoperto che il 43% della popolazione adulta americana non ha una notte di sonno decente durante la settimana lavorativa. La causa? Il 95% delle persone intervistate ammette di utilizzare computer, videogame, smartphone e di guardare la televisione nell’ultima ora della giornata, appena prima di coricarsi. E, come ci spiegano gli esperti, essere immersi nella luce di monitor o schermi sopprime il rilascio di melatonina, responsabile del ciclo sonno-sveglia, causando disturbi al sonno.
C’è anche un ultimo aspetto deleterio. E non dipende da particolari ossessioni personali, ma dal fatto di poter essere raggiunti e controllati sempre e comunque. Un sondaggio effettuato in Germania per Bitkom (ma crediamo che la situazione non sia molto diversa in Italia) ha evidenziato come il 71% dei dipendenti in ferie sia costretto a rispondere a chiamate di servizio: il 68% è raggiungibile per telefono, il 43% via e-mail. Una seccatura da cui è ormai è difficilissimo sfuggire. Soprattutto per il gentil sesso: in Germania, infatti, tre quarti delle donne sono contattabili durante le festività, mentre sono reperibili solo i due terzi degli uomini.
Non tutto è perduto, però. Alla Volkswagen, per esempio, qualcosa è cambiato. È stato infatti stipulato un accordo aziendale in base al quale i 1.100 collaboratori forniti di un BlackBerry aziendale possono spegnere l’apparecchio mezz’ora dopo aver concluso il lavoro e accenderlo 30 minuti prima di riprenderlo.
Per concludere:gli smartphone ci hanno davvero migliorato la vita? Non sarebbe forse meglio staccarsi ogni tanto dalla propria vita virtuale e spegnere il telefono almeno per qualche ora ogni giorno? Vabbè, voi intanto cercate la risposta, che noi dobbiamo controllare cosa succede su Twitter.

A cura di: Margherita Abbate Daga

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