Difendere i bambini dall'inquinamento

«Com’è bella la città / com’è grande la città / com’è viva la città», cantava con ironia già quarant’anni fa Giorgio Gaber. Aveva capito prima di altri, prima di tutti, che il boom edilizio e l’urbanizzazione selvaggia si sarebbero portati dietro anche qualche problemino: «Com’è allegra la città /…/ coi grattacieli / sempre più alti / e tante macchine / sempre di più / sempre di più / sempre di più / sempre di più». Beh, quarant’anni dopo c’è poco da scherzare.

 

Basterebbe dare un’occhiata ai dati sull’inquinamento ambientale nelle grandi città, ma anche in quelle medio-piccole, alla quantità di metalli, solfati, nitrati, ceneri, fibre di amianto, polveri di cemento e carbone presenti nell’aria, per correre a fare i bagagli e scappare lontano. Lontanissimo. Per non parlare delle migliaia di sostanze chimiche che si trovano nei cibi, nell’acqua, nei prodotti per l’igiene personale e della casa. O delle minacce che sembrano provenire dai fenomeni di elettromagnetismo.

 

I bambini: più esposti agli effetti dell’inquinamento
Tutti questi agenti inquinanti abbassano le capacità di difesa, aumentano la sensibilità delle vie aeree che diventano più facilmente soggette ad allergie, aumentano i raffreddori e cronicizzano i mal di gola, le bronchiti e broncopolmoniti. E, dopo anni di esposizione, si possono anche presentare gravi malattie degenerative. Come se non bastasse, a farne maggiormente le spese sono i bambini. Secondo il rapporto Children’s Health and Environment, pubblicato qualche tempo fa (ma ancora attualissimo, ahinoi) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, risulta che oltre il 40% delle patologie causate da fattori ambientali colpisce bambini di età inferiore ai cinque anni. Questo perché le mucose delle loro vie respiratorie sono più delicate; perché, in proporzione al loro peso corporeo, respirano, bevono e mangiano più degli adulti, con una conseguente maggiore assimilazione delle sostanze potenzialmente tossiche; e infine, perché il loro sistema immunitario è ancora immaturo.


Contrastare l’inquinamento ambientale

Che cosa devono fare allora i genitori con figli piccoli? Mollare tutto e trasferirsi in qualche paradiso naturale, dove l’aria è pulita, l’acqua cristallina e la vita scorre felice, è impossibile. Per quasi tutti, almeno. Però ci sono alcuni accorgimenti cui si può ricorrere per ridurre l’esposizione agli inquinanti e aiutare l’organismo, soprattutto quello dei bambini, a reagire nel modo migliore. I pericoli maggiori si annidano fuori dalle mura di casa. Per cominciare, dunque, bisogna evitare di portare in giro i propri figli nelle ore di punta e nelle vie più trafficate della città. È banalmente una questione di centimetri: che stiano in piedi o nel passeggino, i bambini viaggiano comunque all’altezza dei tubi di scappamento delle automobili e delle polvere inquinanti sollevate dal vento. Al limite, si può optare per il marsupio o gli zainetti, oppure ce li si può caricare in spalla. Anche l’utilizzo delle mascherine non serve a molto, visto che non riescono a trattenere le polveri sottili. Ma una volta cresciuti, sarà comunque meglio insegnare loro a respirare con il naso, perché le narici sono un filtro naturale dell’organismo. Grandi o piccoli che siano, poi, meglio evitare che mangino la merenda per strada, nei parchi cittadini o comunque all’aperto: gli inquinanti, infatti, si sciolgono bene nel grasso, di cui è ricco, per esempio, il cioccolato.


L’inquinamento indoor

Anche gli appartamenti, però, hanno i loro agenti inquinanti, dalla formaldeide (presente nei mobili in truciolato) alle vernici dei muri, ai detersivi. È importante aerare sempre la casa (ma non nelle ore di traffico) e umidificare bene tutti gli ambienti, per contrastare l’effetto del riscaldamento, che rende l’aria troppo secca e irritante per le vie respiratorie. Meglio poi limitare l’uso di prodotti per la pulizia della casa: spesso contengono dei composti chimici che, se presenti in grande concentrazione, possono essere dannosi (per la salute umana e per quella dell’ecosistema), e comunque ristagnano a lungo negli ambienti chiusi. Si possono scegliere quelli ecologici, o almeno quelli con formulazioni più semplici (come il sapone di Marsiglia), ma anche gli elettrodomestici a vapore, che igienizzano senza l’utilizzo di sostanze chimiche.


L’inquinamento elettromagnetico

A proposito di elettrodomestici, però, ci sono delle controindicazioni: tutti, computer e cellulare compresi, generano campi magnetici. La scienza non ha ancora compreso fino in fondo gli effetti che possono avere sull’organismo, ma nel dubbio è meglio essere cauti. E quindi, tenere i propri figli a una distanza di almeno 30 cm dal monitor e staccarli dal pc almeno ogni due ore; cercare di non accendere più di un elettrodomestico alla volta e sfruttare le prese della corrente disponibili, senza usare prolunghe, prese multiple o derivazioni.


Attenzione all’alimentazione corretta dei bambini

Il compito più impegnativo, quasi proibitivo, che attende un genitore, però è a tavola. È fondamentale che i bambini mangino molta frutta e verdura, di tutti i generi, perché contengono differenti tipi di vitamine che combattono i radicali liberi, che le sostanze inquinanti fanno aumentare. Soprattutto dovrebbero inserire nella dieta molti cavoli e broccoli, cibi antitumorali per eccellenza, e aglio, cipolla e porro, che contengono zolfo e che quindi proteggono le mucose dell’apparato respiratorio. Come fare? L’unica è abituarli da piccoli a questi sapori “difficili” e sbizzarrirsi con la fantasia in cucina per camuffarli con ricette originali e più simpatiche di un piatto di verdure cotte al vapore. Infine bisogna controllare, anche a rischio di farsi mandare a quel paese, che bevano molta acqua, meglio se con un basso residuo fisso, cioè minore contenuto di sali minerali. È quella più digeribile e aiuta i reni a smaltire le scorie.

 


DI Pietro Paola    
Come difendere i nostri figli dall’inquinamento

edizioni Red!

 

A cura di: Margherita Abbate Daga

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