Acido folico e DHA: accoppiata vincente in gravidanza

Un approccio integrato
Si tratta di uno dei pochi casi in cui alcuni integratori vengono consigliati di default, e addirittura in anticipo sulle circostanze che determinano l’effettivo aumento del fabbisogno: quando una donna programma una gravidanza – ma secondo alcuni ginecologi, addirittura quando è in fase riproduttiva e non adotta misure anticoncezionali – è importante che aumenti in modo mirato l’apporto di alcune sostanze determinanti per il corretto sviluppo dell’e mbrione, fin dal momento del suo concepimento. Naturalmente un’alimentazione corretta e uno stile di vita sano sono la prima regola per le future mamme, ma questo può non essere sufficiente. Infatti anche una dieta varia oggi difficilmente garantisce l’equilibrato “rifornimento” di alcuni nutrienti che risultano decisivi proprio nelle primissime fasi della gravidanza quando, spesso, la donna non sa ancora di essere incinta.

È il caso dell’acido folico (o vitamina B9), di cui da diversi decenni è stata dimostrata l’azione preventiva fondamentale nei confronti di gravi malformazioni a carico dell’embrione. Già nel 1991, l’inglese Medical Research Council pubblicava su The Lancet uno studio da cui emergeva la riduzione significativa del rischio di difetti a carico del tubo neurale, nel caso di una supplementazione di acido folico sia nelle fasi precoci della gravidanza che in quelle immediatamente precedenti. Questo perché la vitamina B9 svolge un ruolo insostituibile nella riproduzione cellulare, e l’accrescimento dei tessuti embrionali è ovviamente molto rapido. Ma anche per altre sostanze, a cominciare dal DHA (un acido grasso omega 3 polinsaturo), si rendono spesso necessarie delle supplementazioni: per ridurre tra l’altro i rischi di parto pre-termine e garantire un corretto sviluppo cerebrale. Questo vale a maggior ragione quando la madre segue regimi che escludono alcune categorie di alimenti (una dieta vegetariana per esempio) ma come vedremo non dipende in maniera esclusiva dallo stile di vita. È importante però sottolineare come gli integratori in gravidanza vadano assunti sempre su indicazione e sotto controllo del medico, e assumendo possibilmente prodotti concepiti per questa particolare condizione. Così da garantire un apporto equilibrato, evitando nello stesso tempo possibili accumuli di vitamine e altre sostanze che possono nuocere sia alla madre che al bambino.

L’importanza dell’Acido Folico e le conseguenze di una sua carenza in gravidanza sono state, come si diceva, dimostrate scientificamente già un paio di decenni fa. La supplementazione di folato già in fase pre-concezionale riduce di circa il 70% i rischi di difetti del tubo neurale, e del 20% quelli di altre importanti malformazioni. È utile però fare qualche passo indietro. Il folato, o vitamina B9, non viene prodotto dall’organismo e deve quindi essere assunto con il cibo. Sono ricchi di acido folico i cereali integrali, le verdure a foglia verde (broccoli, spinaci, lattuga, asparagi) i legumi e frutti come arance, kiwi e fragole. D’altra parte, la cottura distrugge buona parte delle vitamine, compresa questa.
Se poi in condizioni normali il fabbisogno quotidiano di acido folico è di circa 0,2 mg, in gravidanza la richiesta dell’organismo raddoppia a 0,4 mg per il super-lavoro cellulare richiesto dal feto in accrescimento.
La B9 è infatti fondamentale per la sintesi del Dna e delle proteine, e per la formazione dell’emoglobina. In caso di gravidanza, il ruolo dell’acido folico diventa poi decisivo nella prevenzione dei cosiddetti DTN, o disturbi del tubo neurale. Ovvero di quella parte del feto che dà origine alla scatola cranica, al cervello e alla spina dorsale, e che si chiude entro il 30mo giorno dal concepimento. Quando il tubo neurale non si chiude correttamente si hanno gravi malformazioni come la spina bifida e l’anencefalia. Ecco perché l’assunzione di integratori di acido folico è raccomandata dalle linee guida nazionali e internazionali per una corretta alimentazione in gravidanza. Bisogna poi aggiungere che altre ricerche hanno messo in evidenza meriti ulteriori di un’integrazione di questa vitamina. Avrebbe cioè anche un’azione preventiva sull’incidenza dei parti prematuri, e addirittura (come riporta uno studio dell’Istituto di Sanità Pubblica di Oslo, in Norvegia) sarebbe associata a una minore probabilità di ritardi nello sviluppo del linguaggio intorno ai 3 anni del bambino.

Tutti i pregi del DHA
Il suo nome completo è acido docosoesanoico, ed è un acido grasso omega-3 polinsaturo a catena lunga. È un componente essenziale delle membrane, e in particolare del cervello e delle guaine che rivestono e proteggono il sistema nervoso, e il suo effetto protettivo in gravidanza è sinergico a quello dell’acido folico. Anche il DHA ricopre infatti un ruolo importantissimo sotto diversi aspetti, tra cui lo sviluppo embrionale del feto, la sua maturazione cerebrale, la funzionalità cardiaca e il corretto sviluppo del sistema nervoso e delle capacità visive. Altri suoi effetti riconosciuti sono un aumento del peso del bambino alla nascita e una riduzione dell’incidenza di parti pre-termine. Viceversa la sua carenza è associata a complicanze neurologiche e visive del neonato, e a un conseguente deficit psico-motorio.
È insomma molto importante che questo acido grasso sia presente in maniera adeguata nell’organismo, per tutto il periodo della gestazione e poi ancora durante l’allattamento. Dato che la principale fonte alimentare del DHA è l’olio di pesce, teoricamente sarebbe una buona regola mangiare almeno due porzioni di pesce azzurro alla settimana. Ma va anche detto che in molti casi non è possibile coprire questo fabbisogno solo attraverso l’alimentazione. Anche perché, proprio in queste fasi delicate, molti esperti consigliano di non mangiare pesce con frequenza eccessiva per limitare il possibile accumulo di sostanze tossiche come il mercurio, purtroppo ormai presenti in tutti i mari. Inoltre, una carenza di DHA è spesso molto evidente nel caso di diete vegetariane. In tutti questi casi, data l’importanza di un apporto adeguato di DHA fin dalle prime settimane dal concepimento, gli integratori possono offrire la necessaria alternativa.
 

A cura di: Paola Fantaguzzi

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