Diabete gestazionale: se il glucosio è nemico della gravidanza

Diabete gestazionale: se il glucosio è nemico della gravidanzaIl diabete gestazionale è lo spauracchio di molte donne. Come sempre, saperne di più sull’argomento aiuta non solo ad affrontarlo nella maniera più opportuna e consapevole, ma anche a non temerlo più del dovuto. Abbiamo fatto il punto con due specialiste: le dottoresse Barbara Agosti e Liliana Rocca, entrambe dirigenti medico U.O. Diabetologia degli Ospedali Civili di Brescia.

 

Diabete gestazionale: che cos’è, perché insorge in alcune donne?

Il diabete mellito gestazionale (DG) è una condizione specifica della gravidanza, nel corso della quale vi è il rilascio di ormoni dalla placenta che provocano un’aumentata resistenza dei tessuti all’azione dell’ insulina (insulino-resistenza), una condizione in sé ‘fisiologica’, finalizzata al miglior utilizzo dei nutrienti necessari alla crescita del feto e si verifica soprattutto nella seconda metà della gestazione. Quando questa ‘resistenza’ all’insulina – soprattutto nelle donne in attesa in eccesso di peso, non è sufficientemente compensata dalla secrezione di insulina, la glicemia tende ad elevarsi fino – in qualche caso – a sfociare nel diabete gestazionale.

Il diabete gestazionale deve essere differenziato dal “diabete manifesto”, prevalentemente di tipo 2, che, pur essendo diagnosticato durante la gravidanza (generalmente all’inizio), è un diabete presente già da prima del concepimento e che determina un diverso e maggior rischio di complicanze, sia materne che fetali. In Italia, il diabete gestazionale si riscontra nel 7% circa delle donne gravide, ma tale prevalenza è destinata ad aumentare con una previsione di crescita sino all’11-13%; è più frequente nelle donne con familiarità per diabete, sovrappeso o con obesità, originarie di alcune aree geografiche (medio Oriente, Asia Meridionale, Caraibi) o che ne sono risultate affette in una precedente gravidanza. La maggior parte delle donne dopo la gravidanza ritorna alla normalità, ma continua a presentare un elevato rischio (dal 35 al 60%) di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 (DM2) nei successivi 10-20 anni.

 

Come si diagnostica?
In base alle raccomandazioni italiane, già durante la prima visita– e quindi all’inizio della gravidanza- è opportuno identificare le donne con possibile diabete pregravidico o ad elevato rischio di sviluppare il DG attraverso una valutazione del loro valore di glicemia a digiuno. La presenza di valori glicemici superiori a 125 mg/dl in due occasioni permette di porre diagnosi di diabete di tipo 2 manifesto. Nelle donne con valori glicemici normali al primo controllo è necessario effettuare, tra la 16a e 18a settimana e/o tra la 24a e la 28a settimana in base ai fattori di rischio presenti (Linee Guida Gravidanza Fisiologica- Aggiornamento 2011- Diagnosi del Diabete Gestazionale) – un test da carico (OGTT) con 75 g di glucosio, con verifica dei valori glicemici prima, dopo un’ora e dopo due ore. Si fa diagnosi di diabete gestazionale se uno o più valori è uguale o superiore a quelli di riferimento: glicemia a digiuno 92mg/dl, glicemia dopo un’ora 180 mg/dl, glicemia dopo 2 ore 153 mg/dl.

 

Quali sono i rischi per la mamma e per il bambino?
Il diabete gestazionale non diagnosticato, o non trattato adeguatamente, può determinare delle serie conseguenze sia per la madre che per il bambino, breve o a medio-lungo termine. La più frequente tra quelle perinatali è la “macrosomia”, cioè un’eccessiva crescita fetale con la nascita di un bimbo oltre i 4 chili di peso o con un peso superiore al 90 % per l’epoca gestazionale (i cosiddetti LGA). La macrosomia, non esclusiva ma più frequente nelle donne con diabete in gravidanza, è dovuta all’iperglicemia e iperinsulinemia fetale secondarie ad un eccessivo passaggio di glucosio dalla madre al feto. La macrosomia espone al rischio di dover effettuare un taglio cesareo o di avere un parto per via vaginale complicato (emorragie, lacerazioni, fratture, distocia di spalla); inoltre, un bambino con macrosomia è più esposto dopo la nascita all’ipoglicemia (tasso di glucosio nel sangue eccessivamente basso) e ad altre complicanze metaboliche.

