Balbuzie: quando il discorso “si inceppa”

Se non affrontata la balbuzie può portare all’autoisolamento e alla solitudine. Un problema sottovalutato per oltre 1 milione di italiani. «Sensibilizzare sulla balbuzie – spiega Valentina Letorio, neuropsicologa – non è da intendersi solo in termini di far conoscere meglio questo disturbo, riducendone il profondo impatto sociale, ma anche promuovere una maggiore comprensione di questo fenomeno e delle sue cause; ed è questo l’obiettivo della Giornata Internazionale per la Sensibilizzazione alla Balbuzie, che ogni anno si celebra il 22 ottobre.

 

Balbuzie: quando il discorso “si inceppa” - EsseredonnaonlineQualche anno fa, l’uscita del film “Il discorso del re” ha reso la balbuzie un argomento “attuale”. Se ne è parlato e scritto. Ma spesso non si ha, nonostante il successo di quella pellicola, un’esatta percezione di quanto questo disturbo sia diffuso, e che caratteristiche abbia. A livello mondiale, la balbuzie riguarda tra l’1 e il 2% della popolazione (è quello che si chiama il tasso di prevalenza), ma si calcola che la percentuale raggiunga addirittura l’8,5 se si considerano le persone che ne hanno sofferto in qualche misura in una fase della loro vita (tasso di incidenza). Questo perché nella maggior parte dei casi (80%) la balbuzie regredisce spontaneamente, entro due anni dalla sua comparsa. Anche altri dati possono essere utili per dare contorni più precisi al fenomeno. Per esempio il fatto che la balbuzie compaia prevalentemente tra i 3 e i 6 anni (nel 75% dei casi prima dei 4) ed è più frequente nei maschi con un rapporto di circa 3 a 1. Ancora: la possibilità che un bambino inizi a balbettare tra i 2 e i 4 anni (cioè quando le capacità cognitive e linguistiche sono nella fase di massimo sviluppo) aumentano da 3 a 5 volte se uno dei genitori ne soffre o ne ha sofferto durante l’infanzia.

 

La balbuzie: che cos’è?

Entrando poi nel dettaglio di cosa sia esattamente questo disturbo, citiamo prima di tutto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che così lo definisce: “La balbuzie è un disordine nel ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione cosa vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà”. Se questo è il dato di fatto, resta però da fare chiarezza su quali siano i meccanismi all’origine di tutto. Qui le certezze diventano però meno, perché non vi è allo stato una risposta univoca su cosa esattamente inneschi la balbuzie.

 

I fattori che predispongono alla balbuzie

D’altra parte, quello che ormai è appurato è che si intrecciano elementi predisponenti con altri fattori di carattere diverso: psicologico, ambientale, linguistico. In pratica, interagiscono aspetti legati all’acquisizione dell’eloquio, alla capacità di controllo del sistema motorio di produzione del linguaggio, oltre a svariate componenti della personalità e dell’ambiente sociale in cui vive il bambino. Entrano poi in gioco l’ereditarietà e alcune situazioni stressanti come la nascita di un fratellino, un lutto, una separazione o l’inserimento nel contesto scolastico. Variabili che innescano cioè nel piccolo degli stati ansiosi, ma che non possono essere considerate da sole le cause del problema.

Il dottor Claudio Zmarich – Primo Ricercatore all’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR – ha scritto in un articolo pubblicato proprio sull’almanacco del CNR: “Di solito si è portati a credere che la balbuzie sia causata da un disagio psicologico, innescato da eventi traumatici e/o da ambienti educativi inadeguati che hanno segnato indelebilmente la personalità del soggetto. […] Interpretando così la balbuzie alla luce della nostra esperienza ci sfugge però quel carattere di involontarietà che differenzia radicalmente i nostri errori linguistici dalle ripetizioni e dai prolungamenti (le cosiddette disfluenze) che caratterizzano il parlato del balbuziente: infatti, anche quando egli sa esattamente cosa vuole dire, semplicemente non è in grado di dirlo, perché ha perso il controllo dei suoi articolatori”. Ecco quindi, nelle parole di questo studioso (Zmarich è fonetista esperto di balbuzie e sviluppo fonetico e fonologico), che si delineano con maggior precisione diversi aspetti del problema.

