Bimbi vegani, si può?

Bimbi vegani, si può?La questione è più che mai attuale, alimentata dai fatti di cronaca e da un dibattito sulla continua crescita numerica della popolazione che, anche in Italia, sceglie una dieta vegetariana o vegana. È lecito far adottare questo regime alimentare anche ai bambini? Cioè a una categoria con particolari esigenze di crescita, la cui salute rischia di risentire di una non bilanciata introduzione di elementi nutritivi? La risposta, in base ai più attuali orientamenti, è articolata e richiede alcune premesse. Ma prima ancora, per inquadrare la situazione, è utile partire da alcuni dati.
Un mondo sempre più green. Ogni anno aumenta la fetta di popolazione che sceglie la via vegetariana (senza carne e pesce) e, in minor misura, quella vegana (che esclude cioè ogni tipo di proteina animale, ivi comprese quelle del latte, del formaggio, delle uova). Lo conferma il Rapporto Italia 2016 di Eurispes, e se si considera che già nel 2015 circa l’8% dei nostri connazionali si professava “veggie” (e più o meno l’1% affermava invece di aderire al “vegan style”) il dato porta il nostro Paese ai primi posti europei su questo fronte di scelta. Preceduto giusto dalla Svezia con il 10% di vegetariani. Alla spinta ha contribuito senz’altro la presa di posizione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale Sanità, sulla correlazione tra l’aumento di alcune tipologie di tumore e il consumo di carne rossa, insaccati e prodotti di carne lavorata.
Bambini, non piccoli adulti. Il punto centrale, tuttavia, è che il passaggio a un regime alimentare restrittivo non può essere applicato ai bambini con la stessa disinvoltura con cui spesso lo affrontano i loro genitori. Perché se squilibri e carenze danneggiano l’organismo a ogni età, in fase di crescita e sviluppo il pericolo è che portino rapidamente a problemi seri e compromettenti, che emergono nella loro evidenza quando già i deficit sono notevoli. La dieta quindi non può essere minimamente improvvisata, ma richiede studio ed estrema attenzione, così da permettere al piccolo di introdurre nell’organismo tutti i nutrienti di cui necessita. Si chiama bilanciamento, ed è condizione imprescindibile per una crescita adeguata e una tutela della salute. Perché il rischio che le cose vadano diversamente è dietro l’angolo (della cucina), e purtroppo anche recentemente i giornali si sono dovuti occupare dei casi drammatici di bambini molto piccoli ricoverati in gravi condizioni di salute, a causa del ristrettissimo regime seguito dai genitori e imposto anche a loro.
Cosa si rischia. A distanza di una manciata di giorni, per esempio, la scorsa estate sono finiti d’urgenza al Gaslini di Genova e al Fatebenefratelli di Milano (ma in precedenza episodi analoghi si erano verificati a Firenze e Belluno) due bambini piccoli in stato di malnutrizione avanzata. L’eliminazione delle proteine di origine animale non era infatti stata affiancata da integrazioni di alcun tipo, né sottoposta alla consulenza di un medico. La vicenda di questi bambini è emblematica delle conseguenze a cui può condurre un approccio superficiale alle scelte alimentari. La bimba di Genova presentava, a 2 anni, un peso sensibilmente inferiore alla media, un rallentamento motorio e una scarsa reattività. Gli esami hanno poi evidenziato livelli di emoglobina quasi inesistenti, tali da esporla a seri rischi di tipo neurologico e muscolare (a questo proposito, non bisogna dimenticare che anche il cuore è un muscolo) soprattutto perché associati a carenze di vitamine tra cui la fondamentale B12. La vicenda colpisce ancora di più se si considera che non si era in presenza di una situazione di disagio sociale, incuria o maltrattamenti: come è emerso in seguito, i genitori erano sinceramente convinti di occuparsi in modo adeguato della nutrizione e della crescita della figlia. Un caso ancora più eclatante è diventato, nelle stesse settimane, quello del piccolo vegano milanese – per il quale è dovuta intervenire la magistratura poiché, viceversa, padre e madre si rifiutavano di collaborare con i medici. Arrivato in ospedale con i nonni per un controllo, è stato trovato in condizioni fisiche oltremodo precarie: a oltre un anno presentava un peso assimilabile a quello di un neonato di circa 3 mesi (il bimbo soffriva anche di una grave cardiopatia su cui non si era intervenuti chirurgicamente) e con livelli di calcio che sono stati definiti dalla magistratura “ai limiti della sopravvivenza”.
Togliere, a patto di integrare. Senza addentrarsi ulteriormente nei casi specifici, quello che bisogna sottolineare è che qualunque scelta radicale che riguardi l’alimentazione di un bambino dalla fase dello svezzamento in poi, deve essere accompagnata da integrazioni che compensino i nutrienti che l’organismo non riceve. A cominciare dal calcio, dal ferro e dalle vitamine. Vanno in questa direzione con le loro indicazioni anche l’Academy of Nutrition and Dietetics e l’American Academy of Pediatrics (AAP), che già un articolo dello scorso anno – pubblicato su www.eatright.org – avevano dato il loro benestare alle diete vegetariane e vegane nei bambini, purché pianificate e articolate in modo da prevenire ogni pericolo.
La lista dei “sorvegliati speciali” dovrebbe in particolare comprendere:

  • Vitamina B12: presente – oltre che nella carne – in uova e latticini. Quindi a disposizione anche di un bambino sottoposto a dieta vegetariana. Viceversa, il piccolo alimentato secondo i principi vegani dovrà cercare questa vitamina in specifici integratori, o in alimenti come il latte di soia e i cereali.
  • Vitamina D: va integrata dalla nascita quando i bambini sono allattati al seno, a maggior ragione se la madre si alimenta senza proteine animali.
  • Calcio: chi segue una dieta vegetariana può facilmente procacciarselo attraverso i latticini e le verdure a foglia verde, come gli spinaci. Un vegano dovrà affiancare alle verdure degli alimenti arricchiti: dalle bevande di soia e riso, all’avena.
  • Ferro: ancora una volta protagoniste le verdure, i legumi e i cereali, oltre naturalmente alle proteine di origine animale consentite ai vegetariani.
  • Proteine: le uova e i latticini ne forniscono di molto importanti. Nel caso in cui non vengano assunte queste categorie di alimenti, si dovrà supplire tra l’altro, con legumi, cereali, e nuovamente latte di soia.

Quella di crescere un bambino seguendo un stile alimentare green non è, insomma, una scelta non percorribile. Ma è senza dubbio una decisione da ponderare con cura e da accompagnare con attenzione – e regolari controlli medici – lungo tutto il percorso di crescita del bambino.

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