La donna con diabete gestazionale può andare incontro a complicanze anche prima del parto, come: ipertensione arteriosa, infezioni, aumento del liquido amniotico. Tutte queste complicanze possono essere significativamente ridotte o annullate mediante uno scrupoloso monitoraggio, sia diabetologico, sia ostetrico. Ecco perché è fondamentale ottenere uno stretto controllo dei valori della glicemia durante tutta la gravidanza attraverso strategie terapeutiche quali una dieta adeguata e un programma di esercizio fisico personalizzati, cui andrà aggiunta, se necessario, la terapia con insulina, attualmente l’unico farmaco utilizzabile in gravidanza. L’autocontrollo quotidiano della glicemia effettuato prima e dopo ogni pasto dalla donna costituisce un’arma essenziale, che permette di pianificare e verificare al meglio i risultati ottenuti.
Purtroppo le conseguenze del diabete gestazionale, sia per la madre che per il bambino non si fermano al parto. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che i bimbi nati, soprattutto se macrosomi, sono più predisposti al sovrappeso e all’obesità durante l’adolescenza e, come le madri, allo sviluppo di diabete mellito di tipo 2 nell’età adulta.

 

Che cosa succede dopo il parto?
Immediatamente dopo il parto è importante che prosegua il controllo della glicemia materna, in quanto il 5- 10% delle donne rimangono diabetiche e, come tali, dovranno essere avviate ad un percorso diagnostico, terapeutico ed assistenziale. Pertanto, la diagnosi di diabete gestazionale non solo è rilevante per l’esito della gravidanza, ma rappresenta un’importante occasione di prevenzione della malattia diabetica nella madre.
Le donne con pregresso diabete gestazionale (DG) presentano, infatti, un elevato rischio di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 (DM2), tanto più che il DG è ormai considerato uno stadio precoce nella sua storia naturale. Una metanalisi riferita a 20 studi comprendenti oltre 600.000 donne ha evidenziato un rischio di sviluppare il DM2 in donne con pregresso diabete gestazionale di 7,5 volte maggiore rispetto alle donne con una normale gravidanza. Negli anni successivi alla gravidanza queste donne presentano anche alterazioni del profilo lipidico, della pressione arteriosa e dei “marker” legati allo sviluppo della sindrome metabolica e della malattia cardiovascolare. Nelle donne con pregresso DG, quindi, è indicato un monitoraggio per la diagnosi precoce di diabete mellito di tipo 2 o di altre alterazioni del metabolismo dello zucchero, effettuato attraverso l’esecuzione di OGTT 75 grammi, da eseguire dopo 6 settimane dal parto e, ancora, entro 6 mesi. Il controllo successivo deve prevedere un OGTT 75 ogni tre anni se non vi sono alterazioni del metabolismo, mentre, se vi è un’alterata tolleranza glucidica, il test deve essere ripetuto ogni anno. Anche quando non permanga alcuna alterazione del metabolismo glucidico, le donne con pregresso DG dovrebbero essere avviate ad un percorso finalizzato alla prevenzione del diabete mellito di tipo 2, basato prevalentemente sulle modifiche dello stile di vita (dieta equilibrata e variata, evitare/ridurre il sovrappeso e svolgere un’attività fisica regolare), che si sono dimostrate efficaci nel ridurre lo sviluppo di diabete di tipo 2.

 

 

References

Società Italiana di Diabetologia (SID)
Nuove linee guida sullo screening e la diagnosi del diabete mellito gestazionale, 2011

 

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