 

Che cos’è la disfluenza

Prima di tutto, è necessario chiarire in cosa consista il concetto di disfluenza. Se per fluenza si intende lo scorrere naturale del linguaggio, senza intoppi e difficoltà, la disfluenza è invece il manifestarsi di blocchi, frammentazioni e interruzioni che ostacolano l’espressione delle parole, o lo sviluppo di un discorso articolato. Un certo grado di disfluenza è normale e si manifesta, per esempio, con l’inserimento di brevi termini o suoni all’interno della frase (il ripetersi di “ehm” è l’esempio più immediato). Molto spesso capita ai bambini nelle fasi di acquisizione del linguaggio, quando frammentano o prolungano alcune sillabe. Ma si tratta in questi casi di fenomeni abbastanza tipici che svaniscono con il progredire dello sviluppo e con l’acquisizione di certezze da parte del piccolo. In assoluto, inoltre, si parla di balbuzie quando le disfluenze riguardano più del 10% delle parole, e quando il soggetto inizia a instaurare le cosiddette “condotte di evitamento” e ad avere reazioni fisiche e psicologiche legate al fatto stesso di balbettare (dalle tensioni dei muscoli del corpo ai sentimenti di paura, vergogna, senso di colpa, frustrazione). Spiega sempre il dottor Zmarich nel suo intervento già citato: “I problemi psicologici, quando presenti, si instaurano di conseguenza come reazione e/o adattamento a una lunga serie di fallimenti comunicativi”.

 

La diagnosi

La diagnosi tempestiva di balbuzie, che nell’88% dei casi, regredisce in modo spontaneo entro i 6 anni, è spesso difficile.
“La balbuzie – afferma Rinaldo Missaglia, pediatra e segretario nazionale SiMPeF, Sindacato Medici Pediatri di Famiglia – non viene spesso percepita dai genitori come problema che possa essere portato all’attenzione del pediatra. Il pediatra di famiglia ha gli strumenti per far emergere questo problema e per intraprendere l’iter di approfondimento diagnostico e terapeutico. Si tratta delle cosiddette visite ad età filtro ricomprese nel programma “progetto salute infanzia”, caposaldo del sistema dell’assistenza pediatrica territoriale. Ad oggi, purtroppo esiste un vuoto assistenziale per questo disturbo. Davanti a un bambino che balbetta, il nostro primo riferimento è la neuropsichiatria infantile e la logopedia. Una prima difficoltà assistenziale sono le lunghe liste d’attesa per l’accesso agli specialisti sia per un approfondimento diagnostico sia per il successivo intervento terapeutico. Perché la figura del pediatra di famiglia possa diventare un importante punto di riferimento anche per questo disturbo, è necessario che i pediatri stessi siano aggiornati e sensibilizzati su questo disturbo e sul modo in cui possa essere affrontato.”

 

Come è meglio comportarsi con il bambino che balbetta

L’atteggiamento che l’ambiente in cui vive il bambino assume di fronte alla balbuzie è determinante nella risoluzione del disturbo (o viceversa nel suo consolidarsi). È consigliabile un’osservazione attenta del fenomeno al suo primo manifestarsi, sia da parte dei genitori che di uno specialista. Prestare attenzione – sia quantitativa che qualitativa – a un disordine di questo tipo, aiuta a individuare presto l’eventuale balbuzie non transitoria o non “funzionale”. E permette quindi di instaurare sia modalità di relazione facilitanti, sia un supporto mirato qualora ve ne fosse bisogno. In generale, comunque, è importante che il clima attorno al piccolo rimanga sereno e rassicurante. Che ci si rivolga a lui parlando con chiarezza e lentamente, senza sottoporlo a stimoli eccessivi, interruzioni, prese in giro (nemmeno bonarie) o esortazioni che provocherebbero in lui vissuti di inadeguatezza.

 

I diversi metodi per curare la balbuzie in età successive

La mancanza di consenso unanime sulle cause, unita alla complessità di sintomi con cui si manifesta la balbuzie, ha portato allo sviluppo di vari metodi e percorsi per contrastarla. Nel panorama italiano, ci sono due principali scuole di pensiero: la prima vede la balbuzie come conseguenza di un trauma infantile o di uno stato emotivo alterato e la prassi riabilitativa mira quindi a scandagliare i vissuti emotivi legati a un trauma; la seconda, invece, tenta di superare i blocchi tipici della balbuzie attraverso tecniche compensative e sostitutive basate sul principio del canto.

 

 

La testimonianza di Giovanni Muscarà

«Quale ex balbuziente – racconta Giovanni Muscarà, fondatore del Vivavoce Institute – ho provato in prima persona i metodi e i corsi più vari per cercare di sconfiggere la balbuzie. Tutti i tentativi che ho intrapreso sono stati inutili fino a quando, con l’aiuto di neurologi, neuropsicologi e fisioterapisti, non ho sviluppato un nuovo metodo, il Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering (MRM-S), che non si limita a insegnare i modi per evitare la balbuzie o ad affrontare il problema solo da un punto di vista psicologico ed emotivo, ma che prevede un lavoro di rieducazione della persona per riprendere il controllo del singolo movimento necessario a produrre un suono e gestire il linguaggio in un contesto di ansia e stress. La rieducazione della balbuzie, perché sia efficace deve prevedere un approccio multidisciplinare che tiene conto di tutte le variabili che entrano in gioco».

