Babbo Natale, esiste davvero?

 

Una magica bugia ci accompagna da bambini: l’esistenza di Babbo Natale. Ma quando è il momento giusto per svelare la verità? E come gestire la situazione? Troviamo risposta tra le pagine della prestigiosa rivista The Lancet Psychiatry.

 

Babbo Natale: una bugia a fin di bene

Mentire ai propri figli non è mai una scelta saggia: il rischio è che i bambini perdano la fiducia nei confronti dei genitori, soprattutto nei casi in cui il rapporto tra genitori e figli è già delicato o critico.

Ma questo discorso vale anche per le bugie a fin di bene, le cosiddette bugie bianche?

Kathy McKay sulle pagine di The Lancet Psychiatry spiega: “L’omertà può essere «pericolosa», perché i bambini potrebbero non fidarsi più dell’adulto quando poi, inevitabilmente, scopriranno che i genitori hanno mentito.”
Dunque, raccontare la verità sulla favola di Babbo Natale può essere una dura prova di fiducia dei figli nei confronti dei genitori, ma la maggior parte delle ricerche mostra che il trauma della scoperta, se c’è, è breve.
Insomma, non basta una magica bugia a mettere in discussione mamma e papà, ma per rendere meno traumatica la verità, è bello che la magia del Natale continui grazie a piccoli riti familiari che si possono ancora mantenere, come i doni che compaiono sotto l’albero la mattina di Natale.

 

L’età giusta per scoprire la verità

L’85% dei bambini di sei anni crede ancora a Babbo Natale, ma già dai sette anni (alcune volte anche prima) cominciano a presentarsi i primi dubbi: i sospetti nascono soprattutto tra i banchi di scuola, quando qualche compagno con fratelli più grandi svela la magia. Spesso, quindi, i bambini scoprono da soli la verità, per questo non è consigliabile che siano i genitori i primi a dirgliela.

Secondo il pediatra Italo Farnetani, “finché i bambini credono in modo assoluto a Babbo Natale, mamma e papà dovranno coltivare la cosa. Ai primi dubbi, i genitori dovranno sostenere sì l’esistenza di Babbo Natale, ma senza insistere troppo, rispondendo ai dubbi che il bambino si pone senza portare eccessive giustificazioni o prove sulla sua esistenza. In tal modo, se e quando dopo qualche tempo, e magari dopo averne parlato con gli amichetti, i figli concluderanno che Babbo Natale non esiste, i genitori non avranno investito troppo della loro credibilità su un argomento destinato a risultare un insuccesso, ma nello stesso tempo non avranno contribuito ad abbattere troppo rapidamente una favola, alla quale anche i grandi vorrebbero credere”.

Al presentarsi dei primi sospetti, potrebbe essere conveniente optare per le mezze verità: per rispondere alle domande che inevitabilmente sorgeranno, spiegate che Babbo Natale si fa aiutare dai genitori nel difficile compiti di consegnare i regali a tutti i bambini, per esempio lasciando a mamma e papà i doni da impacchettare.

Se invece i bambini non si ponessero dubbi e continuassero a credere a Babbo Natale anche in età più avanzata – indicativamente dai nove anni in su – quando rischierebbero di essere derisi dagli amici, è consigliabile spiegare ai propri figli la situazione, con la dovuta delicatezza. Per esempio, chiedendo di non rivelare la verità a chi ancora crede a Babbo Natale: in questo modo, saranno parte di un “segreto dei grandi”, che custodiranno con onore, soprattutto se la magia in casa continua per la presenza di fratelli più piccoli.

 

Insomma, non esistono regole precise, ma in fondo anche i grandi credono alla magia delle feste, perché tutti abbiamo bisogno di tornare un po’ bambini, almeno a Natale.

 

Reference

Boyle C., McKay K – A wonderful lieVolume 3, issue 12, p1110-1111, december 01, 2016

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