Come coltivare "rose nell'insalata"

Non hanno ancora due anni è sono già capaci di trasformare una molletta per stendere i panni in un coccodrillo con le fauci spalancate, o di giocare alla mappa del tesoro con una macchia di caffè sulla tovaglia. Nei bambini la creatività fa parte per così dire delle dotazioni di serie, viene fornita insieme alla fantasia e al senso di stupore. Questo non significa, però, che sia un’attitudine che continua a svilupparsi in automatico, senza che ci sia bisogno di dedicarle attenzioni.

È un po’ come se fosse un seme messo nel terreno: se non riceve abbastanza sole, acqua e nutrimento, la pianta non crescerà mai come dovrebbe. Nel suo libro Grammatica della fantasia Gianni Rodari – autore tra i più geniali della cosiddetta letteratura per l’infanzia – spiegava che la mente è una sola, ma la sua creatività va coltivata in tutte le direzioni. Ovvero va stimolata, assecondata, lasciata libera di esplorare tutte le possibilità, senza preclusioni. E quindi, per parlare di attività concrete: disegno, manipolazione, musica, teatro, scultura, invenzione di fiabe, lettura, collage e così via. Perché un bambino creativo è un bambino che riesce ad avere diversi approcci nei confronti di quello che lo circonda, che sa esprimere le proprie emozioni, che ha imparato che è bello “fare da solo”.
 

Il percorso più del risultato

La premessa è infatti che non si tratta di crescere necessariamente futuri artisti, o di ottenere manufatti graziosi da esporre in salotto. Anzi, lo spirito artistico dei più piccoli deve essere valorizzato in quanto tale, svincolato dalla necessità di aderire a modelli prestabiliti: non importa insomma che un acquerello o una figura di cera siano belli o fatti bene, importa invece che siano realizzati in modo autonomo, spontaneo, senza condizionamenti. Bruno Munari, artista e designer che alla creatività infantile ha consacrato buona parte della sua attività, ripeteva che “non è importante l’oggetto finito, ma il percorso che il bambino fa per arrivarci”. E questo sia che il piccolo stia infilando delle perline, sia che ritagli un pezzo di carta, costruisca un burattino con una vecchia calza o usi un pezzo di verdura come tampone per le tempere (un libro culto di Munari si intitola proprio Rose nell’insalata, e mostra come ottenere sorprendenti figure di fiore da un cespo di lattuga). L’obiettivo insomma è permettergli di sperimentare la propria capacità creatrice, sviluppando attraverso il gioco competenze che gli serviranno in tutti gli ambiti della vita, esattamente come quelle logiche, linguistiche, matematiche.


Di cosa si nutre la creatività

Naturalmente è fondamentale il ruolo della famiglia, degli insegnanti, degli adulti in generale. È ancora il discorso del seme e del nutrimento: genitori e nonni spesso spendono tempo e cifre esorbitanti alla ricerca del Giocattolo Perfetto, che deve fare felice il piccolo ed essere moderno, divertente, educativo. Spesso però si finisce per comprare regali con requisiti in eccesso: oggetti superaccessoriati di fronte ai quali il bambino è poco più di uno spettatore. Al contrario, il gioco che stimola davvero la creatività e nutre la crescita intellettuale è quello in cui il margine dell’invenzione può essere spostato sempre più in là, in cui si possono cambiare e completare le cose senza che qualcuno l’abbia già fatto in partenza. Il discorso deve valere per tutte le attività che coinvolgono il bimbo, in un percorso modulato sui suoi ritmi.
 

Giochi creativi per ogni età
Nel saggio Il piccolo artista (Red edizioni) Sally Warner dà una serie di suggerimenti per organizzare facilmente giochi e attività figurative domestiche.
Tra i 3 e i 6 anni, quando dagli scarabocchi si passa ai primi simboli, ecco i timbri di spugna, la pittura con le dita, i collage, gli impasti, i burattini, le sculture di fogli di alluminio. È importantissimo incoraggiare il bimbo nel disegno libero, evitando invece di regalargli album con figure pre-stampate da colorare.

Tra i 6 e i 10 anni, poi, quando aumenta la progettualità e i bambini attraversano una fase di maggiore autocritica, è fondamentale aiutarli a superare il senso di frustrazione che possono provare a fine lavoro, se il risultato non coincide con le loro aspettative. Ancora una volta sì al disegno libero in ogni occasione (nelle sale d’attesa, al ristorante, in macchina), ma anche per esempio alla realizzazione di fumetti, impronte digitali, decorazioni: dai cartelli colorati per la porta della cameretta ai pupazzi per l’albero di Natale. In un laboratorio spontaneo dove l’unica regola è la curiosità.

 

 

Quando l’arte diventa terapeutica
Non solo per divertimento. Sono tante le circostanze in cui “fare arte” diventa per il bambino un mezzo terapeutico. Situazioni critiche in cui le caratteristiche sensoriali dell’arte (la sua capacità di suscitare sensazioni visive, acustiche, tattili) e il suo essere veicolo di emozioni permette ai piccoli in difficoltà di comprendere e affrontare meglio quello che stanno vivendo: che si tratti di un lungo ricovero, di un handicap, di una sindrome come l’autismo, di una situazione di stress molto intenso. In questi casi spesso si ricorre all’Arteterapia, una metodologia di intervento che attraverso tecniche artistiche diverse aiuta il bambino a elaborare i propri vissuti più profondi, a dare loro una forma e a comunicarli con un’immediatezza che a parole spesso non sarebbe possibile. Un dipinto, ma anche un suono, una narrazione fantastica, una scultura, una serie di movimenti ritmici, diventano così un modo di guardare la sofferenza come qualcosa di staccato. Provando serenamente a elaborarla.

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