 

Come funziona il Muscarà Rehabilitation Method for Stuttering (MRM-S)

Il metodo MRM-S è un metodo comportamentale (perché cambia il comportamento nell’eloquio) che si fonda sul principio del motor learning, ossia sul cambiamento permanente di un comportamento attraverso la pratica e l’esperienza. In particolare, la corretta coordinazione tra schemi respiratori, fonatori e articolatori permette di riprendere il controllo dei propri movimenti e di conseguenza della propria voce. Una volta che questi schemi motori vengono appresi, si interviene sull’aspetto più emotivo e comportamentale, identificando le situazioni quotidiane vissute come stressanti dalla persona e allenando l’efficacia del nuovo schema motorio appreso in tali situazioni.

«Il metodo MRM-S – spiega Pasquale Anthony della Rosa, neuroscienziato, che collabora con l’Unità di Neuroradiologia Pediatrica dell’Ospedale San Raffaele – è l’unico metodo per la balbuzie in Italia ad essere sottoposto a validazione scientifica per valutarne oggettivamente l’effetto sui meccanismi di controllo del linguaggio, il cui malfunzionamento sarebbe proprio alla base della balbuzie.

 

La validazione scientifica del metodo MRM-S

Lo studio di validazione scientifica si è articolato in tre diverse fasi, di cui l’ultima è appena stata completata, valutando gli effetti del MRM-S su molteplici componenti del linguaggio: attenzione, controllo cognitivo, monitoraggio, fonoarticolazione e comportamento. La produzione del linguaggio, così come ogni azione, è il prodotto di un meccanismo, cioè di un processo cognitivo, frutto dell’interazione di due sistemi: il primo si occupa della programmazione e dell’esecuzione dell’atto, il secondo controlla, monitora, la correttezza di tale esecuzione. In caso di disequilibrio tra i due sistemi, l’azione stessa non sarà efficace. Questi studi dimostrano come in chi balbetta la componente legata al controllo (monitoring) sia caratterizzata da un eccessivo livello di attività, compromettendo la corretta esecuzione dello stesso atto linguistico, che diventa quindi dis-fluente.  

Il metodo MRM-S, oltre ad agire sulla componente puramente linguistica (fluenza verbale), interviene anche su questo disequilibrio cognitivo, migliorando la performance sia dell’attività di programmazione ed esecuzione, sia di quella di controllo. Complessivamente, i risultati del progetto di validazione scientifica del metodo MRM-S introducono una nuova prospettiva sulla balbuzie, più ampia rispetto a quelle tradizionali che la inquadrano come un problema esclusivamente legato alle sue manifestazioni di tipo psicologico o puramente linguistico.

Questo ampliamento di prospettiva porta a guardare alla balbuzie come un fenomeno cognitivo complesso, la cui soluzione necessita pertanto di un lavoro sulla persona nella sua interezza». I risultati dei primi due step del progetto sono già stati presentati in occasione dell’International Conference on Speech and Hearing Sciences a Venezia, nel novembre 2016 e all’International Conference for Cognitive Neuroscience (ICON) di Amsterdam, nell’agosto del 2017. Il terzo step è stato sottomesso al Budapest CEU Conference on Cognitive Development che si terrà dal 3 al 5 Gennaio 2019.

 

La balbuzie nell’adolescenza

Sconfiggere la balbuzie negli under 18, che in Italia sono oltre 150.000, rappresenta la possibilità di limitare l’impatto sociale che ha sui giovani ma che si può ripercuotere nell’età adulta.

«Nell’adolescenza – conclude Gabriella Pozzobon, presidente SIMA, Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza – in cui molti cambiamenti coinvolgono sia il fisico che la psiche dei ragazzi in una sfida non semplice alla ricerca della propria identità, la presenza della balbuzie può minare il già fragile equilibrio psicologico, generando precarietà e insicurezza. La difficoltà di eloquio espone facilmente il ragazzo o la ragazza ad essere vittima di bullismo, spingendolo/a spesso a evitare l’espressione verbale e al ritiro sociale, come forma di difesa dall’ansia generata da situazioni avverse, con conseguente riduzione di autostima e, nei casi più gravi, compromissione della costruzione del sé. È questo il motivo per cui in questa età si registra un aumento del numero di richieste di aiuto e una forte e consapevole motivazione, a cui spetta a noi sanitari fornire risposte adeguate e pertinenti».

 

 

 

References

 

Considerazioni sulla balbuzie. Articolo redatto dal Dott. Claudio Zmarich – Primo Ricercatore all’ISTC-CNR, fonetista esperto di balbuzie e sviluppo fonetico e fonologico, nostro socio – pubblicato sull’Almanacco del CNR.

– Comunicato stampa Giornata Mondiale della Balbuzie, 22 ottobre. Hcc Consulting, ottobre 2018

Vivavoce Institute – Centro cura balbuzie

 

 

 

 

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